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Full text of "Raccolta di viaggi dalla scoperta del nuovo continente fino a' di nostri"

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▼II. 



RACCOLTA 

DI VIAGGI 



DEL NUOVO CONTINENTE 

FINO A'DÌHOSTIII 

DA F. C. MARMOCCHI 

Toh. vii. 




PRATO 
1842 



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VIAGGI 



DI 



ALESSANDRO BURNES 



PARTE I. 



CHE CONTIENE LA RELAZIONE DI UN VIAGGIO 



DALLA FOCE DELL* INDO 

A L A H R A 



R LA DBS<:HIZIOirB 



Di QUEL FIUME CELEBRE 



PRIMA YERglOIfB ITALIANA 



j 

TIPOGRAFIA GIACHKTTI 
1842 



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BREVI CENNI 

SULLA VITA E LK OPERE 
ALESSANDRO BURNES 




I LESSANDO) Bl'KNES, CavaliciC 

Idei Regno Unito della Gran 
Bretagna e dell' Irlanda , a- 
gentc politico del governo inglese nel regno di 
Cabul, conipagnodcirOrdinc del Bagno, cava- 
liere dell'Ordine reale della Legion d'Onore, 
ecc., testé defunto nell' Afganistan, nacque 
a Montrose nella Scozia, il 16 maggio 180S. 
Il suo bisavolo era fratello di William Burnes, 
padre del celebre poeta scozzese Roberto Bur- 
nes. Suo padre, che vive ancora, è uno dei 



-« 10 K- 

magistrati più attivi e rispettati della contea 
diForfar. 

Allievo distinto dell' accademia , o, come 
noi diremmo, del collegio di Montrose , allora 
celeberrimo nella Scozia , il giovane Alessan- 
dro fu nominato cadetto nell'esercito di Bom- 
bay , e giunse in quella presidenza il 3 1 otto- 
bre 1821, in età di sedici anni appena. Per 
isplendidi che fossero stati i suoi studi accade- 
mici, un giovinetto di quell'età non poteva 
possedere cognizioni estesissime ^ onde, arri- 
vato appena nell'Indie, si pose allo studio con 
ardore straordinario, e l'ambizione sua, che 
già era grandissima, dava maggiore stimolo 
alla grave e sincera passione che aveva d'eru- 
dirsi . 

La Compagnia dell' Indie ricompensò sem- 
pre con liberalità più che regale lutti quelli dei 
suoi ufìciali che si distinsero per lavori scenti- 
fìci o letterarii*, e nel periodo di pace di quel 
tempo , tutti i favori del governo esclusiva- 
mente appartenevano a quelli che si faceano 
notare per utili lavori sull'istoria, la geogra- 



oa:3 11 f?5c 

fìa, la letteratura, ramminìstrazione, la storia 
naturale, ecc., dei paesi soggetti allo scettro 
della Compagnia. Per incoraggire seriamente 
tutti gli studi, ella creò ne' suoi battaglioni una 
folla d'impieghi che traonseco supplementi di 
soldo , costituiscono titoli all' avanzamento , e 
non ponno essere che premio dei lavori in- 
tellettuali. Spesso la Compagnia utilizza il sa- 
pere de' suoi ufìciali perfino negl' impieghi ci- 
vili , ed il Burnes stesso ce ne offre un esem- 
pio : nel 1822, ei fu nominato interpetre del- 
la lingua persiana al Sadder-a - Dulet , o corte 
d' appello della provincia di Surate . Qualche 
volta eziandio alcuni ufìciali sono rivestiti del- 
le funzioni amministrative^ e ve ne sono degli 
impiegati nell' amministrazione della giustizia, 
delle finanze, ecc. La quale moltitudine di at- 
tribuzioni , che potrebbe trar seco abusi gra- 
vissimi in Europa , è quasi senza pericolo tra le 
popolazioni asiatiche o musulmane, e spie- 
ga come con si piccol numero di uomini l' In- 
ghilterra possa governare un così vasto im- 
pero. 



Il Burncs rimase a Surate fino al i82S, 
epoca in cui venne mandato col suo reggi- 
mento nel Cotch, a fine di reprimervi i tenta- 
tivi d' insurrezione scoppiati nel mese di apri- 
le di queir anno . Benché non avesse ancora 
vent'anni, il Burnes aveva già nome di uficia- 
le distintissimo , per cui fu nominato luogo- 
tenente quartiermastro , o capo di stato mag- 
giore della sua brigata . In tale impiego , che 
lo poneva in relazione continua colle podestà 
politiche, egli manifestò talenti che il fecero 
eleggere , nel mese di novembre dell'anno 
stesso , primo interprete dell' esercito raccolto 
sotto gli ordini del colonnello Napier per con- 
quistare il Sind . 

La spedizione non fu fatta: ma conducendo- 
lo sulle sponde delF Indo , la fortuna , che ha 
sempre cosi gran parte nel destino degli uo- 
mini, per eminenti che ei sieno, gli diede la 
prima ispirazione delle opere che dovevano in 
breve illustrare il suo arringo . Nel gennaio del 
18^27, egl' indirizzò al governo una prima Me- 
moria, che gli valse ringraziamenti assai lu- 



13 €^= 

sìnghìerì, una bella somma di danaro ^ e gli 
elogi del celebre Montstuart Elpliinslone^ allora 
governatore della presidenza di Bombay.— 
Un anno dopo , qna nuova Memoria sulla foce 
orientale dell'Indo, seguita alcuni mesi ap- 
presso da un supplemento assai ragguardevo- 
le, gli meritò a due riprese le testimonianze di 
sodisfazione del suo governo e dei suoi capi . — 
Allora ei non aveva compiti ^5 anni ! 

Al princìpio dell' anno 1828, indirizzò una 
domanda al Governo, per ottener la facoltà ed 
i mezzi di esplorare il corso dell' Indo, e d' an- 
dar a visitare i paesi circostanti alla frontiera 
occidentale dell' Indostan, dall'Indo sino a Khi- 
va e alla Persia. Il governo fece intanto rin- 
graziare il luogotenente Burnes del suo zelo^ 
quindi, tutte le persone consultate a questo 
proposito, furono concordi nel lodare l'utilità 
dell' impresa , ed i talenti del giovine uffìciale 
che chiedeva d' esserne incombensato . 

Giovanni Malcom dicea in una delle sue let- 
tere, che da un simile viaggio erano da spe- 
rarsi i più utili resultamenti, e che nessuno non 



o^ 14 :^ 
era in caso di compierlo meglio di Alessandro 
Burnes. Il colonnello Enrico Poltinger, oggi ple- 
nipotenziario del governo inglese nella Cina, si 
espresse in questa sentenza : >> Quanto alla pos- 
sibilità di condurre questa impresa a buon fi- 
ne io non ne dubito ^ ma nel medesimo tempo 
sono convinto , che per farle produrre i re- 
sultamenti che devonsene aspettare, bisogna 
che r ufiziale che n' è incaricato sia fornito di 
grandi talenti , quasi direi di talenti straordi- 
nari : ma conosco omai il Burnes abbastanza , 
per potere asserire , che neìV esercito non è 
nessuno ufiziale ( qualunque sia d' altronde il 
suo grado e la sua condizione) , che riunisca 
ad un punto così eminente come lui , il co- 
raggio e le capacità necessarie per uscir con 
onore dall' intrapresa , della quale egli stesso 
badato d'altronde la prima idea. Il talento 
col quale ha condotto le sue statistiche indagi- 
ni e topografiche nel Gotch , nel mezzo di una 
popolazione naturalmente sospettosa , il suo 
tatto felice nei rapporti cogli Indigeni, e il 
modo col quale sa facilmente conciHarseli, gli 



■■ l 



-^ 15 ec 
meritano la confidenza del governo superior- 
mente a qualunque altra persona » . 

Si temette però , che il viaggio d'un uffi- 
ciale inglese incaricato di raccogliere infor- 
mazioni politiche, statistiche, ec. , non destasse 
la diffidenza dei piccoli principi indigeni , e 
che il loro umor sospettoso non ne rendesse 
impossibile l'esecuzione : per lo che fu risposto 
al luogotenente Bumes d'aspettare la occasione 
favorevole : ma come pruova delle buone in- 
tenzioni del Governo a suo riguardo , venne 
nominato, in marzo del 1828, assistente al 
quartiermastro generale dell' esercito di Bom- 
bay, o a vicecapo dello stato maggiore gene- 
rale. 

Alcuni mesi dopo , avendogli la Corte dei 
direttori di Londra fatto chiedere di compiere 
la carta del Gotch , ei venne staccato dallo sta- 
to maggiore, e passò sotto gli ordini del luo- 
gotenente colonnello Pottinger, agente poli- 
tico del governo inglese nel Gotch medesimo . 

Negli anni i8!28 e 1829, il Burnes si dedi- 
cò a lavori topografici^ e nel 1830, fu manda- 



r 



>;3 16 8:^ 

to alla corle del re dì Lahora, scilo colore di 
recargli alcuni presenti per parte del governo, 
ma veramente |)er risalir V Indo e trame una 
carta precisa del suo corso . 

Forse non sarà senza interesse sapere qual 
fu questo pretesto , poiché è un tratto che ca- 
ratterizza la politica e la diplomazia asiatica . 

Il signor di Laliora , maharadgia Rundgit - 
Sing ^ e gli emiri che allora governavano il 
Sind, avendo, secondo i costumi orientali,, spe- 
dito in diverse epoche regali al governo in- 
glese , fu imaginato d'inviare ad essi in cam- 
bio doni tali , che fosse impossibile di farli 
pervenire nelle lor sedi fuorché per via d'ac- 
qua: spcdironsi dunque a quei p irincipi , con 
una folla di oggetti preziosi, grandi e magni- 
fiche carrozze , le quali non potevansi condur- 
re [)er terra atteso lo stato cattivissimo e la 
mancanza assoluta delle strade. Bisognò dun- 
que a[)rire T Indo a questa testimonianza del- 
l' amicizia e della magnificenza del governo in- 
glese, ed il lUirnes, che allora aveva 25 anni, 
fu incaricato di andare a ricevere i ringrazia- 



•« 17 «$• 

menti degli emiri del Sind e del sovrano di 
Lahora • 

Egli stesso narrò i successi della sua amba- 
sciata ^ il qual racconto occupa tutto il primo 
tomo de' suoi viaggi: ma poco mancò ch'ei non 
perisse con tutta la sua flotta alle foci dell'In- 
do • Gli emiri gli prodigarono tutti i segni del 
loro buon volere*^ ma al tempo stesso adope- 
rarono quanto poterono per contrariare e ren- 
dere impossibile il suo viaggio^ contrarietà, 
che ei, con ammirabile perizia e costanza, tut- 
te superò, finche giunse alla corte di Rundgit- 
Sing, metà di quella sua prima grande es- 
cursione . 

n fortunato esito di tal viaggio, che ter- 
minò neir autunno del 4854 , fece decidere il 
governator generale dell'India lord Bentinch , 
a concedergli la facoltà che sollecitava, d'intra- 
prender cioè un viaggio d' esplorazione nel- 
l' Asia Centrale , di fare un nuovo tentativo nei 
paesi barbari di Balk , di Kunduz e di Boccara, 
nel che tutti i suoi predecessori avevano falli- 



YII. 3 



•» 18 e« 

to , e dove la maggior parte di essi aYevaiì 
trovata la morte . 

£i parli ne' primi giorni di gemiaio 1832, 
in compagnia del dottore Gerard , eh' era in^ 
caricato di tutte le osservazioni intomo alle 
seenze naturali II Bumes raccontò egli stesso il 
suo viaggio -, ed il favore che trovò il suo libro, 
il quale fu letto da iotii , ci dispensa dall' en* 
trare nei particolari di quella rischiosa spedi* 
zione. Dopo aver veduto Kulum, Balk e Boc* 
cara ei tornò nell'India per la Parsia, eil 18 
gennaio 1835 sbarcava a Bombay. Giunto ap- 
pena , ricevette l' invito di condursi a Calcut- 
ta per comunicarvi egli stesso al Governo le 
memorie e le informazioni che aveva raccolte . 
Ma la Corte dei Direttori di LcMidra ,, avuto 
avviso della felice riuscita del suo viaggio, 
gli spedi tosto l'ordine di recarsi in Inghil- 
terra a render conto deUa sua impresa egli 
stesso. S'imbarcò dunque addì 10 giugno, a 
Calcutta^ e sbarcò a Gravesend nei primi gior^ 
ni di ottobre . 



•» 19 »• 

£i fu accolto in Inghilterra , ove la fama 
delle sae avventure ave vanlo già preceduto, nel 
più splendido modo. L'aristocrazìa inglese 
specialmente lo ricevette con una cordialità , 
con una generosità e con quello spirito di li- 
beralismo o|^rtunp 9 principale ragione del- 
la sua forza e della sòa^àndezza , e che fa che 
dia apra le sue fila con premura a tutti gli uo«* 
mini notevoli che si producono nel mondo. 

Lo stesso re Guglielmo sei fece presentare, 
e gli manifestò a varie riprese sentimenti e 
testimonianze affatto speciali del regale suo 
appagamento . 

Le società scientifiche convocarono straor^ 
dinarie riunioni in onore di lui , e perfino cpiel* 
le congreghe politiche, che gl'Inglesi chiama- 
no dubs^ fecero a gara per averlo fra i loro 
membri : la congrega dell' Ateneo si distinse 
sopra tutte le altre , ed ivi fu ricévuto dagli 
UaUam , dagli Staunton , dai Sidney Smith , 
da^' Israeli, dai Crawford, ec. ec. 

Quando la sua opera vide la luce il fanati* 
6mo raddoppiò : il celebre Murray gli pagò il 



•» 20 K« 

diritto dì una prima edizione 20 mila franchi , 
ed in un sol giorno ne vendè 900 copie : co- 
sicché può asserirsi , che non mai libro di 
viaggi avea ottenuto simile successo . 

Tutti questi onori resi al merito, fanno il più 
bello elogio della nobiltà e del popolo inglese , 
specialmente se riflettasi che il Bumes non 
aveva allora 30 anni , che era un semplice te- 
nente neir esercito di Bombay , che il suo no- 
me, come viaggiatore ^ non era noto che da 
pochi mesi , e la sua opera da pochi giorni. 

L'Europa intera accolse colla maggior sol- 
lecitudine il racconto de' suoi viaggi : essi furon 
tradotti in quasi tutte le lingue, ed i giornali di 
tutti i paesi generosameute manifestarono l'am- 
mirazione comune peli' intrepido viaggiato- 
re : un gran numero di dotti , e alla loro testa 
r illustre Alessandro Humboldt, gì' indirizzaro- 
no le più sincere congratulazioni. 

In una breve corsa eh' ei fece a Parigi , la 
Società di Geografia gli conferi , in sessione 
straordinaria, la medaglia d'oro ch'ella con- 
cede a coloro che fecer fare maggior progres- 



21 

SO alla scenza di cui ella si occupa . L' Accade- 
mia delle Scenze Y invitò ad assistere ad una 
delle sue sessioni^ ed egli vi ricevette da quel- 
la illustre corpo le prove di stima più lusin- 
ghiera : e il re, che ama la geografìa , fece pre* 
gare lord Brougham , che allora era a Parigi , 
di presentargli il giovine luogotenente, per 
avere il piacere di consegnargli egli stesso le 
insegne dell'ordine reale della Legion d'Onore. 
Per mala sorte il Burn^ era già partito per 
Londra , ma fu gratissimo all' accoglienza che 
gli venne fatta a Parigi . 

Ritornato in Inghilterra , ei rifiutò un im- 
piego diplomatico appresso la corte di Persia, 
poiché l'istinto del suo genio gli faceva sentire, 
che le sponde dell' Indo avevano ad essere in 
breve il campo di grandi avvenimenti, in 
mezzo a' quali avrebbe potuto fare la sua for- 
tuna meglio assai che fra' tenebrosi raggiri 
della corte di Teheran . 

La sua ambizione, come tutte le ambizioni 
rigorose che vedono una prospettiva e sentonsi 
la forza di andar lontano , sapeva aspettare . 



•a 32 K« 
Io una lettera dei 7 gennaio 1 83$^ egli scri- 
veva: >^ Og^j seguendo i conigli dell' Elph- 
slhone e del Mill j io sono andato all' ufizio 
del Controllo per ricusare Y offerta fattami da 
lord EUemborough d' inviarmi in Persia : ho 
detto però a sua signoria , che accompagnerei 
vokntieri FEUis^ se mi si volesse guaren- 
tire il titolo di agente politico del governatore 
generale sull' Indo ^3, — Ad uno de' suoi amici 
scriveva : » Mi si prometteva per V avvenire il 
titolo di ministro alla corte persiana^ ma io mi 
rido della Persia e della sua politica , die non 
è che una buffoneria : amo piuttosto ritorna- 
re in un impiego di secondo ordine nel Go- 
tch : cosa è per me un titolo di colonnello o 
di cavaliere ? Le mie mire sono più alte^ aspet* 
terò per giungere al mio scopo , o mcnrro per 
via ». — Ad un' altra persona scriveva : » L' im- 
piego offertomi era senza dubbio onorevolissi*^ 
mo*9 ma perché accettare di non essere che il 
secondo , quando posso aspirare ad essere il 
primo? Senza dubbio mi avrebbero fatto ca* 
valiere o colonnello ^ ma ne sarei io stato più 



23 

onore vote o pia onoralo ? Nò certamente. La 
mia maggior gloria è di arer fatto quello 
die feci nel modo che F ho fatto ^ vale a di-^ 
re giovanissimo ^ incoooseiuto ^ semplice te- 
nente^ senza protezioni ! ». — Il suo rifiuto sor- 
prese gli amici ch'ei contava trai nobiii : il con- 
te di Munster e Roberto Ihglis ^ non riuscn-ono 
a smuoverlo : preferi tornare nell' India senza 
avere in apparenza tratto nulla da tutte quel- 
le illostri amicizie che gli si erano mostrate 
si cordiali , ma colla confidenza [hù ferma nel- 
r avvenire. 

Egii ksciò F Inghilterra nel mese d^ aprile : 
traversò la Francia, l'Egitto, il Mar Rosso, e 
giunse a Bombay il primo di giugno. 

Un caso singolare successe verso la fine di 
questo viaggio : a qualche centinaio di miglia 
dal porto ^ la vedetta segnalò verso austro una 
nave , che ,. spinta rapidamente da forte ven* 
lo di ponente^ faceva la medesima strada del 
piroscafo su cui era itEornes: presto le due 
navi furono Tuna a lato delF altra ,^ eso\Ta a 
quella recentemente scoperta era il giovme 



• I 



•» 24 

fratello del nostro viaggiatore , che andava a 
Bombay, ove era cadetto nell'esercito. Alla fine 
della navigazione i due fratelli scesero in terra 
insieme: questo giovine ufìziale, nato nel 4 8 1 % 
è morto assassinato al fianco del suo fratello 
maggiore, addi 2 novembre dell'anno iS^^i . 

Entrando neU' India, il Bumes ebbe l'ordine 
d'andare ad occupare l'antico suo posto nel Co- 
teli , sotto la direzione di sir Henry Pottinger ^ 
ei fu nominato capitano in ricompensa dei 
suoi passati servigi • Ma, com'egli aveva al 
giusto immaginato, non rimase a lungo in quel- 
la condizione secondaria : nel mese di ottobre 
fu mandato presso gli emiri del Sind , affine 
di negoziare con essi un trattato di commercio 
ed aprir la navigazione dell' Indo alle merca- 
tanzie inglesi : ma questo negoziato non era 
ancora finito , quando , nell'agosto del 4 836 , 
il Bumes fu richiamato a Bombay « 

Mohanunedscià di Persia, assembrava allora 
un'esercito di 60 mila uomini e iOO arti- 
glierie, per ricingere d' assedio la citta di He- 
rat • Son note le inquietudini che quella spedi - 



»» 25 s^« 

zione guerriera suscitò all' InghilteiTa , e come 
il Governo di questo paese credesse vedere 
nella levata d'armi contro Heratil primo atto 
di una confederazione , il cui scopo era quello 
di chiamare alla invasione ed al saccheggio 
della penisola Indiana tutti i barbari dell'Asia 
Centrale. Deciso di agire vigorosamente, il 
Governo inglese volle , ciò non ostante, avanti 
d' imbrandire la spada , adoperare le vie della 
diplomazia , e tentare di allearsi seriamente i 
principi dei quali la lega eccitava l'ambizione 
e la cupidità . 

Mentre invìavansi oro e capitani al princi- 
pe di Herat , il Burnes fu incaricato di negozia- 
re cogli emiri del Sind e con i sovrani di Gabul, 
di Gandahar, di Kelat, ec, un trattato di alle- 
anza offensiva e difensiva. Parti nel novembre 
del 4836 col tenente Wood, autore di molte 
Memorie notevolissime sulla navigazione del- 
l'Indo, e di un viaggio in traccia delle sorgenti 
dell' Osso . Il dottor Lord , ucciso nel Gabul nel 
18^0, ed il tenente del genio Linch, uffiziali 
distintissimi, furono aggiunti a questa missione. 



VII. 



•» 26 K« 

Si sa che ella non ebbe buon fine ^ il princi- 
pe , che più importava far entrare nella nuova 
'alleanza , l' emiro di Gabul Dost Mohammed , 
esigeva , come condizione indispensabile della 
sua adesione , che V Inghilterra s' obbligasse a 
fargli restituire la città e la provincia di Pe- 
sciaver , che gli era stata tolta da Rungit Sing: 
su tutti gli altri punti egli era molto modera- 
to ^ ma perchè non poteasi sodisfarlo in quan- 
to chiedea senza incorrere in una guerra col 
redi Lahora, il Governo inglese si rifiutò alla 
sua dimanda , e risolvè di trarre dalF esilio 
scià Sudgia^ per ristabilirlo suf trono del Ga- 
bul. 

Forzato a rompere le negoziazioni nella 
primavera del 4838, ilBurnes fu richiamato 
neir India , a* Simla , ove trovò il governator 
generale occupato de' preparativi della spedi- 
zione 9 che era per varcar F Indo . Allora ei fu 
nominato luogotenente colonnello^ cavaliere 
del Regno Unito ^ e agente politico del Gover- 
no inglese nel Gabul, con 75,000 franchi di 
stipendio, senza contare le spese di rappresen- 



»« 27 8^ 

tanza considerabili quanto i suoi stipendi , se 
non forse maggiori : ed in tal qualità accompa- 
gnò l'esercito nel Gabul, ore rimase infino alla 
morte. 

Pare provato, essersi egli opposto nel prin- 
cipio al disegno di ristaurazione dello scia 
Sudgia , eh' ei non istima va avere né i talenti , 
ne l' influenza necessarii per mantenersi sullo 
sdracdolevol trono di Cabul *, ed egualmente 
pare provato , che, una volta compiuto il fat^ 
to , il Burnes non tardò a prevedere i pericoli 
della politica che fu seguita verso le tribù 
Afghane : la maggior parte delle notizie che 
furono pubblicate sul suo oprare, son concor- 
di in dire , che se fosse stato seguito il suo av- 
viso , sarebbonsi certamente evitati i disastri 
dei quali la morte di lui fu il preludio • 

Egli è morto nella verde età di 36 anni , 
allorquando il ritiro di Mac Naghten , nomina- 
to alla presidenza di Bombay , e poi com' egli 
trucidato dagli Afghani , era per fare di lui il 
principale personaggio politico dell'Asia Cen- 
trale ^ nel momento in cui era per aggiugne- 



•» 28 S^ 

re alla meta a cui mirò con tanta pe^-seve- 
ranza e si savia ed ardente ambizione . L' Eu- 
ropa piangerà in lui V uomo di grande inge- 
gno e di coraggio impavido, che , giovane an- 
cora, avea resi alla scenza considerevoli servi- 
gi ^ piangerà soprattutto l'uomo dal quale Io 
incivilimento avea molto a sperare nella lotta 
decisiva, che l'Europa del XIX secolo sem* 
bra sul punto d' intraprendere ai popoli bar- 
bari del maomettismo, in Algeri , nel Cauca- 
so, nella Persia orientale, in generale nei paesi 
dei bacini del Mediterraneo e dell^ Eritreo . 

Alessandro Burnes avea perduti nell'anno 
scorso una sorella ed un cognato, da assai 
tempo stabiliti nell'India. Suo (rateilo Carlo è 
morto assassinato al suo fianco . Cosicché , il 
solo dei suoi fratelli che militi ancora nell'eser- 
cito indiano , è il dottore Giacomo Burnes, che 

■ 

Io avea accompagnato nella sua prima amba- 
sciata alla corte di Lahora . 



I 



I 




QUESTO VOLUME 

CHE COTfTlBNB LA RKLAZIONB DI Ulf T1A6«10 

DALLA FOCE DELL'INDO 

A LAHORA 



LA DESCRIZIONE DI QUEL CELEBRE FIUME 

È DEDICATO 

ALLA MEMORIA 



DI 



GIOVANNI MALCOLM 

GBHBRALB DEGLI ESERCITI BRITAmriCI 

GOVBRHATORB DI BOMBAY 

GRAN CROCE DELL' ORDIHB DEL BAGRO, BC. 



Come monumento della riconoscenza dell' autore 



AM.mmmAW9WLm bvriìk» 



M 



PRer AZIONE DELL'AUTORE 




'occasione d'uà impiego come uf- 
. fki<de di stalo maggiore nel Catch 
.'^. jier più fltim', mi ha offerto U 
Cane dd cuich motix>o dì fare delle ricerche fuUa 

sua geografia e Ui ma ttoria , e di msiiore la foce orientale 
deU' Indù alta qwde quetto paese è cofAtguo , come anche il 
Reti, regione d^ una singolare natwa, ed in cui quetto fiume 
masida una porzione delle sue acque. L' estensione ristrettadel- 
le nostre cognizioni m questa contrada eccitò ancor più vi- 
vamente la mia curiosità, che fu stimolata da Tommaso 
Bradford, luogoleneitle generale e comandante in capo dell'ar- 
mata di Bombay . Come uomo illuminato e dotto , egli diresse 
le mie mvestìgazioni nel modo it pm proprio a raccogliere 



^ 32 »c 

tutti i ragguagli possibili sopra una frontiera così interessante 
per la Gran Brettagna siccome queUa del nord^ìvest dell'Ine- 
dia . 

Incoraggiato da una tale approvazione , per la quale espri- 
mo la mia profonda riconoscenza, proposi nel 4829 d' at- 
traversare i deserti sitiuUi fra V India e le rive dell'Indo, e fi- 
nalmente di tentare discender questo fiume in fino al mare. Un 
viaggio di tal genere comprendeva pure oggetti aventi rap- 
porto colla politica; ma a quest'epoca il governo di Bom- 
bay era nelle mani d' un uomo eminentemente distinto pel suo 
zelo in favor de' progressi della geografia e della letteratura 
dell' Asia. Giovanni Maicolm m' impose di proseguir V esecu- 
zione de' miei disegni, e nel medesimo tempo mi aggregò al- 
la parte politica del servizio, affinchè in tal guisa io fossi 
rivestito presso i principi, il territorio de quali io doveva tra- 
versare , d' un carattere pubblico che potentemente contribu- 
isse a calmare le diffidenze e le inquietudini atte ad intral- 
ciare e fors' anche a precluder la via delle mie ricerche . 

Nel 4850, accompagnato da Giacomo Holland , luogote- 
nente di stato maggiore, officiale caparbissimo ad aiutarmi, 
penetrai nel Deserto . Eramo arrivati a Dgesselmira, quan- 
do un espresso ci recò un dispaccio del governo supremo 
dell' India ; il quale e ingiungeva di ritornarcene, perchè in 
guest' epoca pensavasi esser poco opportuno di correre il ri- 
Schio d' eccitare col proseguimento del nostro progetto le w- 
quietudini e le diffidenze de' sovrani del Sindhi e degli altri 
principi stranieri . 

La contrarietà che nel momento provai fu estremamente 
sensibile ; ma il dispiacere che mi afflisse disparve totalmen- 
te V anno successivo , allorché fui designato per accompagna^ 
re a Lahora i doni che il re della Gran Brettagna inviava al 
maharadgiàh de' Setki, e mi si fece conoscere al tempo stes- 



33 

so, che quest'occasione , propizia per attere esatte tiozioni «u/- 
r Indo , non sarMe trascurerà . L (^^era che offra al pub- 
blieo, contiene il racconto della missione cui allora adempii, 
come capo dell'ambasceria che andò per acqtia dall' imboc- 
catura dell' Indo a Lahora. 

Le notizie che raccolsi intorno a Dgesselmira e sul paese 
della frontiera nord-ovest dell'India, sono pubblicate nelle Me^ 
morie della Società Reale di Geografia di Londra (tom. vi, 1.* 
parte , pag. 88 — 42S) : sta al pubblico a decidere in qual 
modo io abbia corrisposto al mio impegno . Io debbo implorar 
dal lettore molta indulgenza: ninno mi ha assistito nella 
composizione del mio libro, e le mie funzioni nell'India han- 
no occupato tutto il mio tempo . Ciò non ostante, io ho molte 
obbligazioni inverso Mountstuart Elphinstone , già governa- 
tore di Bombay , per i consigli datimi allorché mi prepara- 
vo a fare stampare la mia relazione , dei quali non ho man- 
cato trar profitto ; se ho a felicitarmi d' esser tornato sano 
e salvo in seno della mia patria, io cotisidero come una gran 
fortuna per me V aver trovato un uomo illustre cosi opportu- 
namente situato per communicarmi il suo parere; e la estrema 
e ben pronunziata avversione dell' Elphinstone per tutto ciò che 
può metterlo in evidenza, è l'unico motivo per cui di più non 
mi estendo sopra questo soggetto . 

Ho pure ricevuto prudenti osservazioni da Giacomo Baylie 
Fraser , autore del Kizzil - Bash , mio amico e compagno 
nella carriera delle armi; e da G, L. Jacob , luogotefìcìite del- 
l' esercito di Bombay . Devo ringraziare eziandio Orazio 
Hayman Wilson, professore di'sanscritto nell'Università di 
Oxford, e Giacomo Prinsep, segretario della Società Asiati- 
ca del Bengala , per la spiegaziom della mia raccolta di me- 
daglie; le note di questi due dotti fanno esse stesse il loro 
elogio . 



» 
I 



VII. 



Sono rieoitoicmU, per alcuni diugni che accompagnano 
la mia opera, a M. Grindlay , capitano d^U truppe delta 
marina, autore d'una urie di vedute dell' India Occidenta- 
le , e di diversi altri disegni che fann onore al suo talento . 
Offro finedmente ipiit sinceri rimiTazianifiitia mio fratello, il 
dottor David Bumes, che mi ha aiutato nel penoso lavoro 
dilla lettura d^le bozze: co» io credo aver sodditfatta a tutti 
i miei Mlighi . 



SOMMARIO 



DEL CAPITOLO PRIMO 



MOTIVO DKL VIAGGIO— NOTIZIE SULL'INDO DESIDERA- 
TE — L' autore eletto capo dell' AMBASCERIA SPEDI- 
TA A LAHOR A —PARTENZA DA UN PORTO DEL COTCH — 
ARRIVO nell'indo — FENOMENI— TEATRO DELLE GB- | 

STA D'ALESSANDRO MAGNO — MAREE— ESATTEZZA DEL- | 

LA NARRAZIO>'B DI QUINTO CURZIO — SIAMO OBBLIGATI j 

d'abbandonare il sindhi— corrispondenza colle i 

autorità' — RIENTRIAMO NELL'INDO — LA CARESTIA CI 
COSTRINGE AD USCIRNE— RITORNO PER LA TERZA VOL- 
TA—SBARCO NBL SINDHI — NEGOZIATI — ARRIVO A 
TATTA . 



mSamétAf^tm^-j^È^mm 



• ■ -• 



*■ ■*-. 



■'■''J I »'ii ..I ■ /--vw]- • /:(■■ 



Wl[è(^^mO lf5)lP;lL, T^^'^«W:«?gi 



CAHI \ ItKU.X RKGIONK MRHIflIO.NAI.R DRLL* INIM) 



VIAGGIO 

UA BOMBAY A TATTA 




I ' ANNO delPera volgare 1830, un 
I naviglio arrivò dainugbilterra a 
' Bombay ron cinque cavi^f che il 
re della Gran Brattagna mandava 
in dono a Rendgit-Sing , mabaradgià de' SeM . Questo pre- 
sente era acconpagnaU) da una lettera d'anùcitia, stritta al 
potentato asiatico da lord Ellenborough, presidenta del Con- 
sìglio delle Indie. 

Giovanni MiAcoloi , maMior generale , ed a quel!' epoca 
fiorenatore di Bonbay , avendomi raccomandato al govcT" 
■e Hipremo dell' india , mi toccò la miesiiNie d' andare in 



» BL'RHES 

ambaMeria a I^ora, capitale de'Seikì, per offrire al loro 
monarca il dono che il nostro re gì' inviava ; doveva perciò 
risalire r Indo • In allora io occupava un impiego politico nel 
Cotcb , unica porzione indiana de' possessi britannici che sia 
situata sulle rive di quel gran fiume • 

Le autorità britanniche , tanto in InghOterra che neir In- 
dia^ pensavano, che in un viaggio di tal natura sarebbe possi- 
bile di raccogliere una gran quantità di notizie sulla geogra- 
i fia e sullo stato politicr> delle contrade per dove si dovesse 
passare. Le nozioni che avevamo sull'Indo erano vaghe e 
poco soddisfacenti ; i soli particolari che possedevamo sopra 
una parte del suo corso, erano tratti da Arrìano , da Quinto 
Curzio e da altri storici della spedizione d' Alessandro Ma- 
gno. Nel mese d'agostr> 1830, Giovanni Malcolm scriveva 
queste parole su 1 registri del governo : 

■ 

» La navigazione dell' Indo é un oggetto interessante sotto 
>» tutti i rapporti ; non abbiamo frattanto intomo a questo 
>» fiume alcun' autentica notizia , tranne sur un' estensione di 
>» circa 70 miglia fra Tatta ed Haiderabad . Noi abbiamo, sullo 
>» stato attuale del Delta, i racconti degl' indigeni ; i soli fatti 
»> che se ne posson dedurre, sono : che i diversi canali del 
»» fiume , al disotto di Tatta , cambian sovente di letto , e 
j M che in tutti i banchi di sabbia sono in egual modo con- 
! n tinuamente variabili ; ma , non ostante queste difficoltà , 
n de* battelli , che poco s' immergono nell' acqua , possono 
>» in ogni tempo risalirne i principali rami • Quanto all'Indo 
M al di sopra di Haiderabad , é molto verosimile che sia an- 
n cora , siccome lo fu più di due mir anni sono , navigabile 
» fino a considerevol distanza . n 

Per questa ragione , indipendentemente dalla missione di 
dvilti di cui io era incaricato , le mie istruzioni m' impone- 
vano specialmente di raccogliere suU' Indo quanto più potessi 



VIAGGIO 39 

esatte e compiute notizie : ciò non era però tanto agevol cosa , 
giacché gli emiri o sovrani del Sindhi, sempre han mostra- 
to una grande diffidenza per gli Europei; e ninna delle lega- 
zioni che han visitato questo paese , ha mai ottenuto il per. 
messo d' oltrepassare Haiderabad sua capitale . L' Indo , 
nel suo corso verso l'Oceano, attraversa pure il territorio 
di molte tribù barbare e senza leggi , dalle quali può essere 
fatta opposizione, e posson riceversi insulti. Enrico Pottin- 
ger, luogotenente colonnello, agente politico nelGotch, e van- 
taggiosamente conosciuto pel suo ardito viaggio nel Belu- 
tcistan e nel Sindhi (1) , mi diede su tutti questi punti avver- 
timenti preziosi. Egli mi disse, che un buon mezzo per cal- 
mare le apprensioni del governo del Sindhi , sarebbe quello 
di porre tra gli oggetti del regale donativo una gran carroz- 
za coi cavalli, perchè il suo volume e le sue dimensioni pro- 
verebbero coir evidenza, che la legazione incaricata d'ac- 
compagnarla non poteva viaggiar che per acqua : questa sag- 
gia proposizione fu subito adottata dal governo . Né fu sol- 
tanto in questo caso che l'esperienza delPottinger mi fu van- 
taggiosa ; si vedrà eh' egli fé prova d' infaticabile zelo per sor- 
montare le difficoltà che si pararon davanti, e eh' egli singo- 
larmente contribuì al finale successo dell' impresa. 

Ad oggetto di colorire ancor meglio il partito che io im- 
prendeva , quello cioè di seguire una via si poco frequenta- 
ta, fui incaricato di presentar de' doni agli emiri del Sindhi, 
ed entrar contemporaneamente in comunicazione con essi 
sopra politici argomenti . Trattavasi d' indirizzar loro delle 
rappresentanze sopra alcuni eccessi che i loro sudditi avean 



(1) TraveU in Behochistan and Sinde , by lieutenant Henry Pottinger. 
London, 1816, 1. voi. in - 4. Viaggio nel Belutscistan e nel Sindhi, tradotto da 
G. B. Eyriès. Parigi, 1818 , 2. voi. in-8. 



40 BCRNBS 

commesso lungo la firontìera brìtamiica ; ma ftii avyerlito , 
che né questo punto né akun' altra negoziazione dovean me- 
nomamente trattenere il mio viaggio verso Lahora • In In- 
ghilterra era stato deciso che la legazione fosse accompa- 
gnata da una scorta conveniente ; ma era dùaro che una 
truppa composta da picciol numero di militari non poteva 
procurarmi una sufficiente protezione • Io dunque preferii 
di non aver meco alcun soldato del nostro esercito, e mi 
decisi a confidarmi intieramente alle genti del paese , pen- 
sando che col loro mezzo potrei formare un anello di comu- 
nicazione cogli abitanti . In conseguenza, Giovanni Malcolm, 
in un suo dispaccio al govemator generale , esprimeasi cosi 
a mio riguardo: » Egli avrà per sua guardia gli uomini dei 
» paese e quelli che sono familiari con loro ; per plausibi- 
)» lissimi motivi il luogotenente Bumes preferisce questo 
)) mezzo ad ogni altro, persuaso d'agevolar cosi il suo 
» cammino , e disarmar nel tempo stesso quella diffidenza 
» che suscita la presenza di un corpo qualunque de* nostri 
» soldati. » — Le mie idee non erano erronee, poiché nel 
Sindhì una guardia dì Belutsci ci protesse , e calmò ogni spe- 
cie di sospetto . 

Terminati questi accomodamenti preliminari , ricevei le 
mie istruzioni definitive in una lettera che il segretario prin- 
cipale del governo mi scrisse da Bombay , in questi termini: 
>» La profondità delle acque dell* Indo , la sua larghezza e 
» la direzione del suo corso ; la facilità che ofire per la 
» navigazione de' battelli a vapore ; l'abbondanza delle ma- 
» terie combustibili che esistono sulle rive; lostatode'prin- 
» cipi e de' popoli che abitano il paese che bagna , sono 
» punti della più alta importanza per il governo : ma le vo- 
» stre cognizioni , i vostri riflessi vi suggeriranno ancora 
» altre particolarità , sulle quali estesi ragguagli sono estre- 



VIAGGIO 



41 



» mamente desiderabili : la lentezza dell' andamento dei bat- 
» telii nel risalir Y Indo , vi darà probabilmente ogni sorta 
» d'occasione per moltiplicare le vostre ricerche • » 

Io fui mmiito di tutti istrumenti necessari per fare ddle 
osservazioni, ed autorizzato a trar lettere di cambio per far 
fronte alle spese. Con quello spìrito generoso, che caratteriz- 
zava il personaggio allora rivestito del governo, Giovan- 
ni Malcolm mi diresse ringraziamenti per i miei antecedenti 
servigi, richiamò la mia attenzione sulla confidenza die al- 
jk»ra in me si poneva, e mi fece intendere, che le cognizioni 
che io possedeva sulle contrade .vicine e sul carattere degli 
abitanti di quelle , siccoihe ancora le precedenti mie osser- 
vazioni locali, midavan vantaggi che niun' altro possedeva^ 
ed avevan determinata la mia scelta; io pure ncm potei che 
esser vivamente incoraggìto dal modo col quale Giovanni 
Malcolm scrisse al governatore generale dell'India: » io (egli 
n diceva ) io ho la più intima fiducia nel buon esito d'ogni intrar 
» pr^adimento del luogotenente Bumes in questa parte del- 
N l'India, purché gli si dia campo d'agire secondo chelecir^ 
>» costanze esigeranno; oso rendermi garante che l'interesse 
» pubblico vi profitterà molto. Avendo tenuta fissa per 
» trent'anni, e non senza successo, la mia attenzione sul- 
» r esplorazione e riconoscimento di diverse regioni dell' Asia, 
» ho acquistato qualch' esperienza, non solo sul carattere ed 
» abitudini delle persone dalle quali tali intraprese debbon 
n farsi, ma ancora sul modo con cui esse devon' esser pre- 
» sentate e condotte perchè possano riuscire. » — Il giovane 
6.D. Leckie, alfiere nel 22.® reggimento di a^pays^ infanteria, 
nflSciale cortese ed intelligente, fu destinato ad accomipa- 
gnarmi; ci furono aggiunti un ingegnere, un medico indi- 
geno ed un convenevol numero di domestici . 



vn. 



42 



BURIfBS 



Lamàttinadel21 gennaio 1831, noi partimmo da Mandivi, 
porto del Gotch , con una flotta dì cinque battelli del paese: 
r indomani noi eravamo fuori del golfo di Gotch : i pericoli 
dèlia sua navigazione sono stati esagerati; i vortici e il color 
sudicio dell'acqua che gorgoglia alla superficie come un liquo- 
re in 'fermentazione, presentano uno spaventevole efletto allo 
straniero, ma gF indigeni traversano questo spazio in ogni 
stagióne : egli è abbastanza libero da scogli; la costa del 
Gotch- è sabbionosa, la risacca v'è poco considerevole, di 
maniera che invita i navigli in pericolo a correre alla riva: 

• 

noi passavamo davanti a un legno di cinquanta tonnellate, 
partito' l'anno precedente da Mosambico con ricco carico, 
il quale era scampato dal naufragio con simile espediente • 
Fra i timidi naviganti dell'Oriente, il marinaio di Gotch è 
inotto ardito: abbandonando le rive della sua patria, egli fa 
idè'' viaggi alle coste d'Arabia , del golfo Arabico , di Zangue- 
Vària Affrica , avanzandosi coraggiosamente sull'Oceano. 11 
'^oallim, ossia piloto, fissa la posizione della nave prenden- 
do con un grossolano settore l' altezza del sole a mezzo 
giorno, o quella delle stelle in tempo di notte. Gerte carte, 
non meno grossolane, mostrano la posizione del luogo di 
sua destinazione, e, per l'effetto d'una lunga esperienza, 
égM aflÌKibta in un battello senza ponte e munito d'un'im- 
MeÉlfÉ' vela latina, le perigliose tempeste del mare delle In- 
dié .^ L' uso del settore fu insegnato a' marinai del Gotch da 
uno de' loro compatriotti , che , circa la metà del decim' otta- 
vo secolo ,' fece un viaggio in Olanda, e sul declinar dell'età 
rftom^^éhsuo paese per illuminarlo colla luce delle arti e 
delle scietaiee' deli' Europa. I più importanti vantaggi intro- 
dotti da questo riformatore della sua patria, furon l'arte del- 
la navigazione e quella dell'architettura navale; gli abitanti 
del Gotch sono eccellenti nell'una e nell'altra. Per un pre- 



VIAGGIO 43 

mio insignifiGante il marinaio del Gotch si metfe in mare nel- 
la piovosa stagione, e la sua arditezza .è inocnraggita da'ne- 
gozianti di Mandivi che sono intraprendéntissimi. 

Nella sera del 24 noi eravamo usciti^ dal golfo del Gotch , 
ed avevamo gettato l' ancora nel Korif foce del rimo orien- 
tale dell' Indo, che separa il Sindhi ìai Gotch , ma eh' è ab- 
bandonato, n Kori conduce a Locpot, che è la più conside- 
revole delle bocche del fiume : egli è divenuto un braccio di 
mare, essendo stata T acqua dolce disvolta dal suo canale • — 
Mdti luoghi situati sulle sue rive sono riputati santi dal po- 
polo : Gotasir e Narainsir, che son luoghi di pellegrinaggio 
p^ il brahminoedil paesano dell'India, sono situati sulpro- 
mmitorio occidentale dèi Gotèb. bagnato dalle sue acque • 
Sulla parte opposta sorge la cigola di ^ao Kanodgè , sotto a 
eoi riposa un santone venerato da' musuhnani : frustrar que- 
sto sepolcro dell'incenso, del grano, dell'olio e del denaro 
che gli son dovuti , quando si naviga nel Kori , sarebbe ,. se- 
condo le idee superstiziose di tutta quella gente, esporsi ad 
mi sicuro naufragio • In questo rispetto si riconosce il timore 
de' pericoli nel marinaro • 

La costa del Sindhi e quella del Gotch offirono un grande 
contrasto; la prima è bassa, depressa e quasi al livello del 
mare ; la seconda è montuosa e coronata di coni vulcanici e 
dirupati, che si vedono ancora lungamente dopo chela riva 
è disparsa agli occhi • Noi contemplammo con più piacere 
questo quadro maestoso che la noiosa uniformità della 
spiaggia del Sindhi, ove non distinguesi altro segno di ve- 
g^azione , senonchè alcuni sterpi invasi ad ogni marea dai 
Outti del mare • 

Noi veleggiamo lungo la costa del Sindhi per quattro o 
cinque giorni, passando successivamente davanti a tutte le 
fod dell' Indo , che sono in numero di undici ; ed eotram* 



^r^Kw^^rm^am 



41 BCRNES 

mo nella principafe e resanmiaiiiiiio senza die gli abitanti 
facessero alcun caso dinoi. Pochi indizi indicavano la nostra 
vicinanza all' estuario d'nn gran fiume , perchè Tacqna non 
era dolce che a un miglio di distanza al largo del Gora, 
die è la foce più considerevole: la congiunzione deH'acqua 
dell' Indo con quella dd mare, si fa senza la piA piccola vio- 
lenza; senondiè di tanto in tanto si msoiifesta una pìcco- 
la strìscia q>Hniosa ed un leggerissimo flutto. La quanti- 
tà e la suddivisione de' rami diminuiscono senza dubbio la 
cderità ed il volume delle ac^ie; ciò nonostante potrenMBO 
credere, ch'essendo il fiume cosi considerevole, potesse 
esercitar la sua azione sul mare andie motto lontano dall' il 
boccatura ; questo infiaitti è quel die accade, cred' io, ne' 
di luglioe di agosto, epoca del suo annuo straripamento: k 
sue aeque sono tabnoite cariche di argBla e di fianco, die 
cambiano il colore dd mare finoaquasi tremila lungi daHa 
terra. Dirimpetto alle bocdie dell' Indo si vedono inainn^Pe- 
volimacdue brune, che gì' indigeni sqip^anojnl. Fwfa 
nandole, riconobbi altro non essere fuordiè de' globali sfe- 
rici pieni di acqua , i quali adagio adagio scoppiavano: posti 
sopra un piatto, essi erano della dimensione d^uno scellino 
e coperti da un involucro bruna. 1 piloti li riguardano 
indicazione ddla presenza ddr acqua dolce nett' acqua 
ta; e pensano Ae l'incontro del mare col fiume li distaod^ 
dai banchi di sabbia. Questi g^obetti danno aH' aequa mi 
aspetto singolarmente sudicio ed oleoso • 

n di 8, al venir della notte, gettammo l'ancora nel Pitti^ 
la più occidentale delle bocdie dell'Indo, in distanza d'una 
lega da terra non si può discemere la costa del Sindhi : non 
si vede un solo albero, cpiantunque alcune volte l' effetto dd 
miraggio ingrandiscagli sterili arboscelli del Ddta,elor dia 
l'apparenza d' unamassa aita e verdeg^iiante ; illusione, che 



TIA06I0 45 

coirawidiiarsi svanisee. Dal nostro ancoraggio redevamo 
al nord-ovest una tomba bianca e fortiOeata, nella baia di 
Coratsci, e al di là ima catena di monti composti di nere 
rapi, die diiamasi Hala; è il monte Irus di Nearco. Quivi 
io leggeva in Arrìano ed in Quinto Ciff zio i passi relativi a 
qndla memoranda scena della spedizione d'Alessandro ; io 
era in quella fece stessa donde Nearco , anmiiraglio della sua 
armata, si diparti allontanandosi dal Sindhi. La larghezza 
dd fiome wm eccedeva 1,500 piedi, invece d'esser di 200 
stadi aMne dice Arriano, e di 12 miglia secondo alcune mo- 
derne descrizirai fondate suU' autorità degl'indigeni • Tuttar 
via, la narrazione ddl'istorìa greca presenta de'tratU die 
ancora si riconoscono; giacché i colli al dìsoi»a di Goratsci 
formano, col paese che rindUudeno , una baia semicircola^ 
le, nella quale un'isola e de' banchi di sabbia potevano in- 
durre uno straniero a cred^ che l'Oceano fosse distante. » 
» Alessandro spedi innanzi alla flotta, verso l' Oceano , due 
» grandi galere per esaminare una cert' isola die questi pò* 
» poli dùamano CiUuUu, e ove i suoi piloti diss^o ch'ei 
9 poteva {M^nder terra prima d'entrar nell'Oceano ; e quan- 
» d'essi asserirono cob certezza che era una grand' isola, che 
» vi erano omiodi porti e abbondante quantità d'acqua dol- 
n ce , egli dette ordine che il rimanaite della sua flotta vi 
» jq^prodasse, nd mentre eh' egli stesso si dirig^^be verso 
9 V Oceano • >» 

L'isola, tale quale esiste attoalm^ite, appena coperta da 
misera erba, è intieramente priva d'acqua dolce. Invano 
cercai un' identità di denominazione nel dialetto del paese; 
essa non ha nmne : ma ofinva p^altro una piaggia sicura , 
e, considerandola, io non potei che confermarmi nell'idea 
die questa fosse CiUutas , ove l' eroe macedone , » sdiie- 
» rata la sua flotta intomo ad un promontorio, oflim sacri- 



46 BURNBS 

» Azi agli dei , come Aminone aveagli prescritto . » — Fa 
» pur là che Nearco fece scavare un canale , lungo presso a 
» poco 5 stadi, ed ove era assai facile il portarne via la 
» terra; tostochè la marea ebbe cominciato a salire, si fece 
» entrar tutta la flotta in questo canale, e pervenne sen- 
» a alcun sinistro nelP Oceano . » L' ammiraglio greco si li- 
mitò a profittare dell' esperienza degli abitanti ; giacché an- 
che ne' tempi presenti i Sindhiani scavano de' canali poco 
profondi , e lasciano alle acque del fiume od alla marea la 
cura d'ingrandirli; uno spazio di 5 stadi, ossia di mezzo mi- 
glio, non poteva esigere un gran lavoro. Non si può sup- 
porre che dei banchi di sabbia sussistano pel lasso di secoli 
senza subir cambiamenti ; non pertanto osservai una vasta 
secca contigua all' isola , e si sarebbe potuto scavare con van- 
taggio fra r una e l' altra un canale simile a quello di Near- 
co . — » Avendo fatto vela dall' imboccatura dell' Indo, Near- 
>» co pervenne ad un'isola arenosa chiamata Crocala^ e 
» continuò il suo viaggio avendo a destra il monte Irò . » 
Qui la topografia è più esatta: due isole, chiamate Andri 
sono situate davanti aCoratsci, alla distanza di circa 18 mi- 
glia dall'Indo ; ed è degno d'osservazione, che la parte del 
Delta traversata dal Pitti , è anche in oggi chiamata Crocala 
dagli abitanti del paese. 

Ma il flusso e il riflusso furon fenomeni che produssero 
estrema sorpresa ne' Macedoni; noi però non tardammo a 
scoprire la causa della loro sorpresa , giacché due de' nostri 
legni diedero in secco in un luogo, ove, un' ora prima, esi- 
steva molt' acqua. La marea inonda il paese con impeto estre- 
mo , e si ritira con non minore rapidità ; di maniera che , se 
un naviglio non si trova nel canale , rimane a secco sulla 
spiaggia. Arriano cosi s'esprime: » Mentre si trovavano in 
M questa stazione , sovraggiunse un avvenimento che li em- 



TIAGGIO 4T 

M pie di stupore; era il flusso e riflusso deUe acque, comi- 
1» miie aqueUo dell'Oceano, di modo che i navigli rimasero 
n a secco sulla terra; Alessandro e i suoi amici, non avendo 
w osservato fin' allora un tal fenomeno , ne furono grand&- 
» mente sorpresi. Ma ciocché maggiormente accrebbe il loro 
» stupore fti , che la marea , dopo poco ricomparendo , co- 
n minciò a sollevar le navi in modo che alcune furon tra- 
» Odoriate ed infrante dalla violenza del flutto; altre slanciate 
n con impeto contro le secche e distrutte (1 ) ». 

Quinto Curzio ha dato egualmente una descrizione pitto- 
resca ed animata di questi disastri de'Greci : uno de' passi più 
rimarchevoli , è quello in cui parla di manticelli elevantisi co- 
me piccole mie al disopra del fiume ; infatti , nel tempo del- 
l' alta marea le macchie di paletuvieri (2) ci presentavano 
esattamente un tale aspetto ; ma citiamo le proprie parole 
dell' autore : 

n Verso l'ora terza, conforme ad un alternativo e regolare 
n cambiamento , l' Oceano cominciò a risalir furiosamente , 
» respingendo indietro le acque del fiume . Sulle prime qu&- 
» sto si sostenne ; poscia , spinto da nuova forza , si precipitò 
» indietro coli' impeto de' torrenti che scendono per traru- 
» pati canali • Gli uomini eh' eran sulle navi , ignorando la 
» natura delle maree, crederon' altro non vedervi fuorché 
» strani prodigi , indicanti l'ira degli dei. Frattanto il mare 
» si gonfiò , e le pianure , poco innanzi asciutte , furono inon- 
n date • I vascelli furono strappati dalle loro stazioni , la 
n flotta tutta dispersa; gli uomini che trovavansi a terra, 
» colpiti da spavento e da terrore alla vista di tanta calamità, 
M accorrevan da ogni parte verso le navi : ma la fretta della 



(1) Arrìano , lib. VI, Cap. 19. 

(2) Piante paluitri . 



4S BCRIffBS 

» precipitazione è lenta .... I navìgli si urtavan tra loro , i 
» marinari a vicenda strappavansi i remi onde slontanare le 
» altre galere. Lo spettatore avrebbe creduto non esser 
» questa una flotta di navi amiche , ma piuttosto avrebbe 
» giudicato esser nemiche forze navali che si hnpegnassero 
» in un vero conflitto.. .. Già la marea avendo inondato 
» tutte le campagne che circondavano il fiume solo le som- 
>ì mìtà de' monticelli ^ simili a piccole isole , ìnalzavansi al 
» disopra delle acque ; la maggior parte degli aomiini , co^ 
» steraati , abbandonaron le navi per raggiungerli a nuo- 
» to ; parte della flotta dispersa era ancorata in un' acqua 
» profonda , ove la terra era incavata a guisa d' una ludle , 
» e parte era immersa nella melma , ne' punti ove la marea 
» aveva coperto i terreni più elevatL — A un tratto , nuovo 
» e più vivo terrore invade i Macedoni : il mare comincia a 
» ritirarsi ; le acque rientrarono con somma celerità nel ca* 
» naie , lasciando allo scoperto degli spazi, che poco innanzi 
>» eran profondamente immersi nel seno di esse. Le navi, sen» 
» za governo, rovesciaronsi le une sulla prua, le altre sui 
» fianchi . Il suolo era coperto di bagagli , d' armi , di firan- 
» turni di navi, di remi spezzati . I soldati non sapevan per- 
>» suadersi delle loro angosce , vedendo il naufiragio snlla 
» terra ferma , il mare in un fiume . Ma il loro infortonie 
» non era ancora al suo termine ; poiché , non sapendo che 
» il sollecito ritomo della marea farebbe di bel nuovo gat- 
» leggiare le navi, essi non previdero ciò chelor sovrasta^ 
» va la fame e la morte. CHtredichè, q»avenlev<di mostri 
» che i flutti avevan lasciato sull' arena strisciavano quinci 
» e quindi sul lito (1) . » 



(i) Quinto Canio, lib. ix, Gap. f. 



VIAGGIO 49 

La nostra piccola flotta non andò soggetta a' disastri di 
qnella di Nearco ; perchè conforme alle espressioni di Quinto 
» Curzio , r inondazione , gradatamente spargendosi, comin- 
M ciò a sollevare le navi , e straripando su tutta la campa- 
» gna , mise la flotta in movimento . » 

Non mi dilungherò di più in questo momento su tale in- 
teressantissimo soggetto ; ma mi occuperò nel corso della 
mia narrazione di ritrovare neirfaido moderno i tratti che lo 
distinsero ne' tempi antichi. Se le mie investigazioni sono 
felici, il piacer che si prova in leggere i racconti degli 
antichi e V interesse che si collega alle loro òpere stesse, non 
potranno che aumentarsi . È difficile descriver l' entusiasmo 
di cui si è penetrati contemplando per la prima volta i luo- 
ghi ove si spiegava il genio d'Alessandro . Quesf eroe ha ot- 
tenuto r immortalità che tanto agognava, ed ha trasmesso 
alla posterità Tistoria delle sue conquiste, unita al suo nome . 
Una città , una riviera , situate sul suo cammino , hann' a- 
ccpiistato una celebrità che continuamente cresce col tempo ; 
e nel mentre che i nostri sguardi si portano sulP Indo , noi 
ci uniamo, almeno per associazione di pensieri, a' secoli di 
ima gloria lontana : né tampoco posso passare in rassegna 
queste sensazioni , senza osservare eh' esse producono i più 
solidi vantaggi per l' istorie e per la scienza • Lo Scamandro 
ha una fama che l' immenso Mississìpi non potrà ecclissare 
giammai ; e la discesa d' Alessandro per l' Indo è il più au- 
tentico e meglio attestato monumento di tutta l' istoria pro- 
fana. 

Il governo del Sindhi, avendo sovente dato segno d^un ca^- 
rattere geloso , noi eravamo stati consigliati a far vela sen- 
za dame precedente avviso • Tosto che fummo airancora , 
spinsi un dispaccio all'agente degli emiri aDaradgi, per far- 
gli note le mie intenzioni ; ed in aspettazione di sua risposta, 



J 



VII. 



rósali U fiuqie con BC^caiizioqe : la sera del socoadp giorno 
lasciai cader rancore ^eU'acMfiia 4olce, a Sòo^igU^^ds^ Hiara>. 

Pi^eiso rìmboccat(|ra4eU'](p]^^ nplavevamo oltrepassato 
qoo scoglio ci^ si estende a^averso il caB24e;questo è par* 
ticolarmente citato da Nearco, cbe lo chimna uno scoglio p»r 
ricolmo ; il quale è imU> più notabile, che in nMin' aUra parte 
del corso dell' Indo, al djsot^ di Tatta y non. trovasi neancl^ 
un sassolino. Noi p^ssanunp di £su:cia a moltj viUagg^; ed uw 
infinità di cose a¥reU>ero dsvegHato ed eccitato 1^ nostra 
curiosità , se non avessimo a beUaposta procurato. ^ evitaipe 
ogni comunicazipne cogli abitanti, prima dlcoaosQer La soirt^ 
della nostra missiva alle autorità di Daradgi. Dopo, un giQi> 
no d' inquieta incertezza , vedenuno V indomane una sd^era 
di gente arw^ti^ fars' intomo a'QOstrì battelli , e tutto il yi* 
cinato in esirem' agiUzìoi^^ . Gli uomini della; schiera ci 
dissero, esser soldati degli emiri, incaricati di far V annone- 
ramento deUat nostra: gente ed esaminar^ il contenuto d| 
tutti i leg^i , comp ancbe d' ogni cassa, che vi si trovasse. Io 
diedi subito una risposta chiara e precisa; ed all'istante 
fummo abbordati da una cinquantina d! uomini in arme, cbe 
apriron tutto, e visitarono rigorosamente ogu' angolo in cerca 
di cannoni, e di polvere • Il Leckie ed io eravamo immobiO 
per la sorpresa; in ultimo, questi Smdhiani chiesero, che loro 
si aprisse il battello contenente la grossa cara*oza;a ; essi vo* 
levano assolutamente vederlo , perchè credevano che quel 
che racchiudeva dovesse portar la devastazione n^l $mdbi • 
Allorché V ebbero ben considerato , le loro chimeriche idee 
si dileguarono su tal soggetto ; nia inconunciarpno a dife , 
ch'essendo cosi privi di muniz ionie d'anni, al^ non pp^ 
tevam' essere che degli stregoni • 

Terminata la visitja attaccai discorso col capo delta briga- 
t^, sperandQ per suo mez^p s^l^ilire amicbevoU relwo- 



VIAGGIÒ 51 

Hi code autorità del paese ; ma dopo ìiTeve pausa , questo 
personàggio, die era un rek o capilauo ^1 Sindbi inf^iore^ 
mi aimonziò che Insognava spedire immediatamente un rap- 
porto deir occorso ad Haiderabad ; ed intanto era d' uopo 
die aspettassimo la decisione degli emiri all^ imboccatura del 
fiume • Tal coìidiziofte mi pM^e ragionevole , tanto più che 
d fu assieorato , che per tutto il tempo che vi resteremiìio 
saremmo stati iprovveduti di tutto qud che potev' esserci 
fÉeoessaario; p^ conseguenza, nói levammo le ancore e dlscèft* 
demmo 3 fiume . A questo punto però cessarono le gentilez- 
ze; glauche, cammin facendo, fincontranufeio diversi dinghis^ 
o grosse hardie , Hèìit quali tiDVavasi moHa gente, e la sera 
ttna di queste ci chiamò a parlamento per sapere quanti sol- 
dati avessimo à bcMo. Fu rispo^sto die noi non avevamo qe 
Stadie un 9(Ao schioppo • h II m^ è fotto , soggiunse un 
n rozzo soldato Baltitscì , voi avete vedvto il nostro pae<- 
» se; ma noi abbiamo quattro mila uomini in pronto per 
A venirne alle Mani . » Un torrente d' ingiurie successe a 
tale rodomontata , e quando fummo arrivati ^ estremità 
inferiore delfi^Be , questa Urigata fece fuécocò^suoi schiO|>- 
pi al disopra dèlte nostre teste; io pertanto lasdai ^der 
P ancora, deciso, se era possibile, di respingere tali hfsiritf 
ton amichevoli dimostrazioni . Tutto fu Vaìio ; circondati da 
Muiiarì ignofanli , non rispondevano a quanto io diceva, «he 
i^ aver otditoe di scacdard dal paese . 

Io protestai netermini più energici controra loro condot- 
ta; fed loro intendere come io fossi il rappresentante, bèifcM 
ih bassa sfera, d'un gran governo, chMo era apportatore dì 
doni da parte dd tnio re; e SY^giunsi, che non avrei abban- 
donato il Sindhi finché non mi mostrassero un ordine in scrit- 
to del loro sovrano. Lo spazio d'un' ora servi a persuader- 
mi^ che se avessi persistito nella mia risoluzione, ne sarebbe- 



ss BURHES 

ro accadute personali vioi^ize ; e siccome non era mio scopo 
avventurar V esito della mia impresa in una collisione di tal 
fatta , io feci vela per la bocca più orientale dell'Indo , di do- 
ve scrissi alle autorità del Sindhi, come pure al colonnello 
Pottinger, agente politico nel Gotch • 

Io era disposto a credere, che i soldati avesser' oltrepas- 
sato i limiti dell' autorità di cui erano stati rivestiti ; infatti 
mi fu quasi subito rimessa una lettera deir emiro, concepita 
in termini d' amicizia , ma che pertanto esponeva molto mi- 
nutamente le difl9coltà e T impossibilità di navigare sull'In- 
do. — » I battelli sono si piccoli, diceva il principe, che non 
» possono contener più die quattro o cinque uomini per 
M ciascheduno; n'è tardo l'andamento, non hanno né al- 
>» beri, né vele, e la profondità dell'acqua del fiume è si 
» variabile, che, in alcuni punti, non arriva alla cintura e 
» neppure al ginocchio d' un uomo • » 

Frattanto perchè questa enumerazione spaventosa di osta^ 
coli fisici non er' accompagnata da un formale rifiuto del- 
l' emiro; mi sembrò conveniente fare un secondo tentativo, 
dopo d'aver risposto alla lettera di sua altezza. 

. Il di 10 febbraio partimmo nuovamente pelSindhi; mail 
14, Terso la mezza notte , una terribile tempeste disperse la 
nostra flotte; due navigli furon disalberati; perdemmo la 
nostra piccola lancia ; le vele furon lacerate ; il bastimento 
facey' acqua, e fu per qualche giorno ludibrio del furore 
de' venti e de' flutti; finahnente ci fu concesso di fare una 
osservazione solare, che ci pose in isteto di prendere una di* 
rezione per cui pervennimmo sicuramente al Sindhi. — Dei 
quattro altri battelli, un solo pote seguirci • Avendo gettato 
le ancore nel Pietieni , spedii per mezzo d' un fido messag- 
gio lo scritto seguente agli agenti degli emiri a Daradgi : 



TIA6010 » 

» 1* Sia noto all'agente del goTerno a Daradgi, che que- 
1» staè la didiiarazione munita del sigillo e scritta in lingua 
1» persiana di profvio pugno dal Bumes , rappresentante ( va- 
» lui) degli Inglesi presso gli emiri del Sindhi, e apportato- 
» re de' dimi del re d' Inghilterra pel maharadgiah Ren- 
» dgit-Sing. » 

» 2^ Io son Tenuto ndl'Indo da podii giorni, e tu hai 
» Tisitato flmio bagaglio a fine di fame conoscere il conte- 
» nuto al tuo padrcme; ora io son ritornato ed attendo una 
» risposta. M 

» 3* Tu pool inyiare qud numero d' uomini armati che ti 
» piacerà; la mia yita è in tuo potere; ma sovvengati, che 
» remiro farà responsabile chiunque mi molesterà . Ti ram- 
» mento ancora, che sono un officiale britannico, e, sic- 
1» amie hea sai, io son venuto senza soldati , senza un fuci- 
» le, pcmendo un'implicita confidenza nella protezione del 
I» sovrano del Sindhi , alle cure del quale il mio governo mi 
I» ha confidato • » 

» 4® Invio questa dichiarazione per due de' miei dome- 
» stici, e conto su di te perch'essi sieno protetti. » 

Io non ebbi risposta a questa rimostranza dall'agente di 
Daradgì, poiché la persona che occupava quest'impiego al 
tempo della nostra prima venuta nel Sindhi, era stata depo- 
^ per averci permesso di risalire il fiume: di più, i nostri 
domestici d fecero sapere, che non avevamo facoltà di sbar- 
care, e che d sarebbero negali viveri ed acqua. Fummo per 
consegu^iza obbligati alla più rigorosa economia nella di- 
strìbuziime delle nostre provvigioni, e sperammo ancora che 
la ragione guiderebbe i consiglieri dell'emiro. Essendo ter- 
minata tutta l'acqua che avevamo , spedii una piccola barca 
su per il fiume, onde procurarcele; ma questa fu presa, e 
r equipaggio detenuto ; la qual circostanza facendod disperar 



del buon esitò del nòstro tentativo , ci Affrettammo ad abban- 
donare le tiosfritali rive del Shidlii . 

Addi 22 febbraio 1,) allo spimtar del giorno , éi ritn^Mr le 
aiDcote ; pervenuti al punto pia stretto della bocca del fiu* 
me ^ il vento cambiò ìiru^càinente • I^ marea che veniva con 
terribile violenza ci spinse sugli scoglia fior d'acqua cbéfbr- 
moDo la barra : le ondate pessavan sopta al navigHo , e toc- 
cavamo il fondo ad ogni butto : ^p&r disperazione M lasciò 
cader r ancóra, ^ ^d non si pensava che a ddvaare la A4ta 
quando ci accorgemmo che il nostro legno avea snltaffeo gUsto^ 
^i deHa bàfra e galleggiava . Io ammirai io zelo ed il eorag^ 
gio de'nostìri marinai, e fui stnigoAarmènYe colpito dalle lor 
pie invocazioni al scià Pir, santo tutelare detCiotelì; -^^qnan» 
do si videro ftiò^i del pericolo : » oh ! renerahflé è genèMs<> 
» santo , esdamalHm esri^ tn sei veranaente buòno 1 >» — ^ Arse 
f incenso in onor suo-, e fa raccolta ^tna somma di denttro , 
santificato dal profumò , come proprietà del santiy. Là somma 
di questa colletta rendea testimonianza deUa gratftvidlne di 
quella povera gente ; é , se non potei aver fede neir efllcacia 
della loro offerta , non per questo ricusai di unirmi , essen- 
done da loro richiesto , alla manifestazione de' loro obbif gfai 
e della loro riconoseraza . L' altro nostro bastimento fumato 
fdice, essendo stato gettato sulla costa, ma però sopra un 
banco poco pericoloso : noi gli apprestammo soeicorso ; quifi* 
di facenmio vela alla volta di Masidivi, ove arrìvanmio dopo 
nn sorprendente tragitto di trentatre ore . 

ABora non si poteva più dissimulare , che la condotta d^ 
r emiro era pochissimo amichevole, sebbene tali Éentlmenti 
egli non manifestasse nelle sue lettere . Egli esageraYa le dif- 
ficoltà della navigazione deir Indo , ed enumerava in ogni di* 
spaccio li scogli , le mobili arene , i tortici , i hésA ibwM Si 
questo fiume; ed assicurava, che a inenioria d'oemAii, il 



TiaggìD aiahora per acqua noo era stalo eseguito giammaL 
Era eviéente che la spedizione risKegliava in esso diflldenza 
•d ingmetadmi estreme^ e T agente indigeno, residenle ad 
Haideiabad pel governo bcitannico^ descrisse, nons^uea una 
certa dose di gaiesia^ il timore la paura di quest'ombroso 
potaBtato.Egli s'imaginayache noifossimo L precursori d'un 
eseicita; e seora egli desiderava di permetterei un transitoa 
tnmno il Sindhi , ^a impicciato a schivare i rinq>roveri 
meritati per aver precedentemente riempito le sue lettere di 
falsila e di oootradizìoni • — In un dispaccio di quest'agente 
ai leggeva: » L) emino del Sindhi schiva di dare alcuna ri- 
M Scosta, per timore d'essere inviluppato in perplessità ine* 
I » stricduli^, e si ètutato le (Macchie col cotone dell' assurdi- 
I li- tà;'e|^ si è cacciato per la testa c^rte pazze idee, come, 
I » per esempio, che se ora il capitano Bumes vmisse, ve- 
n- drdbbe snlTIndo mille battelli, e lo fard)be sapere al suo 
it governo, il quale ne concluderà, che è costume dell' emi- 
n ro éA Sindhi d'ingannare in ogni cosa, e non conoscere 
» alcona specie d'amicizia. » 

Finalmente, dietro una rimostranza del Pottinger, rico- 
vemmo lettere di Haiderabad, che offHvano un passaggio 
attraverso al Sindhi , ma per terra . Potendosi con ragione 
considnar tale proposta come la prima apertura che fosse 
! stata fetta durante il negoziato, partii una terza volta per 
rbido, d'accorda col Pottinger. Frattanto, quest'uflBciale 
notffifiò la mia partenza all'emiro, dimostrandogli esser inn 
posribile ch'io potessi andare a Lahora per terra con tutto 
fl mio bagaglio • Aggiunse ancora-, in tennini chiarissimi-} 
che la condotta vacillante e poco amidievole dell'emiro del 
Sndba non passerebbe senza dar materia ad osservazioni, 
tanto pia dbe si trattava del passaggio di regali inviati da 
Sua Maestà graaiosìssima il re^ della Gran Brettagna . 



56 B U R N B S 

Il di 10 marzo facemmo vela mia terza volta per Tlndo, 
9, dopo un felice tragitto di sette giorni , pervenimmo nel- 
r Hadgiamri , wia delle bocche più centrali del fimne • Non 
potemmo ottenere un piloto che ci guidasse per sormontare 
la barra , onde e' impegnammo in uno sbocco del fiume poco 
profondo e cattivo , ove solcammo il fango , bordeggiando 
nel suo stretto canale • Il primo naviglio ammainò la sua 
bandiera rossa appena fu entrato nell'acqua profonda; 
noi pure vi fummo ben presto cogli altri, e con gran gioia 
gettammo le ancore presso di quello • Allora un officiale del 
governo Sindhiano ci visitò : era un discendente del profeta; 
la sua enorme corpulenza annunziava la sua condizione • 
Egli venne all' imboccatura del fiume , giacché non ci si per- 
metteva ancora d' arrivar fino all'acqua dolce • Ci fece vedere 
una lettera dell' emiro , e ripetè i già confutati argomenti 
del suo signore, sperando eh' eglino riceverebbero maggiore 
autorità dal suo rango sublime • 

Sarebbe noioso il seguire i Sindhiani nel loro andamento 
tortuoso anche in questo periodo , in cui pareva che le cose 
avesser preso una piega favorevole • Era stato posto T em-* 
bargo su tutti i navicelli che trovavansi nell' Indo, e noi stessi 
fummo confinat i sui nostri legni lungo una riva pericolosa , 
e ci fu perfino ricusata l'acqua. L' officiale insisteva perché 
prendessimo la via di terra come la più conveniente ; per ul- 
tima risorsa , io ofirii d' accompagnarlo fino alla capitale , 
onde conferire personahnente coir emiro , dopo d' aver fatto 
sbarcare i cavalli . Spacciai un corriere alla corte per far noto 
un tale accomodamento , e l' mdomane al mattino abban- 
donai i navigli con Seid Dgindal scià , die era stato nomi- 
nato nostro mehnumdar. Subitochè fummo arrivati a Tatta , 
d pervenne il diiesto permesso ; cioè che i battelli potessero 
risalir V Indo , a condizione però che noi seguiremmo la via 



VIAGGIO 57 

di terra: ma io ricusai di fare un sol passo di più smza 
ottenere ciò die mi era stato <Hrdìnato di diiedere ; ed mia 
settimana di negoaazioni a Tatta, mi ralse finalmente il de- 
siderato intuito. Al rischio d^ essere un poco noioso, darò 
un estratto dell'andamento di tutto 'quest'affiure, come un 
safi^della politicae de' ragionamenti de' Sindhiani • 

Poche ore dopo il nostro arrivo in Tatta, Seid Zulfkar 
scià, umno d'un rango elevato e di lusinghevoli maniere, 
vame a visitarci da parte dell'emiro; egli era in compa- 
gnia dd nostro mehmandar, e presentosn molto gentil- 
mente • G disse esser mandato dal {Ntincipe, per scortard fi- 
no ad Haiderabad : io gli risposi laconicamente , die niuna 
cosa m'impegnerebbe ora a partire, poiché l'emiro ave- 
va annuito alia ridiiesta indirizzatagli • Allora il sdd spiegò 
tutta la sua eloquenza , diorado: » £ die! vuoi tu causar la 
n rovina del mehmandar facendolo passare per un bugiar* 
» do, avend'egli scritto all'emiro che tu gli hai promesso 
n d'accompagnarlo alla corte 7 Non fai tu forse alcun conto 
» della tua parola? La capitale è poco lungi di qui, in due 
» sole gite tu poi arrivarvi. Se ortftu non ci vai, si potrà 
» dire , die tu hai voluto usare una superchieria per veder 
» Tatta, essendoti stata concessa la facoltà di passare per 
» questa città, in opposizione a|^ ordini già dati. Tu forse 
n non hai esatta idea dell' eminente carattere del seid, eh' è 
» un discendente dd nostro santo profeta, ed è molto ri- 
n spettato in questo paese: la sua dignità può essere ben 
n . compresa da' Cristiani die conservano perfin la preziosa 
» reliquia del chiodo di Gesù Cristo. Non è da uomo pru- 
» dente il cavillare come un moUàh ( uomo di legge), essen- 
» do stato acconsentito dall' emiro die la legazione vìag^ 
» per acqua purché s'imbarchi ad Haiderabad, e avoido 
» guarentita la sicurezza dd cavalli fino a questa città. Fi- 



vu. 8 



53 BURNES 

n naimente, se persisti a voler prender di qui la via di^ fin- 
» me, io soiio stato incaricato di significarti ester questa una 
>» vioiazione del trattato esistente fi'a le due. nazioni. » 

Io ascoltai con attenzione i ragionamenti. di Zul&af^cia, 
non dimenticando, che i riguardi ed il rispettò che redama- 
va pel suo ùnico il méfamandar, discendente del profeta, lo 
OHicemevano al medesimo titolo • In conseguenza gli rispo- 
si: — » Fra il governo britannico e quello delSindhi esiste 
>» da lungo tempo una stabile amicizia ; io sono stato spedito 
» per una strada molto frequentata onde consiegnare a Ren- 
>» dgit - Sing, a Lahora, i regali del nostro grazioso so- 
» vrano . Arrivato nel Sindhi , io sono stato insultato , in- 
)» giuriato , ridotto a mancare e di viveri e d'acqua ; e final- 
>» niente , per due volte scacciato dal paese dà uomini del 
» basso volgo . n mio governo , che sempre è circospetto, 
H non ha imputato al suo amico Y emiro del Sindhi que- 
H sf inaudita insolenza ; egli V ha unicamente attribuita al- 
» r ignoranza di vile e bassa plebe, e mi ha mandato una 
n terza volta nel Sindhi. Quando vi sono entrato, Seid 
n Dgindal scià era pronto a ricevermi; ma sebben persua- 
» so che 1 doni affidati alle mie cure non potessero essere 
» spediti per terra , pure mi ha proposto questa via , e mi 
» ha ritenuto a bordo del mio naviglio per undici giorni ; 
» finché la necessità finalmente mi costrinse a fargli la pro- 
» posizione, d'andar io stesso a presentarmi all' emiro , nel- 
» la speranza di poter persuadere questo jNrindpe • Ora le 
» cose hanno cambiato d'aspetto; è staf accordata la via per 
» acqua , e ciò rende inutile la mia visita ad Haiderabad : 
» non posso dunque considerare il tuo modo di procedere 
n in questo momento , se nonché un indizio di sospetti che 
n ad un governo non conviensi nudrire . Io ho prescelto la 
» via di Tatta , perché le mie lettere di eambio son paga- 



VIAGGIO 



50 



>» bili in questa eittà. Potrà piuttosto il seid impegnare il 
» suo signore ad accondiscendere a' miei desideri , tanto più 
» che s'avvicina la piena dell'Indo; la calda stagione si 
n approssima, e le dilazioni aumenteranno i pericoli • 

M La forza sola potrebbe astrìngermi in questo miMnentò 
n Ad andare alla corte;, o a permettere che i cavattiiSi met* 
» tano in via senza di me • In fine , se L' emiro non ha in* 
n tenzUme d'agire da amico , eh' ei lo palesi; e quand'egli 
1» di ciò in iscritto mi avverta, io abbandonerò immediata*- 
» mente il paese • D' altronde , debbo pur dirlo , egli si è 
>» formato falsissima opinione del carattere britannico, se 
» crede ch'io sia mandato qui contro i termini d'un trattato ^ 
» che anzi io son venuto per ristringere i legami dell'unìo- 
» ne; e,quant'al resto, la promessa d'un ufficiale è sacra« » 

L' indomani mattina avemmo una conferenza, e i medesi- 
mi argomenti ritornarono in campo; ma siccome non potem- 
mo respettivamente convincerci , convenimmo di dirigerci 
all' emiro tutti e due • Dopo un preambulo nello stile della 
diplomazia asiatica, io dicev'a questo principe: — » Tu 
» hai agito da aSnico , prima indicandomi i pericoli della na- 
» vigazione dell' Indo , ed or' apprestandomi aiuto a sor- 
» montarli col permettermi di fare il viaggio per acqua ; 
» ma giacché la bontà dell'altezza tua mi ha fatto si ben 
n conoscere i pericoli del fiume , io non ardirò affidare alle 
)» cure di servitori , oggetti tanto preziosi come sono i doni 
N del re della Gran Brettagna . >» 

In termine di tre giorni , ottenni un permesso pieno ed 
illimitato , onde fare il viaggio per acqua dall' imboccatura 
dell' Indo • Abbandono quindi volentieri il minuto racconto 
d' avvenimenti che non han lasciato in me che poche pia- 
cevoli rimembranze , tranne l' esito che coronò i miei sforzi 
ed ebbe V approvazione del governo . 



•0 BURNBS 

L'emiro del Sindhi aveva procurato di tenerci nell' igno- 
ranza sull'Indo; ma il suo modo di procedere aveva iMt>- 
dotto un effetto diverso e tutt'aflEaitto opposto, giacché, nel 
corso de' nostri div^^i viaggi , noi eravamo entrati in tutte 
le bocdie dd fiume, ed io aveva disteso una carta di tutto, 
com'andie della strada fet terra inflno a latta . Avevamo 
corso imminenti pericoli sui banchi di sabbia e sopra i bassi 
fondi ; ma non ce li ramnmtavamo che con il consolante 
pensiero , che la nostra esperienza insegnerà agli altri ad 
evitarli • 




SOMMARIO 

DEL CAPITOLO SECONDO 



CBLUu— uTCMUio ALLA coìta mabitiima— VUO- 
eto DI ALKMAintBo HAeno— IL palla pesci: — ar- 

BirOAV BAiraUBAD — ACCOGMlNZlbKALI EMIRI — 
LOBO «wn — OIIIIIHA DI CONfiKDO— TICWAHEB DI 
BAIDIKABAV . 



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« ', 



VIAGGIO 

DA TATTA AB HAIDERABAD 




i liR&NTE la fflja dimora laTatta, che 
I fu di dieci giorni, io ìminegai ptace- 
HiBgi^ . vobnente il mio tempo, ed esamioai 

questa città e ^l oggetti curiosi che la circondano. Ena è di- 
stante tre migliA dall' Indo, ed è celare ne' fasti deU' Oriente- 
La prosperità delsuo commercio cadde cOfl' impetro HogoDo, 
e fu compiuta la saa. rovioa dacché (driiedì sotto lo- scettro di 
ferro degli attuali sovrani del Sindbi-. Iji- sua pop^ttzioDfr 
non olb^passa le 15,000 anime , e la metà delle case , spar- 
se intomo alle sue rovine, è senz'abitanti. Raccontasi, che 



1 



64 BURNES 

le dissensioni insorte fra F ultima e la presente dinastia , dis- 
sensioni che condussero gli Albani ad invadere il Sindhi , 
spaventarono tanto i negozianti di Tatta, che abbandonaro- 
no il paese: — inseguito nulla li ha più incoraggiti a tor- 
narvi. 

Fu anticamente famosa questa città per le sue manifat- 
ture di lunghi^ eh* è una stoJDTa di seta e cotone: ma ora non 
restan più che cento venticinque famiglie di genti che fao- 
cian questi tessuti . Non si contano a Tatta che quaranta 
mercanti o baniani; venti agenti di cambio bastan per tutti 
gli aJDTari ; e cinque macellari sono suflScienti per provvedere 
di carne la scarsa popolazione: tanto è stata grande la deca- 
denza di questa possente città , si popolata nella prima metà 
del secolo passato , al tempo di Nadir Sciàh ! Le campagne 
vicine sono inculte, una piccola porzione soltanto è coltivata. 

L'antichità di Tatta è incontestabile. Si è ricercato nella 
sua posizione , e credo con fondamento , la Pattala de* Gre- 
ci. Infatti rindo ivi dividesi in due grossi rami; ed Arria- 
no dice aspressamente (Ij: — » presso Pattala il fiume Indo 
» si divide in due grossi rami . » 

U Robertson e il Vincent han tutti e due riconosciuto Fi- 
dentità di Tatta e Pattala: prima delF invasione musulma- 
na, i radgiàh Indiani chiamaron questa città Saminagar, 
ciocché corrisponde , a mio credere , al Mìnagor del Peri- 
plo .Quattro miglia al sud-ovest di Tatta , vedesi purKallan- 
cole, città in rovine. Tatta era chiamata ancora Brahtninth 
bad; elFera governata da un capo, il cui fratello regnava 
ad Haiderabad, chiamata Nerancote; gli Arabf le davano 
il nome di Deauol^Sindi ; Nagor-Tatta, denominazione or* 
dinariamente impiegata, e più moderna. 



(1) Uh. VI. 



VIAGGIO 65 

Prima che i Talpuri si fossero impadroniti del Sindhi, Tatta 
era stata sempre la capitale dd paese. Ella è città aperta, fab- 
bricata sopra mi terreno elevato in mia bassa valle. Io tro- 
vai in molti pozzi, ad mia profondità di venti piedi dal suo- 
lo , de' mattoni immersi nel terreo ; ma non esiston resti 
anteriori alle tombe che vedonsi sopra rimarchevoU colUne, 
all'ovest della città, la cui antìdiità rìsale a due secoli . Le 
case §on costrutte in legno con palafitte intonacate di terra; 
sono alte, con tetti piani, ma strettissime, consimili a torri 
quadrate ; un color bigio cupo dà apparenza di solidità ai 
fragili materiali che le compongono. Alcune delle più belle 
hanno la base di mattoni ; non è stata impiegata la pietra, 
quantunque se ne poss' avere in abbondanza, fuorché per 
Timbasamaito d'una o due moschee . 

Tatta non oJDTre che poche cose atte a ricordare l' an- 
tico suo splendore : una vasta moschea di mattoni , fabbri- 
cata da sciàh Dgehan , sussiste ancora , ma minaccia rovi- 
na. — Tatta è sulla via che dall' bido conduce a Hingladgi^ 
nel Mekran , luogo di rinomatissimo pellegrinaggio , situato 
alle falde dell'aride montagne degli Halà; non è distinto 
che da una sorgente d'acqua dolce; non vi sono né templi, 
né case. 

Secondo la tradizione Brahmanica, questo luogo fu vi- 
sitato da Ramtsciander , uno de' semidei del Panteon India- 
no . Tale avvenimento é attestato da un'iscrizione incisa nella 
rupe, ed accompagnata dalle figure del sole e della luna per 
più ampia testimonianza. FraTattaeHingladgi é una distanza 
che supera le 200 miglia; la strada passa per Goratsci, Son- 
mìni e la provincia diLosta, e ^1 paese de' Nuvari : dessa 
è una parte di quella d' Alessandro Magno . Un viaggio a 
Hingladgi purga il pellegrino da' suoi peccati : un guscio di 
cocco gettato in una cisterna fa vedere qual' è stata la sua 



vn. 



66 BURNBS 

condottn ; se l' aequa gorgoglia ^ la à«a vita è stata e sarà 
pura; se rimaiie immobile e stteattoBa, egli deve subire una 
espiaaione, onde propriziarsi la divinità. La tribù de'Gos« 
seni,speeie di rdigiosi mendicanti^ quantunque simio spesso 
negozianti e riediìsaimi,^ frequenta questo luogo solitario > 
e prolunga atcune ToUe ilsuot viaggio fino all'isola di Sitadip 
p#có distante da Bendeiv Abbassi in Per)9ia« Questi Goss^ 
viaggiano in caravane di tmU^ ed anche più , sotto la scorta 
d' un aguà o guida sinrituale. A Tatta^ il gran sac^dote dà 
loro ma verga^ che è supposta paitectpare della di bii san» 
tità^ e diriger la schiera al suo destino; e in cambio di que- 
sto prezioso talismano, ogni pellegrino paga tre rupie e mes- 
to , e promette di render fedehnente la verga al suo ritor- 
no , giacché ninno ardisce rimanere in luogo al santo e so- 
litariOfc L' ojfMà; riceve la sua ricompensa, e più d'un Indiano 
8|ieBde in questo pdlegrinaggio quel denaro , per guadagnare 
il quale ha condotta in lunghe fotidie. tutta la sua vita» Ap- 
pena arriva a latta, è insignito d'un coidcme di granifatti 
d' una pietra bidaea ^ la quale non trovasi fuorché nelle vi* 
cine montagne. Qoesti grani scm simiU a piselli, e'I pellegri- 
no ha la soddisfazione di credere eh' eglino sien semi |>ie* 
trificati dall' Etemo , e lasciati sulla terra per ricordar all' no* 
•ikio che egli è slato creato : féssi d' essi monopolio e costitui- 
scono una sorgente di molto profitto per i preti di Tatta • 

Noi partimmo da questa città la mattina dd di lOaprUe, 
« ricalcammo fino a Mirpur la medesima vini, die la pio^» 
già avea resa quasi impraticabile, pel tratto di 24 miglia. 
Lessi nell'£(»i India Gazetieer dell'Hamilton, die spesso 
sconrono tre anni senxa che ivj cada una gocciola d' acq^a ; 
ma noi avemmo un fortissimo nembo di dirotta pioggia e di 
grandine, quantunque il termometro si mantenesse a 86* 
(25® , 98) • Le rugiade e le nebbie rendono il soggionio di 



vi^aeio 67 

Tatta assai spiaoerole in questa stagione^ e dicesi clie di giu- 
gno e luglio Ti sia ima polvere insopportabile . 

Traversanuno un paese deserto lungo il Buggar, uno dei 
grandi rami deU^Indoiy ehe jdistaceansi al di sotto di Tatta; il 
suo mmie deriva daHa- rapidità distruggitrice con cui scorre , 
poiché ha tanta fornii da srellere gli alberi * Da alcuni «mi. 
è stato abbandonato ; egli non aveva die 900 piedi di lar-* 
g^zza quando noi Io attraversammo al di sotto di Mirpur « 

Prima di dividersi <, l'Indo é un fiume maestoso, e lo con* 
templammo a Tatta con mcdto piacere* JLe sue onde sono 
sudicie e fangose; ha 9,000 piedi di larghezaa^ e 15 di prò-, 
fondita dall' una all' altra sponda . AUordiè lo vidi per la pri- 
ma volta, la sua superficie era agitata da furioso vento ehe 
inalzava i flutti ; d' allcM'a non fui più meravigliato che i na^ 
tarali avessero imposto a questo gran fiume il nome di De* 
m • mare del Sindhi • 

Al nostro ritomo ,. ci accorgemmo che- la maggior parte 
deUa popolazione era disposta a mostrarci assai più benevo*> 
lenza del govwno. Gli abitanti nutrivano intorno a noi stra* 
nissime idee : alcuni ci domandarono perchè pimnettessimo 
ai cani di leccarci le mani dapo il pasto , e <sey come i m^-i 
jali, mangiavamo indistintamente e gattt e topi • Molto Ì2h 
meotaronsi de' loro sovrani, siccome del Rovinoso vessatorio 
sistema d' imposte ohe sopra di Icnro pesata^^ e che loro ini*» 
Uva di coltivare una considerevol porzione di terreo fra 
Tatta ed il mare : immensi spazi di fertilissime terre resta- 
n' incotti, coperti di boscaglie e di tamariscbi che ioalzansi 
spesso aU' altezza di 20 piedi , e die ^ intrecciandosi gli uni 
cogli altri , formano impenetrabili siepaglie . Vedemmo ab- 
trove vaste pianure d -ispessita argilla, con- avanzi di fossati 
e di acquedotti presentemente trascurati, la duo giorni, noi 
raggiugnemmo la costa. 



L. 



68 BURNBS 

Arrianoci dice, che Alessandro, dopo aver esaminato il 
ramo deir Indo , parti nuovamente per Pattala , e discese 
per r altro ramo del fiunie che lo condusse ad — » un cer- 
to lago formato in parte dal fiume espanso sul terreno pia- 
no , e in parte da fiumane che vi arrivavano dalle contigue 
contrade e lo rendevan simile ad una baia del mare . » — 
Egli ordinò che vi si formasse un altro porto chiamato Xile- 
nopoli . Lo scopo di questo secondo viaggio al mare era 
di cercar delle baie e delle anse sulla costa, e di conside- 
rar quale de' due rami offrisse maggior facilità pel passag- 
gio della sua flotta; poiché, soggiunge Arriano : — » Era in 
» lui ambizione estrema di navigare pel mare dell' India in 
» Persia, onde provare l'esistenza d'una comunicazione 
I» fra'l golfo Indiano ed il Persico. >» Alessandro sbarcò in 
questo seno con una schiera di cavalleria , e camminò lun- 
go la costa in cerca di cale e di porti , ne' quali la sua ùoU 
ta potesse sorger sicura nelle tempeste . » Egli vi fece sca- 
n var de' pozzi per provveder d' acqua la sua flotta • » — 
Io dunque considero com' evidaite , che Alessandro discen- 
desse il Baggar ed il Sata, i due rami più considerevoli del- 
l'Indo di sotto a Tatta , e non entrasse mai nel Gotch , come 
è fidato supposto ; e penso , che nel suo viaggio di tre giorni, 
dopo essere sceso pel ramo orientale si fosse diretto all'ovest 
tra le foci, dovendo la sua flotta seguir questa via. 

Il 12 aprile , essendoci imbarcati su de' dundis , o navigli 
a fondo piano , del Sindhi , eomindanmio il nostro viaggio 
sull' Indo con infinita soddisfazione . La nostra flotta consi- 
steva in sei dundis ed in un piccolo legno inglese che ave- 
vamo condotto dal Cotch • I navigli dell' Indo sono simili al- 
le giundie chinesi, cioè d'una grande capacità e difficili ad 
esser guidate, e sono come case ondeggianti . Oltre le no- 
stre genti , questi legni portavano : i inropri marinari colle 



VIAGGIO 6» 

loro donne , le loro famiglie , armenti e pollame • In tempo 
di ealma, essi rimontano la corrente , tirati eoli' alzaia , va- 
le a dire con fimi attaccate alla cima dell* albero ; la celerità 
loro in questo modo é di un miglio e mezzo per ora; ma 
quando spira il vento, spiegano una gran vela quadra, e la 
loro celerità si raddoppia • Ci fermammo a Yikkar , primo 
porto sull' Hadgiamri , il quale fa un gran commercio d'es- 
portazione in grano; cinquanta dundi$ ed altri navigli di 
mare vi erano ancorati in quel momento. 

D 13, dopo essOT passati diversi piccoli seni, ne'quali per- 
eorrenuno otto miglia , entrammo nell' Uaniani ch'é il ramo 
principale dell'Indo; la sua larghezza é di 1,500 piedi e la 
profondità di 24. Le sue rive erano alternativamente sco- 
scese e piane, ed il suo corso tortuosissimo ; le sue diverse si- 
Duosità erano sovente marcate da rami di intersecazione , i 
quali partendosi dal ramo principale unisconsi ad altri rami 
del fiume; Le due rive non d mostravan die tamarischi, e 
le sole capanne dei pescatori indicavano ch'eravamo in un 
paese abitato • 

A misura che risalivamo l'Indo, la popolazione accorre- 
va da più miglia di distanza per vederci. Un Seid ritto sulla 
riva, dopo averci osservati con meraviglia, disse a'suoi com- 
pagni, in tuono da esser inteso da uno della nostra comi- 
tiva: — »» Ohimè! è finita pel Sindhi; ora che gl'Inglesi han- 
no veduto il fiume ch'é la via per conquistarlo! . .. Se un ta- 
le avvenimento debbe aver luogo , io son certo che la massa 
del popolo benedirà quel giorno fortunato ; ma egli sarà fu- 
nesto ai seid discendaiti di Maometto; poiché dessi soli, uni- 
tamente a'sovrani, traggon vantaggio e profitto dall'esistente 
ordine di cose. 

Entrando nel Sindhi, nulla attira l'attenzione dello stra- 
niero più della scrupolosa sollecitudine degli abitanti in os- 



70 BURNES 

servar le forme della religione , tali quali le furono prescrìt- 
te dall* arabo profeta. Si vedono da ogni parte grandi e pic- 
coli, all'ora fissata per la preghiera, volgersi verso la Mecca 
e far le loro devozioni. Io ho veduto un gondoliere abban<- 
donar la penosa occupazione di tinu* la barca contro la cor- 
rente e raggiunger la riva tutto bagnato e coperto di fango 
per eseguir le sue genuflessioni .Ne' più piccoli villaggi, ode- 
si la voce del muezzini, o banditore , die chiama i veri ere* 
denti alla preghiera ; e i yen musuhnani che sono in stato 
di poter udire il canto armonioso , sospendono i loro lavori 
per aggiugnere il loro amen alla frase solenne allorch'è ter- 
minata. L'effetto che questa scena produce, è piacevole ed 
imponente: ma, siccome già è stat' osservato in altri paesi 
pervenuti al medesimo grado di civiltà, le qualità morali 
del popolo non vanno del pari col fervore di questa devo- 
zione. 

n 15, a sera, lasciammo cader T ancora a Tatta*, dopo un 
felice viaggio che ci profittò un' esatta cognizione della na- 
vigazione dell'Indo ; nel Delta, essa è difficile a un tempo 
e pericolosa. L'acqua scorre con impeto dall'una all'altra 
riva, e ne corrode in modo le basi, che le sponde rovina- 
no sovente in masse tanto voluminose da seppellire un na- 
viglio. In tempo di notte la loro caduta produce un rumore 
terrìbile ed un (ìrastono simile a quello d'una batteria di 
cannoni. In un punto, ov'è un gomito formato dal fiume, 
r onda è si rapida , che vi forma una specie di vortice ; e tut- 
ti i nostrì legni , nel passarvi , giraron sopra loro stessi , spin- 
ti dalla rapidità della corrente. Avevamo dappertutto sei 
braccia d'acqua, ed in que'gorg^, se ne trovavan qual- 
che volta diciotto ; ma i nostri navigli evitavan la forza deUa 
corrente, e passavano da un lido alT altro per scemerc i 
punti meno profondi • 



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VIAGGIO 71 

Noi rimontavamo l'Indo nella stagione dei palla, pesce 
del genere del carpione, della grossezza dello sgombro e di 
un sapore simile a quello del salmone. Non si trova che da 
gennaio ad aprile, ne' quattro mesi che precedono il gonfia* 
mento del fiume, né mai più su riside del forte di Bakkan 
I paesani credono superstiziosanmite , che questi pesci ven- 
gano per amor di Khadgià Khizr, santo e celebratissiino per- 
sonaggio ivi seppdlìto ; e che procedano senza volger gianb- 
mai la loro coda verso questo sito santificato; il quale asser* 
to non può contraddirsi , atteso il color fangoso dell' Indo, 
n modo di prendere il palla è ingegnoso, ed è proprio, io 
eredo, di questo fiume* Ogni pescat<^e è munito d'una gran 
coppa di terra, superiormente aperta ed alquanto schiaccia* 
ta: egli vi si adatta su, e vi si sdraia orizzontalmente, si 
slancia nell'acqua, ove nuota o si spinge in avanti come una 
rana, conducendosi colle mani. Pervenuto in mezzo al fila- 
rne , ove la corrente è più forte , getta la sua rete , imme- 
diatamente al di sotto di sé stesso , quindi segue il filo del- 
l'acqua. La rete consiste in una borsa attaccata aduna pep- 
tica ; egli la diiude quando incontra la sua preda, che infil- 
za e pone nd coppo , e continua la sua pesca. Vi sono an- 
cora de' piccoli vasi senz' alcun orifizio , sui quali i pesca- 
tori si pongono ; cosicché vedonsi centmaia d' uomini , gio- 
vani e vecchi, occupati a prender de^ palla. L'arrivo di que- 
sti pesci cagiona mdita gioia, poicbò essi CcKmiscono un 
ano nutrimento per tutta la stagione, ed un'abbondante 
provvisione per tutto il rimanente dell'anno, dopo averli 
fttti seccare} in questo stato , n'esportano una grande quan- 
tità per i vicmi paesi. 

La mattina del giorno 18, ci fermanuno dirimpetto ad 
flaidersdbad, che è situata nell' intemo alla distanza di & mi- 
ngila. Dopo Tatta, eravamo stati favoriti da un vento forte 



72 BORGES 

abbastanza per aiutarci e risalir contro la corrente , con una 
celerità di tre miglia per ora. Dappertutto trovammo una poi* 
vere ìnsopportabOe : si poteva sempre scoprire un villaggio 
a' folti nuvoli che libravansi al disopra della sua situazione. 
Questa parte del Sindhi è ben conosciuta ; essa è consecrata 
alla sterilità dagli emiri , affine di soddisfare alla lor passio- 
ne per la caccia. Le rive sono recinte fino al margine dd- 
Tacqua, e T intemo di queste siepaglie è coperto di ginestre., 
di prunaie e di alcuni arirasti poco elevati, che sono sentire 
verdeggianti in virtù della natura grassa del terreno. Vede, 
vasi uno o due cammelli solitari, die tiravan dell' acqua per 
empiere alcune pozzanghere in quelle bandite , avendo an- 
nunziato r emiro ed i suoi parenti una partita di caccia ; i 
cervi spinti dalla sete a bevere V acqua di quelle lacnnette, 
vengon colpiti da un emiro nascosto in luogo opportuno . 
La specie di cervo, cui si fa la caccia nel Sindhi, è diia- 
mato hota patscia . 

Subito dopo il nostro sbarco, ricevemmo le visite di quat- 
tro deputazioni diverse, che si congratularon con noi da 
parte di Mir Murad Ali khan e della sua famiglia , pel no- 
stro arrivo alla capitale del Sindhi , e nel medesimo tempo 
ci presentarono le più grandi assicuranze dell' amicizia e del 
rispetto di que' principi pel governo britannico ; noi demmo 
convenienti risposte a tutti questi complimenti. La sera 
Aunmo condotti ad Haiderabad , e discendemmo al tonda o 
sia alla casa di Nabab , Yuli Mohammed khan , visir del Sin- 
dhi ; e siccome egli era assente , suo figlio fu nominato nostro 
mehmandar: furono erette delle tende, e ci furon mandale 
provvisioni d' ogni sorta : in verità, sarebbe stato difficile 
concepire , come le medesime persone che d erano slate lun- 
gamente ostili sulle coste di questo paese , fossero diventate 
poi gli ospiti nostri i più benevoli e cordiali ; grandi e piceo-* 



VIAGGIO 73 

li, ci colmavan tutti di gentilezze; i seid ed i khan, i servi 
e gM tsdobdar, ci recaron messaggi e c'indirìzzaron doman- 
de fino a notte avanzata ; e per dare mi' idea del modo di 
trattare gli affari nel Sindhi, non sarà superfluo dire^ che il 
bai1>iere , V uomo incaricato di rinfirescar l'acqua , ed il pri- 
mo ministro, ci flmmo indistintamente inviati con messag- 
gi relativi al medesimo soggetto. 

Il ceremoniale del nostro ricevimento fu ben presto acco» 
modato , ma non seaza, qualche manifestazione del carattere 
sindhiano ; dopo che ne fu mutuamente fissato il momento 
per la sera seguente , il nostro mdunandar venne allo spun- 
tar del giorno , per invitarci a seguirlo al palazzo : io par- 
lai dell' accomodamento che era stato concluso ; ma egli ra- 
gionò sopra ogni spiegazione con indiflferenza, e con stra- 
no linguaggio fece l'elogio della grande condescendenza 
del suo signore , che cosi presto accordavad una conferen- 
za, mentre che i vàkil, o inviati d'altri stati, dovevano spes- 
so aspettarla per più settimane: io risposi al khan, che di- 
verso dal suo era il mio giudizio sulla sollecitudine del suo 
padrone a darci udi^za ; lo assicurai che ciò io non riguar- 
dava come un favore , e che io anzi pensava , che l' emiro 
stesso dovesse andare in ogni e qualunque tempo fastoso di 
ricevere un agente del governo britannico . La mia risposta 
gTimpose silenzio ; ei non tardò a ritirarsi , e poco dopo ci 
fece {Nregare, onde fosse scusata la sua importunità , che di- 
ceva esser dovuta ad uno sbaglio. La fierezza de'Sindhiani 
dd>b' esser combattuta colle armi stesse eh' eglino impiega- 
no , e , per dispiacevole eh' esser possa una tale condotta , si 
riconoscerà che in tutto ciò che è relativo i negozii , essa 
ottien sempre il suo scopo : agli alterchi succedono le urba- 
nità e la gentilezza, e su tutto quel eh' è stato dispiacevole 
e fastidioso stendesi il velo dell* oblio • 



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74 



BURNES 



La sera fummo presentati all' einko da suo figlio Nessir 
Idian , che precedentemente d aveva ricevuti nel ino appar* 
tamento, per assicurarci della sua devozione al governo bri* 
tannico , e farci sapere in segreto , essere stato per interces*- 
sione di lui che avevuno ottenuto il passaggio attraverso 11 
Sindhi. Trovanuno l'emiro assiso in mezzo ad una sala, cir- 
condato da' suoi parenti ; alzaronsi tutti ai nostro apparire 
ed affettarono ona studiata uiiMmità: il principe lai diresse 
la parola, diiamìandomi per nome, e facandcmù nello stesso 
tenapo assidere al suo fianco sul medesimo guanciale : » Tu 
>» sei, disse, mio amico, e come uomo pubblico e come prì«> 
M vato, giaccbè tuo fratello (il dottor Giacomo Bumes) mi 
» ha guarito da una pericolosa malattia • Io ti prego d' o- 
» bliare le difficolti che hai incmitrato, ed i pericoli corsi, 
» e di considerarmi come alleato del f[ovemo britannioo 
>» e come pieno d' afiezione per te. Il lungo ritardo che hai 
» {NTovato prima di poter progredire , i^roviene dalla mia 
» ignoranza nelle cose politiche ; poiché riguardava il tuo 
» viaggio per ac4iua come un' infrazione a' trattati fra i due 
n Stati esistati: io poco m'intendo di afikri di tal fatta, 
V non essendo che un soldato occupato del comando di ire^ 
ì> cento mila Belutsci, al governo de' quali mi ha chiamato 
» Iddio • Or eccovi tutti e due nella mia capitale , e siete i* 
» ben venuti : la mia gran canoa di gaila vi porterà fino alla 
» mia frontiera ; i miei sudditi la tireranno a mano contro la 
» corrente; elefanti e palanchini saranno a vostra disposizio* 
» ne, se vorrete accettarli; e farò a gara con voi perchè ido- 
» ni del re della Gran Brettagna vadali sicuri al loro destilo. 
» Ho nominato il figUo del mio visir voiftro mehmaadar, 
» per accompagnarvi sino a' confini del mio territorio . >i 

Non giudicai esser necessario d' mitrare in spiegazioni col* 
l'emiro, né di fargli, in contraccambio la minuta enuiBera* 



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VIAGGIO 



75 



zione della nostra gente ; lo ringraziai delle dimostrazi(mi di 
benevolenza pel nostro governo e per noi . — » Io vedo con 
n gioia, soggiunsi, che T amicizia cbe sussiste fra i due st»- 
» ti ^ e che mi ha impegnato ad attraversare il tuo territorio, 
n è Stata appreziata nel suo giusto valore, giacdiè sarebbe 
» più che pazzia per un uomo privo d'una tale protezione, 
w di tentar la navigazione dell'Indo senza il tuo cordiale con- 
i> senso • Quanto agli ostacoli incontrati ed ai corsi pericoli, 
» io accerto Faltezza tua, che la predominante buona forto» 
» na della Gran Brettagna ha menato 9 nostro trionfo ; e 
n sebbene n<m sia dato all' uomo di sviare i perìgli del dmh 
» re , pure , per grazia di Dio , ne siamo felicemente scam» 
n pati , e non dubito che il governo die io servo non prò» 
n vi tanta soddisfozioae quanta io stesso ne provo , in sen<» 
» tir che tanto favorevolmente ci accogliesti * » <^^ Qui eU^ 
termine la conferenza, av^idcme l'emiro fissata un'altra pcar 
l'indomani; nella quale io doveva comunicargli le cose di 
natura politica, di cui il governo mi aveva incaricato. 

Io non mi tratterrò a dare una desmzione della corte 
del Sindhi; questa trovasi nella relazione del viaggio del 
Pottinger (i) ed in quella recentemente pubblicata da mio 
fratello (2) . Molto n' è oscurato il suo splendore , poidiè , setn 
ben l'emiro e le persone di sua famiglia brillassero per ma» 
gnifiche gioie, il palazzo e la sala d'udienza nulla oflHvano 
che richiamasse la nostra attenzione ; la sala era poco pulita 
e senza tappeti , piena di soldati malamente vestiti ; il remo- 
re e la polvere erano insopportabili. Più volte l'emiro stesso 
impose silenzio , ma tornò vano ; lo schiamazzo non lasciò 



(1) Ved. op. cit. in princ. 

(3) Nàrratim ofa viaii to th$ omurt of Sima», ky J«ni«f Barnet , *urgwm 
(0 th residence ofBhoqi. Edimbur^b, 1$31 , i voi. ìd-S» (Relazione d*una vi- 
iiu fatta alla corte del Slndhl , ec.) 



I 



76 BURNES 

sentire una parte della conversazione. Tuttavia venimmo in 
cognizione , che tutta questa folla era ivi riunita per darci 
un'idea dell'esercito delvSindhi: non si era trascurato, cer- 
to , di riempiere di gente ogni andito , ogni passo ; e quando 
uscimmo dal forte, i nobili che ci conducevano, si misero 
wì gran movimento » 

- Essendo tornati ai nostri alloggiamenti , inviai all'emiro i 
doni del nostro governo , che ccuisistevano in alcuni oggetti 
di manifatture europee, cioè un fucile, un paro di pistole, 
un orologio tascabile d'oro, un penduto, alcuni scicUU e delle 
tele d'In^ilt^ra; un paio d'eleganti candelabri di cristallo 
arruotato e dei parafuoco; e finalmente, de' libri persiani ma- 
gnificamente rilegati a Bombay, un mappamondo ed una car- 
ta deU'Industano, in caratteri p^'siani, reser compiuto il pic- 
colo regalo. Q principale emiro m'aveva precedentemente 
spedito due messaggi, per pregarmi di non consegnare che a 
lui medesimo gli oggetti ; e il possessore d'un tesoro di quin- 
dici milioni di lire sterline, distribuì con parziale ed avara 
mano fra i membri della sua famiglia, pochi doni che non va- 
levan che poche centinaia di franchi. Si compr^derà la bas- 
sezza di questo personaggio , quando dirò, ch'egli mi spedi il 
suo visir per indurmi a cambiare i candelabri ed il penduto, 
che non fan parte della mobilia d'un palazzo sindhiano, con 
altri oggetti che io aveva fra i doni destinati ad altri ca- 
pi. Io dissi al visir, che i doni che io portava avean per og- 
getto di far conoscere le manifatture europee , e che nxm era 
nelle leggi della conv^iooiza dare ad uno quel che apparte- 
neva ad altri. Questo rifiuto die luogo ad un secondo mes- 
saggio più insistente del primo ed al medesimo rifiuto per 
parte mia; ma tal modo di procedere basta a svelare il po- 
co sentimento di dignità e la poca delicatezza del gabinetto 
di Haiderabad. L'invio di qualche dozzina di piccoli vassoi 






VIAGGIO 77 

eoo fratta e confetture , ornati di foglie dorate, da parte 
de* diy^si membri della famiglia, terminò la giornata. 

L'indomani mattina di buon'ora, Mir Ismael sciah, mio 
de'Yisiri,enostromdmiandar,ci omdusse a udienza; cam- 
min ùboendo mi disse, che avrei fatto un gran piaeer» al- 
Foniro se avessi acconsentito di cambiare il pendulo! — h 
questa seconda conferenza vi fu più precisione e regolarità; 
essa fu soddislacentissima, avendo l'unirò acconsentito sen- 
za esitanza a' voti del nostro governo, appena gli furono co- 
municati. La conversazione che ne segui fu amichevolissi- 
ma; il principe mi diiese con premura le notizie di miofr»- 
tello, considerò con molt' attenzione il nostro vestiario, e la 
fonna e le penne del mio cappello a tre punte motto lo di- 
vertffono. Prima che gli dicessi addio, mi rip^ in termini 
sempre più espressivi tutte le sue proteste della sera prece- 
dente, e comunque problematica fosse la di lui sincerità, io 
mi congedai contentissimo di ciò ch'era accaduto, giacdiò 
sembrava ch'egli più non avesse idea di diflBcultare il nostro 
viaggio a Lahora. Mir Nessirkhan, figlio dell'emiro, mi re- 
galò una bella sciabola di Damasco, U cui fodero era di vel- 
luto rosso con ornamenti in oro: suo padre m'inviò una bor- 
sa di mille dnquecente rupie, scasandosi di wm aver una 
lama montata di suo piacere, e pregandomi d'accettarne il 
valore. Doipo tutti gl'inconvenienti a' quali fummo soggetti, 
non ci aspettavamo tanto buone accoglienze in Haiderabad • 

11 domane al mattino partimmo da questa città, ed an- 
danuno ad attendarci sulle sponde delle Indo, presso i no- 
stri legni. 

Le vedute delle vicinanze della capitale del Sindhi son 
belle e svariate ; le rive del fiume son coperte di grandi al- 
beri, e de' monti nel fondo del quadro riposan l'occhio, stan- 
co dalla monotonia delle aride e polverose pianure del Del- 



78 BUBRBS 

ta. L'Indo quivi è andie più maestoso che nella maggior 
parte de' luoghi situati più giù, essendo la sua larghezza da^ 
runa all'altra sponda di duemila e cinquecento piedi: un 
banco di sabbia, che si estende in mezzo al suo corso, è na- 
scosto sotto le acque. Pisola su cui sorge Haiderabad èarl- 
da, il terreno montuoso e ghiaioso; ed amiche i punti colti- 
vabili sono assai trascurati. 

Non posso aggiugner che poche particolarità a quelle già 
pubblicata su questa capitale d^ Pottingw e da mio fratello. 
La sua popdazione nim ascende a 20^000 anime; gli abi* 
tanti vivono in case o piuttosto in tuguri di torra: Fistessa 
residenza del principe è una dimora miserabUe ed faicomoda. 
Tanto il forte chela città, scmo situati sopra un montieello- 
gbiaioso: il primo consiste soltanto in uh muro, circondato 
da un fosso largo iO piedi e profondo 8, die un p<mte di 
legno attraversa. I bastioni, alti 25 piedi, son di mattoni e 
minacdan rovina. Haiderabad non è piazza da resistere; é 
facile impadronirsaM) con una semplice scalata. S'inalza nd 
centro del forte una torre massicda ma disunita dalle altre 
opere, die dcnnina la vicina campagna: quivi ò deposta una 
gran parte ddle ricchezze del Sindhi. Le acque dd Falaill 
isolano il terreno su cui Haiderabad è fabbricata; ma seb» 
bene questa riviera sia considerevole nd tempo della piena, 
il suo letto era quasi asciutto all' epoca dd nostro soggiornò 
in questa dttà, cioè nel mese d'aprile. 



34^:1® 



SOMMARIO 



DEL CAPITOLO TERZO 



PARTB.\ZA DA HAI DERA B AD— CANZOIIB DK* BARCA RCOU 
•IHDHIANI — StHUAN— MOTITI PER CREDER QUESTO ES- 
SER IL TERRITORIO DE* SI^DOMAKI— ANTICHITÀ DEL CA- 
STELLO — LUOGO DI PELLEGRI?(ACGIO — L*IXDO — AR- 
RIVO A KHIRPCR — UDIE^IZA DAL PRIIiaPB — CARAT- 
TERE DE'S0TRA51 del SI3IDHI — BARRAR — ALOR — 
EGLI fc PROBARILME.NTE IL REG!fO DEI MESSICANI . 



VIAGGIO 

DA HAIDERABAD A BAKKAR 




[ A mallìDa del 23 aprile « e' imbar- 
L canuno sulla canoa di gala dell'emi- 
Iro. I SindhiaDÌ chiamano <^9emlt le 
barcbe di Ul sorta, che sono como- 
ee colmile nella guisa stessa degli altri legni del- 
r lodo a fondo piano. Tutti questi legni smentivano deci- 
samente la descrizione che'J principe m'aveva fatto sì spes- 
so nelle sne lettere sul tristo stato de* bastimenti impiegati 
nella navigazione del fiume . 

Questo dgemti era lungo 60 piedi , ed aveva tre al- 
beri , sui quali alzammo altrettante vele, fatte con liste 



82 BURNES 

di tele aiteruativameote rosse e bianche . À ciascheduna 
estremità esisteva una capanna, ed una tolda le congiun- 
geva; ma, diversamente dai costume d* ogni altro paese, 
il posto d^ onore è sul davanti. La prua era in forma di 
chiosco, coperto di tela scarlattina, e provvisto di tendine 
di seta che impedivano agl^ importimi la vista dell'interno . 
Inoltre era il dgemti ornato di molti stendardi e di ban- 
deruole , alcune delle quali lunghe 40 piedi • La bandiera 
britannica sventolava sulla nostra gondola, ed era credo 
la prima volta che si apriva al vento sulP Indo ; il picciol 
legno che la portava era più veloce di tutta la flotta, 
lo ne spero favorevole V augurio , e M commercio della 
Gran Brettagna non tarderà a seguire la sua bandiera • 

Noi ci facevamo innanzi lietamente sul fiume, con un 
vento per lo più favorevole', tutte le sere lasciavasi cader 
1^ ancora , e piantavansi le tende sulla riva , contentissimi 
d^ essere al di là delle porte di Haiderabad • 

il primo maggio eravamo a Sihuan ; cosicché in otto 
giorni avevam percorso uno spazio di 100 miglia. Le rive 
del fiume, che sono poco popolate, e di più prive d' al- 
beri e di tutto ciò che può gettar della varietà sulla pro- 
spettiva , non ci oflTrivan che poco interesse • — U terzo 
giorno , cominciammo a scoprire all' oveat i monti Dgen- 
gar o Lakki , alta catena che arriva fino all' Indo a Si- 
huan . Il fiume , sebbene magnifico e maestoso , era so- 
vente diviso da banchi di sabbia e scorreva lentamente , 
non essendo la sua rapidità che di due miglia e mez- 
zo per ora . Uno de' nostri legni fu quasi sommerso per 
avere urtato in un tronco d' albero conficcato nel fango , 
caso non infrequente sull' Indo , del pari che ne' grandi 
fiumi dell' America , ove per ciò spesso succedono funesti 
risultamenti, soprattutto ai navigli che seguono la corrente 



L ... 



VIAGGIO 83 

dell^ acqua . La fortuna d^ essere scampati da una cala- 
mità, porse occasione a^ Sindhiani di congratularsene con 
noi • Ciascun giorno udivamo vantare la nostra felice stella ; 
il più comune accidente , il mioimo soffio di vento , o tut* 
V altra favorevole occorreoza , tutto era attribuito al no- 
stro destino. 

La nostra ciurma componeasi di sedici uomini : erano 
esseri felicissimi , camminando tutto il giorno nelF acqua ^ | 
facendo il loro uflBzio nuotando e giuocando allegramente , 
e di tanto in tanto ritornando a bordo onde goder delle 
delizie dell'Auto e del bang^ succo inebbriante estratto 
dalla canape per cui sentono appassionato trasporto . Essi 
preparan questa droga facendo passare il sugo espresso dai 
semi e dagli steli di questa pianta attraverso un pezzo di 
tela ; quand' è vicina ad esser posta in uso è simile all'a- 
cqua corrotta, e debb' esser molto perniciosa. 

Io crederei poter realmente annoverare le pipe di que- 
sti marinai fra gli attrezzi del bastimento, essendo esse 
fatte con un grosso pezzo di maiolica tanto pesante da non 
potersi alzare e situato a poppa ; colà si ritiran queste genti 
per aspirare il fumo della pianta , che la mescolanza del* 
l' oppio rende doppiamente nociva . 

i marinai del Siodhi anno musulmani e molto super- 
stiziosi^ la vista d'un coccodrillo al disotto di Haiderabad, 
è coA tristo augurio da non potersi obliare giammai : in 
quella piarte dell'Indo que' mostri stanno in profondi na- 
scondigli • 

Ne' casti e ne'cori usati da^ Sindhiani^ oasia cbe tirino 
i loro cavi, o sia che issino le loro vele, si manifesta un 
gran rispetto pe' loro jMuitoni • I marinai di tutti i pae^i so- 
no credo dediti aUa musica ; e quella dei Sindhiani seb- 



S4 BURNES 

bea semplicissima , offre de' tratti che non sono senza 
grazia . 

Allorché scoprimmo la moschea di Sihuan , i marinai , 
nella loro gioia , batterono il tamburo e cantaron molti 
versi, il cui suono aveva qualche cosa di piacevole , pas- 
sando lungo la base de' Lakka , monti che presentano un 
sassoso promontorio suir indo, in prossimità di Sihuan . 
' Questa città è situata sopra un terreno elevato , air e- 
stremità d' una palude a due miglia dalP Indo , sulP Àr- 
ral , ramo di questo fiume , che se ne distacca a Larkha- 
na • Sihuan è dominata air est da un singolare castello o 
poggetto di terra* La sua popolazione è di 10,000 anime. 
Sihuan è chiamata anche Siuistan , ed è città antica • 
Ha nelle vicinanze molte tombe e moschee rovinate, che 
annunziano la passata sua ricchezza; ma essa è gradata- 
mente decaduta , dacché cessò d' esser la residenza d' un 
governatore , che vi tenea corte allorché splendeva T im- 
pero mogollo . — La sua situazione presso i monti Lak- 
ka mi fa congetturar esser dessa Stndomana^ capitale degli 
stati di Sambo , radgiàh de' montanari indiani , e ricor- 
data dagli storici d' Alessandro . I Sindomani non posso- 
no essere gli abitanti del Sindhi inferiore , che é sempre 
chiamato Pattala , e '1 suo sovrano principe de^Patialani. 

Sihuan é celebre e venerata pel sepolcro di Lai Sciab 
Baz , santo personaggio del Khorasan ; egli vi fa sepolto 
sono circa secent' anni , e la sua tomba é in mezzo alla città, 
sotto un'alta cupola, alF estremità d'un ediflzio quadrango- 
lare, ornato di pietre dipinte in azzurro che gli danno un 
bellissim' aspetto. Un baldacchino di broccato d'oro, e doe 
altri di seta rossa, sono l'un dopo l'altro sospesi sopra la 
tomba ; e sulle mura che la circondano, leggonsi in grossi 
caratteri arabi le lodi del defunto ed, alcuni passi ddCora- 



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VIAGGIO 8ò 

no. UoTadi struzzo ^peime di pavone, palline di vetro, e 
fiori, fanno il complemento della decorazione di questo luo- 
go santo; ed i colombi, emblemi della pace, posan tran- 
quillamente e covano sui baldacchini che cuoprono le ce- 
neri deU'uomo virtuoso. I miracoli dì Lai Sciab Baz so- 
no infiniti, a prestar fede alle genti del paese. L^lndo obbe- 
disce alla sua parola, e niun naviglio oserebbe passar 
davanti alla sua tomba senza fare una propiziatoria obla- 
zione • Migliaia di pellegrini accorrono a questo venerato 
santuario, ed i monarchi del Cabul e dell^ India l'hanno 
sovente visitato. I tamburi che proclamano i meriti del 
santo, sono un dono del celebre persecutore Allah Eddin , 
che regnava nel 1242, e la porta d'argento del sepolcro 
attesta V omaggio e la divozione d' un defunto emiro del 
Sindhi • Gr indigenti sono giornalmente nudriti dalla carità 
de' stranieri ; ma T universale beneficenza ha infiacchito 
i costumi degli abitanti , che sono indolenti e depravati . 
L'Indiano partecipa del rispetto del musulmano per questo 
santo personaggio, ed insinua scaltramente che il nome di 
Lai è brahminico , e che i settatori di Maometto hanno 
associato alla religione del loro profeta il dio d'una fede 
che gli è estranea. Una tigre, che perTuinanzi viveva 
nelle vicine montagne , e che ora è confinata in una gab- 
bia presso la tomba , partecipa della generosità de' devoti . 
U pili singoiar' edifizio di Sihuan , e forse delle rive 
deU'Indo,è il castello rovinato che domina la città, e 
che, secondo tutte le probabilità, risale al tempo de' Greci. 
Consiste in un monticello di terra alto 60 piedi , circon- 
dato fin dalla base da un muro di mattoni. La forma di 
questo castello è ovale , la sua lunghezza è di 1,200 pie- 
di, il diametro di 730* L'interno presenta un mucchio di 
rovine , ed è coperto di frammenti di vasellame e di mat- 



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86 BURNES 

toni ; la porta, situata dalia parte delia città, è stata cen- 
tinata^ ed un taglio che V attraversa prova che il poggio è 
opera dell'arte. Veduto a certa distanza, questo castello 
ricorda il disegno della torre di Hadgilebi ia Bat^ilonia, che 
il Bich ha tiescritto nella sua interessante memoria sopra 
quest'antica città • 

Gli abitanti attribuiscono questo monumento ai secolo di 
Bader al Oramai ; poiché tutto quello che è antico o ma- 
raviglioso nel Sihdhi, si riferisce alla potenza dHma fata. È 
da notare, ctie P Arral passa lunghesso a questo castello ; ora 
Quinto Curzio ci fa sapere, che nel territorio del radgiàh 
Sambo, che io riguardo come la regione «he circonda 
Sihuan, — « Alessandro sMmpadronl della più forte città, 
» per mezzo d'uno scavamento fatto da' suoi minatori. » — 
Una così vasta rovina, situata in tale posizione, autorizaa, 
per quanto mi pare, a riconoscerla per la città^ » ove i Bar- 

• bari, ignari dell'arte dell'ingegnere, furono stupefatti 

• quando videro apparir tutto ad un tratto nel mezzo 
» della loro città i nemici , che sbucavano da un sotterra- 

• neo di cui non avean per P innanzi scoperto alcuna 
» traccia. * 

Una così forte posizione non potè probabiiissimameate 
esser negletta in tempi posteriori ; e vediamo , che sotto 
il regno dell' imperatore Humajrun , nel 1541 , questo mo* 
narca, non avendo potuto espugniur Sihuan, se ne aRon- 
tanb per intraprendere il disastroso viaggio d' Omareote. li 
suo figlio Acbar tettue assediata quella piazza per sette 
mesi, e sembra die dopo averla presa la smantellasse. — 
Si trovm molte medaglie nel castello di Sihuan , ma «m 
potei discoprir traccia deiraifabeto greco in una tranlina 
che n'esaminai; erano tutte monete musuloMM dei so* 
vrani di Delhi* 



VIAGGIO 87 

Al disotto di Sihuan circa 18 miglia 9 e dalia parte 
stessa del fiume ^ incootrasi Amri, villaggio , che credesi 
fosse anticameote una gran città, prediletta residenza 
d'antichi monarchi: dicono essere stata distrutta dalle 
acque dell'Indo. Vedesi frattanto in prossimità del vil- 
laggio un poggetto di terra alto una quarantina di piedi , 
che la tradizione indica come luogo di posa d' un re : egli 
ordinò che venisse ammucchiato il letame della sua caval- 
leria 9 e quest'è T origine del poggio d^Amri! Yedonsi nei 
dintorni alcune tombe, ma le sono evidentemente moderne. 

Noi ci fermammo quattro giorni a Sihuan : la tempera- 
tura era calda e soffocante ; il termometro segnava 112^ 
( 35<^ 52), ed a mezza notte non scendeva al disotto di 100^ 
(30® SO), a cagione de' venti caldissimi che spiravano dal- 
l'ovest, ove il paese è arido e montuoso . L' alta catena di 
monti che corre paralellamente all' Indo , dal mare fino nel 
centro dell'Asia, si unisce a' monti Lakka al sud di Si- 
huan , il che impedisce il passaggio de' venti rinfrescanti 
dell' Oceano . 

Noi abbandonammo Sihuan il 4 maggio, e ciò non 
avvenne senza qualche difficoltà, poiché non potevamo tro- 
vare abbastanza uomini per aliare i nostri battelli . Il meh- 
mandar , quantunque figlio del visir, e latore d'un firmano 
coli' impronta del sigillo dell'emiro, nulla potè sull'animo 
del calender , o sacerdote del sepolcro di Lai Sciab Baz ; 
questi obbiettava che un ordine simile non era stato dato 
giammai, e ch'egli non voleva obbedirvi • Alcuni uomini 
furono acciuffati ; ma i servitori del sacerdote snudarono 
le sciabole dicendo , che solo quando più non potessero ser- 
virsene avrebbero ubbidito . Noi non sapemmo nulla di 
quest'affare senonchè quando fu terminato; un accomo- 
damento operato da Seid Takki sciàh vi pose termine . 



88 B U R N E S 

Quando gli abitanti di Sibuaa seppero che sarebbero stati 
pagati della loro fatica , allora di buoa animo si presenta- 
rono prima della partenza : sotto il dispotico geyemo del 
Sindhi effettuandosi tutto per forza ^ i barcaiuoli di Sihuan, 
air approssimarsi del dgemti , o eran fuggiti dalla città o 
pure si eran refugiati nel santuario credendo che si esi- 
gerebbero gratuitamente i loro servigi • 

Il giorno dopo la nostra partenza da Sihuan, Moham- 
med Gohar , capo Belutsci 9 venne ad incontrarci alla testa 
d^una schiera d^ agenti confldenziali di Mir Rustam khan, 
emiro di Khirpur: erano stat^ inviati da una distanza di 
80 miglia , alla frontiera , per congratularsi con noi sul 
nostro arrivo ed assicurarci della divozione del loro so- 
vrano versoli governo britannico. Noi non ci aspettava- 
mo dimostrazioni di tanta benevolenza nel Sindhi , e per 
conseguenza ce ne compiacemnio moltissimo. Questa de- 
putazione ci recò un^ abbondante provvisione di castrati , 
di farina, di frutta, d'aromati , di zucchero, di burro, di 
ghi , di tabacco , d' oppio e di molt' altre cose che f uron di- 
vise fra le nostre genti. I castrati furono scannati e cotti; 
il riso ed il ghi furon subitamente convertiti in saporite 
vivande, e credo che ognuno volgesse a Mir Rustam 
khan sinceri ringraziamenti; ma io non mi sarei imagi- 
nato giammai, che tutto questo non fosse senonchè il prin- 
cipio d^ una serie di festini che quotidianamente nelle tre 
settimane che restammo sul suo territorio si successero . 
Mohammed Gohar era un vecchio decrepito; aveva la 
barba rossa , ed un'elegante cintura gli circondava la vita. 
Durante tutta la conferenza, e' non si potè mai ricomporre 
dalla meravìglia , essendo la prima volta ch'ei vedeva gli 
Europei . 



VIAGGIO 89 

In segno dì riconoscenza per le officiosità di Mir Rustam 
khan 9 gì' indirizzai la seguente lettera scritta in lingua 
persiana 9 la quale dark un saggio dello stile epistolare di 
questo paese, che ho per quanto m'è stato possibile fe- 
delmente imitato . Dopo aver fatti i primi complimenti , 
proseguii in questi termini: — » M'affretto d'annunziare 

> all'altezza tua, eh' io son arrivato a' conflni del tuo pae- 

• se in compagnia del rispettabile SeidTakki sciàh, che 
■ mi ha scortato fin da Haiderabad da parte di Mir Mu- 
» rad Ali khan . Siccome da lungo tempo ho inteso parlar 

• di tua altezza , da' viaggiatori che dal Gotch vanno al 

• Sindhi, si è questo per me un motivo di reputarmi fé* 

• lice 9 per essere arrivato sul tuo territorio ed aver con 

> sicurezza condotto i doni , che sono stati graziosamente 

• destinati al maharadgiah Rendgit*Sing da Sua Maestà 

• il re d' Inghilterra , potente pel suo rango, terribile co- 

• m'il pianeta Marte , grande e magnifico monarca, alto 

• nel grado quanto Dgemscid , elevato in dignità come 

• Alessandro , non eguagliato da Dario , giusto come Nu- 

• scirvan, grande come Feridun , ammirato come Giro, 

• rinomato come il sole , distruttor della tirannia e del- 

• r oppressione , giusto e generoso , pio e devoto , favorito 
» dal cielo, ec. ec; possano i suoi stati estendersi per 
» sempre ! 

» È noto, che quando un amico viene nel paese d'un 

• amico, questa è un' occasione di gran felicità : ecco il mo- 

• tivo per cui ho scritto queste poche linee; ma quand'avrò 

• il piacere di vederti la mia gioia si accrescerà. 

» Io aveva scritto la mia lettera fino a questo puoto, 
» quando il rispettabile Mohammed Grohar, uno di quelli 
» che godono della confidenza dell' altezza tua , è qui ar- 
» rivato per informarmi de' tuoi sentimenti di rispettò e 



VII. 



12 



90 10ftNE8 

» 4' amiciiia per il governo britaimteo^ • pit>darmi Dame- 

V rose prove della tua ospitalità. E d'uopo èhe lo ti dica 

* che me ne miio molto rallegrato ? Tali civiltà aimaBiia- 

• DO ki grandezia . • 

Dopo un viaggio di dieci giopii alrivatnlno a Bakkar ; 
ma aoi ebàrcalftmo in distanza d' aldude miglia da foeeta 
fortezaa ^ onde prepararci per la nostt'a visita ai capo di 
Khirpdr^che ei aveva tanto benevolmente aoooki entrando 
nel soo paese ^ Noi avemmo occasione d' osservare i Sin- 
dhiamnel risalila il fimne^ e facemmo ({nanto ptìt potemmo 
per impegnarli ad avvicinarsi ^ concedendo fide al piti in* 
fifbo villano il permesso dì venire a bardo per vedèire i ca- 
vjdii. La massa del popolò è quasi selvaggia^ ed estrema- 
ibente ignorante ; ma le sue guide spirituali ed i Seidi , 
CI discendenti del profeta^ ttiostraron d' aver delle cogni- 
zioni é deirindipendenza^Àvendo domandato ad una schie- 
ra di Seidi di quali emiri fossero sudditi , mi fu risposto: 
» Noi non riconosciamo altro padrone che Dio, ohe ci dà 
« de' villaggi e tutto quel che desideriamo . » lo fui colpi- 
to dalla famigliarità che Iregna fra gli nomini di questa 
dlasse nel Sindhi ; poicbi non si pub stnpporre che nna si 
considérevol tribà discenda in diretta linea dall'arabo pro- 
feta « I mendicanti del Sindhi sono molestissimi ed estre- 
mamente importuni : ricorrono ad ogni sorta di dimostra- 
zioni per ottenere la elemosina; strappan Torba e le fron- 
de co' denti ^ masticano il fango e la rena per eccitar la 
compassione • 

Noi avemmo frequenti relazioni « e spesso ci trattenem- 
mo colle clasri superiori della società. Alcuni di questi Sin- 
dbiani mostraron dell' interesse per l' oggetto della nostra 
missione a Lahora ; ma essi prestavan poca fede alla no- 
stra sincerità j condUcendo cavalli per una strada^ ch>ssi 



VIAGGIO 91 

eredeyaiio non essere stata praticata dal tempo di Noè in 
poi , Ci affollayano con mille domande sopra le nostre usanf- 
se : segnatamente il vecchio Mobammed Goliar era com^ 
preso da orrore, pensando alle nostre disposizioni relative 
al matrimonio, e mi supplicò perchè in avvenire lasciassi 
(Crescere la mia barba. Si potrà avere un^ idea del suo sape- 
re dalla domanda che fece, cioè, se Londra fosse inferiore 
a Calcutta: non ostante , egli era un piace voi compagno; 
io mi divertiva a sentirgli cantar le lodi de^soldati del Sin* 
dhi, che diibrivano, secondo lai, da quelli di tutto il rer 
sto del mondo, riguardando come un onore il combattere a 
piedi. I sentimenti di pietà che alcune persone manifestavan 
per noi eran veramente piacevoli ; esse si scandalizza- 
vano in sentir dire , che ci servivamo di setole di porco 
per pulirci i denti : piìi volte mi esortarono a mettere da 
parte la sella inglese , che riguardavan come poco eoqvet 
niente , e come qualche cosa di peggio che mettersi a nu- 
do sul dorso del cavallo • 

In questa parte del suo corso, Plndo è chiamato Sira, 
per distinguerlo dal Lar , che è la sua denominazione al 
disotto di Sibuan; questi due vocaboli belutsci, signiflcanq 
nord il primo e sud il secondo; ciocché spiega in modo 
plausibile Torigine delia parola Strae o Khosa , nome della 
tribù che abita il^eserto ali^est ; perchè questa popolazio- 
ne venne primitivamente da Sira, nella parte superiore 
del eorso dell^ Indo . Mehran^ comune appellazione di quo* 
sto fiume nell' India, e presso gli stranieri, è sconosciuta 
nel Sindhi . L' acqua delP Indo è considerata preferibile , 
per tutti gli usi della vita , a quella che si attinge da^pozzi 
di quella contrada : quando si prende dal fiume è sudicis*» 
sima; male p^r^one facoltose la lascian riposare affinchè 
precipiti la fanghiglia di cui è carica. 



92 BURNES 

. Suirindavi son poche chiatte, ed è cosa piacevole il ve- ^ 
derlo attraversare dagli abitanti so delle pelli e sa fasci di ' 
canae: sovente un uomo con un branco di bufali discende 
cosi una distanza di 15 a 20 miglia, preferendo questo mo- I 
do di viaggiare alF incomodo di camminar lungo le rive • 

Al disopra di Sihuan , si prende il palla con delle reti 
sospese alla prua di piccoli battelli , che servono egual- 
mente d^ abitazione al pescatore ed alla sua famiglia . La \ 
donna , che ordinariamente è robustissima , maneggia il 
remo da poppa , onde trattenere la barca in mezzo alla cor* \ 
rente, e tiene spesso tra le sue braccia un fanciullo, mentre j 
il marito suo uccide il pesce . 

Sembrerà cosa strana la presenza dei delfini tanto tonta* ' 

i 

no dal mare, eppure si vedono trastullarsi nel fiume; fi- 
no air altezza di Bakkar , essi sono d^ un color più grigio 
di quelli deir Oceano. l 

Avrei dovuto dire , che prima d** arrivare a Bakkar ave* 
vamo ricevuto la visita del nabab Uii Mohammed khan I 
Laghari^ uno de'visir delSindhi; egli c'era venuto incon- 
tro da Scicarpur. Questi era un vecchio di 72 anni , decre* 
pito , e suir orlo della fossa : ci accolse con particolare be- 
nevolenza, e per le sue attenzioni si cattivò T animo no^ 
stro: mi fece dono d'un cavallo e d'un ricco lunghi. 
Egli ci disse con tutta franchezza, che P emiro si era la* 
sciato vincere da non buoni consigli nelF averci si lun- 
gamente trattenuto nel Basso indo, e ch'egli aveva scritto 
a questo principe in modo pressantissimo, perchè non si 
compromettesse per tal maniera di procedere . 

Noi avemmo afllora un'eccellente occasione per vedere un 
capo belutsci sul suo suolo natio : egli era seguito da un 
magnifico equipaggio di tende e di tappeti, da tre seggiole 
portatili , e da circa quattrocento uomini : una schiera di 



VIAGGIO 



93 



ballerine faceva egualmente parte del suo corteggio. Fum* 
mo obbligati la sera a sentir nostro malgrado gli urli di 
questi artisti per più di due ore ; ma ciò che rendeva que- 
sta scena maggiormente disgustosa , si era che di tanto in 
tanto tracannavan buone dosi di fortissimi liquori, a fl- 
ne dicevan^esse di schiarare la voce; poi flniron per es- 
ser pressoché ubriache . Frattanto era quasi impossibile 
dar segno del minimo disgusto per questo spettacolo, giac- 
ché , sebben' egli non fosse in alcun modo di nostra sod- 
disfazione 9 pure ci veniva offerto colla speranza di render 
più piacevole il divertimento. Le genti che avevamo con 
noi , e che sommavano allora a cento cinquanta , furono 
S[dendidamente regalate dal Nabab , che ci trattenne per 
due giorni presso dì lui • 

La mattina del 14 sbarcammo ad Àlipur, piccolo vil- 
laggio ove incontrammo Feth Khan Ghori, visir di Mir 
Bustam Khan, che questo principe mandava a incontrar- 
ci da Khirpur . Era costui un uomo attempato di dolci 
ed affabili maniere ; la barba bianca come neve , e i ca- 
pelli rossi gli davano un^ aria singolare . Egli ci accolse 
con cordiale bontà ; ci assicurò eh' il suo signore aveva 
provato un sentimento di viva soddisfazione sapendo il no- 
stro arrivo , perchè da lungo tempo desiderava collegarsi 
più strettamente col governo britannico , ed ancora non 
avev'avuto la fortuna di vedere alcuno de' suoi agenti • 
Egli ci disse che Mir Bustam Khan non aveva la preten- 
sione d'essere l' eguale d' una nazione si grande e sì po- 
tente come la nostra , ma eh' ei sperava poter essere an- 
noverato fra coloro che facevan voti per la sua felicità , e 
che eran pronti in ogni occasione a prestargli i loro servi- 
gi. Feth Khan disse inoltre , che il territorio di Khirpur 
formava nel Sindhi uno stato assolutamente distinto da 



94 lURNBS 

quello di Haiderabad ^ e mi pregava di rammeotarinl di 
questa circostaoia.Noa fui sorpreso di questa dichiara* 
ziooe, poiché aveva giudicato ch^egli avesse quatehe cosa 
in mira, dietro le premure datesi per compiacermi. Assi«* 
curai il visir, ohe siccome era mio dovere mi compiaceva 
delle attenzioni del suo signore , e promisi che nella nostra 
conferenza ci saremmo intrattenuti su queste materie . Il 
visir aveva seco una seggiola portatile per eondarmi in 
gran pompa a Khirpur, donde eravamo lontani 14 mi* 
glia; r indomani facemmo ingresso in questa città. 

Dietro tutto ciò che ho raccontato , è facile Imaginarai 
la nostra conferenza con Mir Rustam Khan : egli ei ricevè 
assiso sopra un guanciale di broccato d^oro, sotto un bal« 
daccbino di seta ; era circondato da' membri della stia fa* 
miglia, quaranta de^ quali, del sesso mascolino, nati in 
linea diretta da suo padre, eran' ancora viventi. Eravi 
maggior pompa e migliore apparato che in Haiderabad ; 
ma egual disordine , egual remore , Ricambiaronal i eom* 
plimenii d'uso in simili circostanae v ringraziai il principe 
de' contrassegni di ospitalità e dei buoni uffici che avevamo 
costantemente ricevuto sul suo territorio . rr- Mir Rustam 
Khan è in età di circa cinquant'anni^ isuoi capelli e la 
sua barba erano completamente bianchi ; r espressione del* 
la sua fisonomia ed i suoi modi erano d' un'estrema dokez* 
za^-T- Tanto egli che 1 suoi parenti , erano talmente ooeu* 
pati a contemplare il nostro aspetto ed il nostro vestiario, 
che parlavan pochissimo. £' ci pregò di ritornar la sera, 
che vi sarebbe stato minor rumore e minor confusione , ai 
Qhe volentieri acconsentimmo. Prima di uscire gli diedi 
il mio orologio , e poi gli mandai un paro di pistole, un ca- 
leidoscQpo e diversi oggetti di manifattura europea, che 
gli cagionarono iaOnito piacere. — Era quas* impossibile il 



VIAGGIO 95 

penetrar fra la calca; non v'era però disordine; e nelfav* 
Tieioarci fummo con grandi acclamazioni salutati . Nulla 
parve fare impressione maggiore fra queste genti delle 
penne de^ nostri cappelli t • che razza di galli 1 » dicevansi 
fra loro 4 Fino a una distanza di 600 piedi dal palazzo , se 
posso servirmi di tale espressione per le fabbriche di terra 
del Sindhi) dilungavasi una fila d'uomini in arme : una qua- 
ranllaa àveano alabarde ed erano i guarda boschi o cac- 
ciatori del principe!, 

Ritornammo la sera preéso V emiro : egli era assiso sopra 
dn terrazzo coperto di tappeti di Persia ^ e circondato dai 
suoi numerosi parenti come la mattina. Mi parlò lunga- 
mente del suo rispetto pel governo britannico ed aggiunse , 
ch^il suo visir m'aveva certamente informato de' suoi 
sentimenti: sbirciò un poco il mehmandar di Haiderabad, 
che 9 secondo le mie osservazioni) avea fatto il suo possi- 
bile per impedire il nostro colloquio^ e quindi cambiò di^ 
scorso. M'indirizzò un'infinità di quesiti sull'Inghilterra 
e sitila sua potetiza, osservando che anticamente essa non 
era tia<ione tanto bellicosa . Egli avea sentito dire che po- 
chi secoli addietro , noi andavamo nudi col corpo dipinto 
con diversi colori . Mostrò molta curiosità sulla nostra re- 
ligione, e quando gli ebbi detto che io aveva letto il Co- 
rano, mi fece ripetere il Koloma^ o professione di fede 
musulmana in persiano ed in àrabo, e ne provò inespri- 
mibil piacere . Egli disse che la nostra grandezza derivava 
dalle nostre cognizioni sugli uomini, e dalla nostra sol- 
lecitudine in occuparci delle cose altrui siccome delle no- 
stre. Egli esaminò la mia sciabola, che non era che di 
mezzana grandezza, adattat^alla cavalleria, ed osservò che 
poteva far poco male ; i6 risposi che quest' arme era ca- 
duta in disuso , ciocché diede luogo ad un'esclamazione ed 



9ii B U R N E S 

un sospiro in molle delle persone presenti. Eravi (anta 
dolcezza ne' modi deir emiro, eh* io non sapeva persuader- 
mi d'essere alla corte d'un principe belutsci. Dimostrò 
un vivo dispiacere per non poter noi restar presso di lui 
almeno un mese: — • ma poiché, continuò a dire, voi 

• siete determinati a proseguire il vostro viaggio senza di- 
> lazione , bisogna che accettiate il mio legno di gala e il 
» figlio del mio visir, per accompagnarvi fino alla frontiera. 

• Finché sarete sul territorio diKhirpur, accettate lade- 
» bole ospitalità d^un soldato bel usci • > — Così era soli- 
to qualificarsi. Quanto alla sua ospitalità, ch^ egli tanto 
abbassava, se ne giudichi da quanto segue: dava ogni 
giorno otto o dieci castrati ed ogni altra sorta di provvisio- 
ne per centocinquanta persone ; e durante il nostro sog- 
giorno a Khirpur , egli mandava due volte al giorno un de- 
sinare per noi di settantadue piatti di vivande indigene, 
alcuni de' quali eran deliziosi; la cucina ne era molto 
succulenta, ed il tutto servito in argenteria. Le molte at- 
tenzioni usateci a Khirpur ci fecero partir con dispiacere 
da questa città. Prima della nostra partenza, l'emiro e la 
sua famiglia c'inviarono due pugnali^ due belle sciabole 
con ornamenti in oro massiccio . La lama d' una di queste 
sciabole fu valutata ottanta lire sterline ; ricevemmo inol- 
tre molte pezze di tela e di seta fabbricate nel paese, e final- 
mente una borsa di mille rupie , che non ricevei, allegan- 
do per motivo che io non aveva bisogno di cosa veruna 
per sovvenirmi delle bontà di Mir Rustam Khan • 

L' Elphinstone (1) ha fatto l'osservazione: » che i 



J) Il Burnes cita sovente i'Elphinstone, il quale fu inviato nel 1S08 in 
ambasceria presso il re di Cabul. Il racconto di questa legazione trovasi 
nell'opera intitolata: An account of CabtU and it$ dependenciei , ec. Lon- 
don 1815, 1 voi. in-4.o, con una gran carta e molte tavole. (Relazione del 
regno di Cabul e sue dependenze . ) 



VIAGGIO 97 

• eapi del Sinìdhi sembrao'esser de' barbari della specie 
» pia rozza, senz' avere alcuna delle Yirth de' barbari. » — 
Credo che qaesto ritratto sia somigliantissimo, quantunque 
la famìglia dell' emiro di Khirpur non sembri meritare un 
tale rimprovero; ma i capi di questo paese vivono unica- 
mente per loro stessi ; essi nuotano nelle ricchezze, ed i 
loro sudditi sono immersi nella miseria: professano un 
eccessivo attaccamento per V islamismo, e non trovasi per- 
tanto una bella moschea neMoro territori. In Haidera- 
bad , città fabbricata sopra uno scoglio come in ogni al«> 
tra parte, essi fan la preghiera in templi di terra: sembra 
ch'eglino ignorino tutto ciò che riguarda T eleganza o il 
comodo d'una- casa e del viver domestico. 

1 Belutsci sono una razza di barbari d' una specie par- 
ticolare; ma sono barbari valorosi. Fin dalF infanzia, 
vendono educati nel mestiere delle armi ^ ed io ho veduto 
de' fanciulli di quattro o cinque anni , figli di capi , passeg- 
giar altieramente con una sciabola ed uno scudo di piccole 
dimensioni, dati loro da'genitori per inspirar in essi cosi di 
buon^'ora ih gusto della guerra. Questa tribù non compone 
che una piccola parte della popolazione del Sindhi ; i pa- 
cifici abitanti la detestano a cagion della sua condotta im- 
periosa , e nel medesimo tempo essa odia i principi che re- 
gnano su di lei. Sarebbe difficile concepire un sistema di 
governo più detestato da tutti i suoi sudditi di quello 
degli emiri del Sindhi , e questo sentimento non è in alcun 
modo mascherato; poiché noi udimmo l'espressione d'un 
ardente speranza, in ogni parte di quella contrada, che 
noi fossimo i precursori della conquista, l' avvanguardo 
d'un'armata che s' impadronisse deV paese. La persona degli 
emiri è tutelata contro i pericoli dal- numero degli schia- 
Ti che si tengon d' intorno; questi chiaHumsi khaskheli^ 



j 



vn. tJ 



98 BUflNES 

godono della eoufid^iza de^ loro paditMii e di Bon poca 
{)arte d'autorità; eglino sono «chiai^i erteditart) formano 
una chsse distinta nello stato, e non si noaritano che fra di 
(loro. 

II giorno 19 pervenimmo a Bakkar, ch^èuna forteua 
a 15 miglia da KUrpuf y fabbricata sc^ra una rupe selcio- 
sa in mezzo alPiodo, avente sulla sinistra d^l fiume la 
città di Rori e quella di Sak^ar sulla destra • Non era a 
supporsi cbe P emiro ci accordasse il permesso di visitare 
questo preteso baluardo della sua frontiera, ed io non vol- 
li insistere in una domanda, cbe, siccome bene scorge- 
va ^ riusciva piuttosto molesta*, noi passammo però da- 
vanti alla piazza , ed avemmo favorevole occasione d' esa- 
minarla, tanto da terra cbe dal fiume. LMsola ha 2,400 
piedi di lunghezza-, è di figura ovale, e quasi intieramente 
occupata da fortificazioni , cbe hanno più somiglianza coi 
lavori d'Europa che con quelli dell' India: veduta dalla ri- 
va dall'Indo, essa presentasi nel suo migliore aspetto; le 
sue torri sono^q^asi tutte adombrate da grandi alberi, e la 
palma lascia cader le sue foglie flessibili sui bastioni e sulle 
moschee . — Molte altre isolette sono in vicinanza di quel- 
la ; sopra una di e$sse sorge la tomtMi di Khadgià Khizr , 
cantone musulmano, sotto una cupola cbe molto contribui- 
sce alla bellezza della scena . 

Al disopra di Bakkar, Plndo si divide in due canali, 
larghi 1,300 piedi ciascheduno, e le sue acque s'infran- 
gono con violenza e fracasso contro li scogli chele rinchiu- 
dono • Nel tempo delle inondazioni, la navigazione di que- 
sta parte del fiume è pericolosa, per esperti ed arditi cbe 
sieno i barcaiuoli di Bakkar. — Rori è dirimpetto a questa 
fortezza , sopra un selcioso precipizio alto 40 piedi : alcu- 
ne delle sue case , che sono altissime , sporgono al disopra 



VIAGGIO 99 

delie acque in modo , che gli abitaaii possono attingerne 
dalle finestre ; ma T^è inoltre una via fatta a scalpeBo nel 
masso , per cui posson provvedersi di quest'oggetto di pri- 
ma necessità senza pericolo alcuno . L'aftra riva deirindo 
non è coA ripida come quella di Rori • Una preziosa reli- ! 
quìa 9 una ciocca de' capelli di Maometto , rinchiusa in 
una scatola d' oro, attira i pellegrini musulmani a Bakkar , 
quantunque gH abitanti sien per la massima parte bra- 
bmini. 

La sera stessa del nostro arrivo , avemmo una curiosa 
conferenza sulle rive dell'Indo col visir di Kbtrpur , cbe, 
per ordine di Mir Rustam Khan, ci aveva scortati fin la, 
ed invfgflava perchè ci fossero somministrati i battdii • 
Dopo d' averci chiesto d'essere ricevuto appartatamente , 
riprese 3 soggetto deHa conversazione e ci disse, che il 
soo padrone l' aveva incaricato di proporci un scrienne trat- 
tato d'amicizia col governo britannico, a quelle condizio^ 
ni che questi indicherebbe. Fece inseguito l'enumerazio- 
ne de' principi yicini che l' esistenza loro dovevano a una 
tale alleanza, come il capo de'Daudputra, il raual di 
Dgesselmira , it radgiàh di Bicanir , ec. ec. ; e terminò con 
una perorazione piena di gravità , nella quale espose, es- 
sere stato predetto dagli astrologi e depositato in iscritto 
ne^ loro libri , che in un tempo futuro gì' Inglesi verrebbe* 
ro in posoesso di tutto il paese delT India; predizione, che 
Mir Rustam ed egli stesso erano persuasi che si realizze- 
rdibe, quando gl'Inglesi domandassero a' capi di Khir- 
pnr perchè non fossero venuti a protestare delia loro 
fedeltà • fe procurai , ma invano , di rimuovere i tristi 
vaticini ddl ministro ; e dichiarai la mia incompetenza 
per immischiarmi in un affare di tanta importanza com'è 
un trattato fra due stati, se prima non ne rieevessi tina 



100 BURNES 

proposizione dall^ emiro io iscf ilio munita del suo sigillo ; 
ed aggiunsi , che farei conoscere al mio governo i voti 
ch^ erano stati espressi , cui sarebbe grato sapere aver es- 
so tali amici. — Ciò piacque non poco al diplomatico: mi 
pregò di non obliare quel ch^era accaduto, e volle che 
gli promettessi di scrivergli dopo la sua partenza, e d^ir- 
rorar così 1^ albero deli^ amicizia , affinchè un tale oggetto 
finalmente si effettuasse ; > poiché il cielo e le stelle proda- 
» mavano la fortuna delP Inghilterra ! » 

Non fu questo il solo incidente intervenuto a Bakkar ; 
noi vi ricévemmo ancora la visita d^ un Afghano , nobile 
d^alto lignaggio, ch^era stato spedito come ambasciatore 
al gòvernator generale da sciàh Mahmud , per 1^ innanzi 
re di Herat; egli se ne tornava alla sua patria per la 
via del Sindhi e del Mekran , giacché lo stata tumultuoso 
deir Afghanistan , smembrato, glMmpediva la via ordi- 
naria . Era costui uno degli uomini più belli che avessi 
mai veduto di quella nazione : la sua barba ondeggiante 
scendeva fino alla cintura • Calcutta e le sue meraviglie lo 
avevano incantato ; molte delle nostre usanze erano state 
da lui adottate: servivasi d^una sella allMnglese per ca- 
valcare ; ma siccome erasi potuto accorgere, che que- 
sta era fatta in parte con pelle di porco, me T offri, pre- 
gandomi di accettarla, giacché non avrebbe osato portare 
un oggetto simile nel suo paese, e non se ne sarebbe più 
.servilo. Io ricusai pulitamente l'offerta, e fui dolente 
eh' egli fosse stato istruito de' materiali che componevan 
la sella , giacché amando le nostre mode , egli non po- 
teva introdurle nella sua patria • Prima di congedarsi da 
noi mi chiese la mia spazzola inglese , che io con piacere 
gli concessi, e non credei necessario fargli sapere che in- 
vece della pelle , egli avea le setole delF animale immondo • 



I VIAGGIO 1(M 

I 

I Egli andò beato del dono • e nel partire mi offrì io contrae* 

i 

! cambio la sua seggiola portatile . 

Mi spiacque essere stato la causa remota dell' afflizione 

I di spirito di queir Afghano ; pare infatti eh' egli fosse stato 
istruito della natura delle materie ch'entravano nella com- 

1 poridone della sua sella da TakkJ scikh , nostro rnehmaa- 
dar sindhiano, che gli aveva rimproverato la sua impuri- 

j tk : quest'era un Seid , e uno de' più scrupolosi musulmani 
che avessi mai conosciuto; era figlio di Mìr kmael sciàh, 

I oriundo di Persia, intelligente, istruito, civilissimo: avem» 
mo a dolerci della perdita d'un uomo cosi piacevole; ci ab- 
bandonb a Bakkar, essendo temporariamente incarica- 
to dell' amministrazione del distretto di Scikarpur duran- 
te l'assenza del nabab suo fratello. Il suo carattere era 
stranamente svisato dalla bacchettoneria e dalla supersti- 

\ zinne j esente da pregiudizi , ed anche scettico su tutte le 
altre materie, non v'era nelPislamismo miracolo abbastanza 
assurdo, che la sua gran fede non ammettesse. Fra diverse 
altre favole che mi raccontò, assicurommi, che quando 
l'imam Hossein fu decapitato da gli Yezidi , un cristiano 

i avendo loro rimproverato d'aver ucciso il loro profeta, 
uno di loro avventoglisi contro ; incontanente il cristiano 

; presala testa dell'imam, se la collocò sul petto, ed essa 
proBunziò la formula sacra : • Non v'è altro dio che Dio, 

I » e Maometto è il suo profeta ; • ciò che fece tosto tacere 
il tradltor musulmano • 

Durante il mio soggiorno a Bakkar , visitai le rovine di 
Alor, che passa per essere stata la capitale d'un regno 
possènte, governato da Dalora Raè-, Rori, Bakkar e Sak- 
kar sono surte presso il sito che occupava quella città ; il 
regno estende vasi dair Oceano aCasmira, edaCanda- 
har a Kanodgi , e dividevasi in quattro grandi vice-reami . 



102 B U R N E S 

Diu , nel Kaltivar , è nomiiiato espressamente come uno 
de^ suoi porti . Alor cadde sotto le armi masuimane Ad 
dal settimo secolo delibera cristiana: Mahommed Ben 
Gassim 9 luogotenente del califfo di Bagdad 9 che invase 
r India per cercar vi oroamenti per T harem del suo sovra- 
no 9 se ne rese padrone secondo quanto si ha da un mano- 
scritto persiano. Trovasi il racconto circostanziato del» 
F istoria di Alor nel Tsciolce nameh^ libro persiano, che 
contiene gli avvenimenti accaduti nei Sindhi e credesi au- 
tentico, li suo titolo deriva dal nome di Dahr Bhi Tscio- 
tee 9 Brahmano, sovranodi Alor. 

Le rovine di questa citta si riconoscono ancora lungo l 
sassosi colli a 4 miglia al sud-est di Bakkar ^ esse sono 
oggi indicate da un misero casaletto, ove esistono alcune 
tombe quasi rovinate. Di tuttM monumenti delF antica cit- 
tà altro non resta , che un ponte basso a tre arcate di 
pietra e mattoni, chiamato il Bend d^Alor Àr&r^ egli 
traversa una vallea, che formav' anticamente il letto d'on 
ramo delFIndo , onde le acqua, dopo aver fertUiisato il de* 
serto ed ess^r passate per Amercote e Locpot , gettavansi 
nel mare ; esse trovano ancora uno sfogo per questo ca- 
nale nelle grandi inondazioni . 

Il racconto della battaglia che decise della sorte di Alor 
e spense la vita ed il regno dei Daiora Raè , somministra 
alcuni schiarimenti sui costumi di quel tempo. Il Brabmino 
comparve con una schiera d^ elefanti; egli era assiso sopra 
uno di questi animali con due donne di sorprendente bel- 
lezza che gli mescevano il vino e gli preparavano il betel . 
I musulmani incapaci d'oppor resistenza agli elefanti, 
abbandonarono il campo di battaglia, onde far provvigio- 
ne di materie combustibili . Essi empierono le loro pipe, 



VIAGGIO 105 

e tornati indietro , slaDCiarooo del fuoco coDtro gli elefan- 
ti, che spaventati fuggirono io disordine (1). Il radgiàh 
fu ucciso nel conflitto, e ie sue due figlie , vergini an- 
cora e più belle deU^ aurora, furono inviate a Bagdad, 
come adequati ornamenti per V harem del luogotenente 
del profeta. — LMstoria di queste due principesse è 
degna d'osservazione* Pervenute alla città santa, esse di- 
ehiararoDO, che il generale, nelP ebbrezza della sua vitto- 
ria, le aveva disonorate ; il califfo spedì neir istante V ordi- 
ne della sua morte : V innocente musulmano fu cucito vi- 
vo nella pelle d'un animale ed in questo modo traspor- 
tato dalle rive dell' Indo a quelle del Tigri . Le sue ossa 
essendo state esposte neir harem, le figlie di Dahr Bin 
Tsciotce volontariamente confessarono la falsità della loro 
accusa , aggiugnendo esser contente di morire allora che 
avevan potuto vendicar la morte del loro genitore : esse 
furono strascinate per le vie di Bagdad fin a che non esa- 
larono rultimo respiro. 

Noi abbiam parlato dello splendore del regno di Alor, 
governato dai Brahmini 6no al settimo secolo dell'era vol- 
gare • Io credo , dietro gli storici monumenti, che sia il 
regno Musicano, che aveva de' Brahmini per sovrani, ed 
era il più ricco ed il più popolato dell'India. Alessan- 
dro vi costruì una rocca , • perchè dessa era in vantag- 
» giosa situazione per tenere in freno le vicine nazioni • » 
Fu pure in quel luogo stesso , che, dieci secoli più tardi , 
Mobammed Ben Cassim soggiogò i Brahmini, che da gran 
tempo aveaoo scosso il giogo dei Macedoni . La prosperità 
dol regno di Alor a quest' ultima epoca, conferma la proba- 



(1) Apparirebbe da questi particolari, che a quell'epoca fosse già in uso il 
fumare; probabilmente avranno fumato del beng, giacché il tabacco non é 
stolto conosciuto che dopo ia scoperta dell'America. 



104 B U R N E S 

bìlità della sua antica opulenza • Bakkar è il Mansuràdel* 
1^ Ayio Akberi . Si è pure supposto che la fosse Minagor, ma 
tale congettura sembrami erronea . Arriano nel suo Peri- 
plo parla di quella citta come della metropoli del Sindhi; 
le merci vi pervenivano risalendo il fiume • da Barba- 
» rikè, porto situato sul ramo medio deirindo.» Pro* 
babilmente non si è osservato, che Minagor corrisponde a 
latta , siccome un fatto singolare ma convincente addi- 
mostra . I Radputi Dgiahredgi del Gotch, che diconsi 
originari di Tatta, indicano invariabilmente questa città 
col nome di Saminagor, di cui Minagor è evidentemente 
un'abbreviazione. Io riguardo T identità di Tatta adi Mi- 
nagor come manifesta, quantunque Fautore del Periplo 
non nomini mai Pattala. Ritscel h fors' il porto di Barba- 
rikè. GP istorici d'Alessandro non ci dicono il nome del 
paese de' Musicani ; non ci fanno sapere che quello del so- 
vrano. — La posizione di Larkhana sulla riva opposta del- 
rindo, è ben distinta come attenente al paese di Ossicano, 
famoso per la sua fertilità, giacche fu di là che Alessandro 
fece partire i suoi soldati invalidi per traversare il paese de- 
gli Arcati Q de' Drangi , e raggiugnere la Carmania eh' è il 
Kerman. La grande strada dell'ovest parte da Larkhana e 
attraversa i monti di Kelat per le gole di Bolan, ed è la stra- 
da del Kerraan. I moderni abitanti delie rive dell'Indo, non 
hanno conservato intorno alla conquista dei Macedoni al- 
cuna tradizione , valevole ad aiutare le investigazioni so 
pra un soggetto che suscita un si vivo interesse tra le na- 
zioni incivilite. 






SOMMARIO 

DEL CAPITOLO QUARTO 



PAWmaZA DA BAULAR — CURIOSITÀ DELLA POPOLA- 
ZlOHR— ARRIVO A* COXFIXI DSL SI?n>HI — BUON A CON- 
DOTTA DILLA SCORTA — l3(«RR8SO !fBL TERRITORIO DI 
kHAUAL KHAH— 81 ABBA3IDONA L*INDO A MITTAX — 
■PPRTTO DI QUBSTO FIUMI SUL CUMA— NATIGAZIOIfK 
SOL TSGRlfAR — DICIDBim A UTCH— CO?rFBRB?(ZA CON 
BHAUAL KHAN ■ !IB«OZIAlfTI DI RHAUAL— STORIA D' CT- 
GH — HOSITAfilfK — SI PASSA DATANTI IL SBTLRDGB . 
PARTICOLARITÀ* DB* DUB FIUMI — INGRESSO NBL PABSB 
DI RBRDIIITSUIfi—ONOBBTOL'ACCOGLIBNZA. 



vn. 14 



PAESE DI BHAIAL KHAK 



fljfl|^± U^^H DDì 21 maggio noi parti niDO da Bik- 
g ^^Lr^jJ^^g kar : — «Teamo cambialo i «Mtrì 
n.fc«, battelli coD altri chiamati xoAmi, 

che od SiDdhi inferiore noa s'asano. Eisi fono di forma 
oUoBga, riloadali nel davanti e oel di dietro , e coatmiti 
eoa legno di tali, i di cui pezai aoa confcìiuiti per mezso 
di barre di ferro invece di citiodi , la quale operaaìoDeM 
fa con molta ^"tt^iM : alenai di questi legni soperano gli 
ottanta piedi in lunghtir* , topn venti di largiieiza ; sono 
a fondo piano, ed hanno maggior celerità de' dundit, 
qnaotonqne non aM>ijno che od solo albero . La descrìzia' 
■e dc^ battelli de' quali Alesuidro u lervi per travor* 



I 
108 B U R N E S ! 



tarala. sua cavalleria, mi fa pensare che fossero zbo- 
rak , che infatti sono ben adattati ai trasporto delle trup- 
pe. Arriano dice 9 ch^ erano rotondati, ed aggiugne che 
non soffrirono alcun danno 4opo d^avw àbbiuidonato 
Vldaspe^ mentre i bastimenti lunghi perirono: la loro 
particolare costruzione debb^ essere stata originata dalie 
rapide correnti , che i Macedoni incontrarono al confluen 
te deWAcestne e délT Idaspe . 

La curiosità degli abitanti delle due sponde dell^ Indo era 
eccessiva : uno della folla cMnvitòa fermarci e mostrar- 
ci, giacché dessi non avevan mai veduto uomini bian- 
chi nel loro paese ; quindi , in virtù delle buone acco- 
glienze che ci erano state fatte , fummo costretti a farci 
vedere. L'uomo che aveva parlato soggiunse: » Io ho ve- 
• duto sciah Sciudgia , ex-re di Gabul ; ma un Inglese non 
» mai. » — - Il nostro aspetto , non è mestieri if dirlo , gli ca- 
gionò infinito piacere , come pure alla folla, della quale 
egli era Foratore: *Bismillah! (in nome di Dio!)» era 
r esclamazione che usciva da ogni bocca al nostro appari- 
re . Noi ci sentivamo ogni giorno quaHAcara di re e di 
principi ; e le donne non erano meno eariaae àe^ uomiid: 
i loro orecchini sono grandissimi ; delle tarehine vi sono 
attaccate o sospese ; imperocché queste pietre nelle vici- 
nanze del Kfaorassan hanno poco valore . Debbo citare, fra 
le donne, le Sindanie o Bebis, che discenéemo da Man- 
imetto; esse vanno velate o piuttosto vestite d^un manto 
bianco the ne ricuopre tutta la persona , con delle aper* 
ttire guemite d'un retino per gli occhi e per la boeca; 
sono totte mendicanti, ed importunissime per le loro voci- 
ferteioni intente ad ottener delle limoaine : una banda di 
quenste donne, -giaccliè vanno a schiere, acoorgendoii 
lc1i''io non mi -curava di soddisfare aHe loro richieste, esi- 



■V- 



' VIAOGIO iO) 

bì 9 per sollecitare la mia carità, un attestato scritto al se* 
poterò di Lai Sciàh Bai a Sibuan • padre Maorique , 
che alcuni secoli fa percorse le rive dell' bMÌo , muove 
lamento nella sua relazione contro le fragili donne che lo 
nelestaroQO per la via . Ai nostri tempi , il vestiario delle 
meretrici cbe incontransi in tutti i luoghi più ragguarde* 
voli di questa contrada, darebbe vantaggiosa idea deUe rie* 
chezze del Sindhi ; ascoltar lascive canzoni , è uno de' po- 
chi divertimenti degli abitanti di questa regione, seppure 
non è il solo. Queste donne seno notabilmente belle, e spie- 
gano un entusiasmo ed un'anima che quelle dell'India non 
conoscono. 

Tre giorni dopo la nostra partenza da Bakkar, arri- 
vammo in vista delle montagne del Gotch Gondava, 
lontane un centinaio di miglia dalla riva destra dell' In- 
do; Gondavi fu il nome designato pel picco più alto . 
Quivi entrammo in una regione abitata da diverse tri- 
bù di Belutsci , da lungo tempo dedite alle rapine ed al 
bottino ; ma le loro imprese sono state arrenate dalla ere* 
scente potenza de' capi di Khirpur : noi non avemmo a 
provarne oitac<rio od insulto; anzi ricevemmo da mol- 
ti una visita amichevole • Il modo di salutarsi tra loro, 
generale fra i Belutsci , ha qualche cosa di particola- 
re: nell'avvicinarsi atto straniero, io prendono per la ma- 
no; ^indi accostano la loro spalla destra alla sua spalla de- 
stai, eppoi la sinistra alla sinistra; ed in seguito pronunzian 
le par^ : » Tu sei il ben venuto • , — cui succede una mezza 
deszina di frasi ^ come queste : > Sei tu felioe? Ti va tutto 
> favorevolmenle? Stanno tutti bene, grandi e pìccoli, figli 
» e cavalli? Tu sei il ben venato! > 

In pochi giorni noi fummo lontani dai Befaitsci e fuori 
degli stati del Sindhi , poiché nella sera del 26 gettammo 



no BURNBS 

le ancore in distanza di 30 miglia al nord di Sabzalcote ^ 
città di confine fra gli stati del khan de' Daudputra e quel- 
li degli emiri del Sindhi. Il nostro viaggio era stato estre- 
mamente rapido, perchè il vento fu favorevole o fresco; noi 
preferivamo navicare per i rami meno considerevoli del 
fiume, ond'evitare la 'violenza della corrente principale •! 
battelli vogavano con celerità; ed infatti avevamo percor- 
so 120 miglia in sei giorni , salendo il fiume • 

Mir Nessir khan , figlio del principale emiro di KUrpur^ 
ci diede quivi un banchetto di congedo ; egli ci aveva da- 
to durante il viaggio molte prove di urbanità • Dopo aver 
tutti partecipato allo splendido convito , i nostri legni tro- 
varonsi pieni di mandre di pecore donateci . Io scrissi let- 
tere di commiato agli emiri ed a^ loro principali ministri ^ 
e risposi a diverse persone ; giacché sarebbesi potuto dire, 
che la mania dello scrivere si fosse cacciata nelle teste di 
tutti i nobili del paese , non avendo io rioevuto meno di 
sei lettere per giorno . Queste missive eraoo straboccanti 
di metafore e di esagerate espressioni intomo alla nostra 
salute e alla nostra sicurezza , e d^ una quantità di luoghi 
comuni sui vantaggi dell' amicizia; e tutte ripetevano che 
una lettera equivale ad una mezza conferenza • 
Fra le abitudini d' Europa e quelle dell'Asia, ninna dif- 
' ferenza è più notabile che nella corrispondenza. Gli Orien- 
tali aflBdano ad un segretario la cura di scrivere e di esten- 
dere le loro composizioni , limitandosi a dirgli di fare una 
lettera d' amicizia , di felicitazione , su tale o tal' altro sog- 
getto; e vi appongono quindi il toro sigillo, per lo più 
senza leggere : se V impronta non è leggibile ^ si può ave- 
re a studiar lungamente ed invano per sapere ehi sia il 
corrispondente , poiché nella sua lettera egli non si nomi- 
na mai . 



1 VIAGGIO Hi 

i 

i Io dtei a^capi di Khirpur , nel mio dispaccio , che in 

grazia della loro bootà e della loro amicizia , noi eravamo 
arriyati senz^alcon sinistro e con una celerità senza esem- 
pio 9 contro la corrente del fiame ; e pensai che fosse bene^ 
per r istruzione deir emiro di Haiderabad , V aggiungere 
che fin dair Oceano V Indo era navigabile, ed eravi dapper- 

i tatto acqua sufficiente . — NelF abbandonare il Sindhi, io 
non portai buona opinione ne del carattere , né della poli- 
tica di quel principe^ ma noi non dovremmo giudicare un 
tal uomo colla regola stessa che serve per gli Europei; sen- 
za dubbio egli aveva fondati motivi per non permetterci il 
viaggio per acqua. 

Mi separai con dispiacere da' nostri amici di Khirpur, 
non avendo noi che a lodarci della loro ospitalità e bene- 
volenza ; ed ebbi perfino a durar fatica per ottenere di ri- 
compensare i barcaiuoli : Enaiet Khan Guri , nostro meh- 
mandar , diceva essergli stato ordinato d' impedirlo , non 

avendo il suo signore altro desiderio che quello di compia- 

■ 

j c^e al governo britannico • Quest' uomo era di gran lun- 
ga inferiore al Seid, nostro anterior compagno ; ma s' egli 

! cedeva a quello per intelligenza e sapere, lo superava 
per sincerità e probità ; requisiti ben altrimenti pregevoli . 
Di qui noi rimandammo con vivo dispiacere lanostrascor^ 
ta sindhiana, che ci avev'accompagnati fin dalle foci dell'In- 
do • Questi militari parevano aver concepito dell'afletto per 
noi , e ci accompagnavano con straordinaria gaiezza nelle 
nostre passeggiate, tanto a piedi che a cavallo; al momento 
della nostra partenza , eglino vennero con noi fino alla ri- 
va deir Indo , esprimendo ad alta voce la loro riconoscen- 
za per la nostra bontà, e pregando pel nostro felice viaggio 
e per la nostra prosperità . Eglino erano in numero di ven- 
tiquattro, de' quali dodici Belutsci e dodici Dgioki, che 



112 B U R N E S 

SODO una tribù di montanari in proMimità di Gorasci. lo 
8Ò che non avevamo fatto grandi cose per maritare una 
tale gratitudine , poiché dessi non avevano ricevuto al- 
tre che una paga addizionale d' un mese 9 cioè otto ru« 
pie a testa , per ritornare nei loro paese distanto 350 mi* 
glia. Alcuni chiesero d'accompagnarci finoaLahora; ma 
lo stesso principio che ci aveva determinati a prenderli 
a stipendio nel Sindhi ^ ci decise eguahnento a prendere a 
nostro servizio uomini del paese nel quale entravamo , e 
puntamento ricusai la loro offerta • Eglino ucddevan per 
noi dell' uccellame ^ ed eran sempre pronti a prevenire i 
nostri desideri . Non avemmo che a lodarci della toro one* 
sth ; nel nostro viaggio attraverso ad estranio paese , pro- 
tetti da uomini cui niun legame ci univa, e ch'erano 
stati tolti da' campi per venire con noi 9 non smarrimmo 
la più piccola cosa. 

I naturali de' paesi vicini , e gli uomini delia classe su* 
periore del Sindhi, hanno singolari idee sugli effetti del 
nutrimento degli abitanti di questa contrada , i quali più 
che altro mangiano dei pesce . Credono che questo cibo 
infievolisca l'intelligenza^ e sovente, per scusar l'igno- 
ranza di qualchedono, dicono, eh' egli non si nndrisee d'al« 
tro che di pesce . Le genti della classe inferiore , nel Sin- 
dhi , vivono unicamente di pesce e di rìso ; e il pregia* 
dizio di cui parlo debb' essere antichissimo : giacché si 
racconta, che un imperatordi Delhi , avendo domandato 
ad uno straniero venuto alla sua corto di qual paese e' fos- 
se , questi rispose : • di Tetta • . A questo il monarca gH 
voltò le spalle : ma lo straniero rammentandosi della voi* 
gare prevenzione contro la sua patria , riprese alli stan- 
te : — • ma non sono mica un mangiapesci » — 



L. 



VIAGGIO 113 

10 oon sono io caso di disciitere Id questione per sapere, 
flÉo a qual punto l^abìtudine dì mtdrirsi di pesce fnflneli- 
zar possa r intelfigenza de' SiodlriaDi ; Hia bo osservato pe* 
rè cb^essa influisce in modo ben manifesto suUa popolazio* 
ne; giacché le rive dellUado sono brulicatoti di bambini. 
La soaxura è il più gran difetto che un Europeo possa 
rimproverare a'Sindhiani: la religione gli astringe a ve- 
stirsi d'abiti di cupo colore; ma pochissimo si conformano 
a^preoetti del profeta circa le abluzioni. 

11 cambiamento di vestiario degli abilanti'gfà mi annun- 
ziava che io aveva cambiato paese : dopo la nostnf par- 
tenza da Bakkar avevamo incontrato molti Afghani e mol- 
ti Cabuli; gli Stivali d' alcuni di questi stranieri, fatti di 
pelle a variegati colori e com e tigrata , sembravan cosa al- 
quanto strana sulle gambe d^ un vecchio a lunga barba . 

Nella sera del 27 noi uscimmo dal Shidhi , e dopo aver 
risalito il dame per alcune miglia , fummo incontrati da 
Gbolam Khadir Khan-Nabab, personaggio di rango ele- 
vato, che Bahnal Khan, capo dei Daudputra, nel ter- 
ritorio del quale già avevam fatto ingresso, aveva spedito 
verso di noi per complimentarci. Era questi un vec- 
chietto a pancia rotonda e dMlare fisonomia: ci disse esse- 
re stato spedito per esprimerceli contento che il suo si- 
gnore provava per la nostra venuta; e ci recava nel me- 
desimo tempo una lietissima notizia, ed era, che una flot- 
ta di quindici battelli era stata riunita e preparata per 
traversare il paese de' Daudputra, e che inoltre il Khan 
aveva fatto equipaggiare un battello espressamente per 
noi : egli aveva egualmente per noi una borsa di cento 
rupie, e ci soggiunse d'essere ìneombeiisato rimettercene 
altrettante ogni giorno. Io ricusai tpiesto dono aggivgnen- 
do, che il denaro ci era inutile in un luogo, ove facilmente 



VII. 1 5 



114 BCJRNE8 

eran soddisfatte non solo tutte le necessita , ma anche i co- 
modi della vitac^eran somministrati dair ospitalità del suo 
padrone. Fummo ben presto in familiarità co' nostri nuovi 
ospiti : la sera arrivammo al villaggio della frontiera , ove 
ci fermammo ; molti Daudputra vennero per vederci ; il 
loro aspetto differisce da quello de' Sindhiani '^ eglino por* 
tan de' turbanti di tela fatti a pieghe rotondi e stretti . 

Il 30 maggio, la nostra flotta composta di 18 battelli, 
abbandonò l'Indo a Mittancote, ove questo fiume riceve 
le acque de'confluenti riuniti del Pendgiab: come per ricor- 
darci ìà sua grandezza , era quivi più largo che in qualun- 
que altro luogo del suo corso , distendendosi più di 6,000 
piedi dall'una all'altra sponda: noi gli dicemmo l'ultimo 
addio ed entrammo nel Tscenab , VAeesines de' Greci. 

Alessandro Magno discese questo fiume fino al suo con- 
fluente coli' Indo; ma sulle sue rive non si è conservat'al- 
cuna tradizione di tale avvenimento . I Sindhiani designano 
Gabul come il teatro delle sue gesta; fu là, essi dicono, che 
Sekander il Persiano si distinse per moltememorabili pro- 
dezze. In Oriente come in Occidente, vi sono stati secoli 

di tenebre che hann' oscurato la verità, e sostituito io un 

• 

linguaggio poetico le favole orientali ad uno dei fatti i più 
autentici dell'istoria, com'è il viaggio d'Alessandro sul- 
l!Indo. Mittan è una piccola città a un miglio circa di di- 
stanza dall'Indo j io son di parere ch'ella occupi il sito 
d' una delle città greche , la cui vantaggiosa posizione deb- 
b'aver fissata l'attenzione del macedone conquistatore. 

Nel Sindhi inferiore , le tribù pastorali vivono in case 
di canne, e vagano da un luogo ad un altro . Nelle regioni 
della parte superiore del fiume, elleno hanno delle abita- 
zioni alte da 8 a 10 piedi al disopra del suolo, ond' evi- 
tare l'umidità e. gl'insetti che vi si generano: queste case 



VIAGGIO 



115 



SODO egualmente di canna e vi si entra per mezzo d^una 
scala: le sono piccole capanne, assai pulite, abitate da tribù 
erranti che frequentano le rive del fiume fino alPepoca 
deir inondazione . Erodoto racconta, che nel tempo del- 
V escrescenza del Nilo , gli Egiziani dormivano dentro pic- 
cole torri. Gli abitanti delle rive delPIndo hanno idee 
singolari circa r azione di questo fiume sul clima; credo- 
no ch^ egli generi un vento continuo, e quindi cercano 
un^ abitazione presso le sue rive, poiché il caldo nel Sin- 
dhi è sofibcante. 11 padre deir istoria emette esso pure il 
sentimento che V istessa cosa fosse del Nilo ; ed è cosa cu- 
riosa che una simile opinione regni fra gli abitanti del Sin- 
dhi : infatti , io son disposto a credere , che un vasto vo- 
lume d^ acqua corrente debba rinfrescar V aria dei luoghi 
situati sulle sue rive ; e dicesi di fatti , che il calore cre- 
sca a misura che si va lontano dal Nilo . 

Noi pervenimmo a Utch , ove le acque riunite del Se- 
tledge e del Beyah , quivi chiamato Gorra , gettansi nel 
Tscenab . 11 nome di Pendgned ( i cinque fiumi) è incogni- 
to ai naturali; navigavamo allora sul Tscenab (Acesines) 
perdendosi il nome de' cinque fiumi in quello del più con- 
siderevole . Ora (quest'osservazione è notabile) Arriano 
cita espressamente questo fatto : • L' Acesine conserva il 
» suo nome, fioacchè, ricevute le acque di tre altri fiu- 
» mi, si scarichi nelP Indo. » Il Setledge ( Hesudrus ) non 
è menzionato dagli storici d' Alessandro . Questi fiumi 
riuniti, formano un corso d'acqua magnifico, uè le rive 
del Tscenab sono ingombre dalle folte selve di tanfarischi 
dell' Indo ; ma eran ornate da innumerabili borghetti , spe- 
cialmente dalla parte del gran fiume, giacché i ricchi pa- 
scoli vi attirano i pastori • 



"T r i»ip» p r p wm^ 



1,16 BCJANES 

Il Dostjro arrivo a IJtcfa essendo stato pia sollecito di 
quello che si potesse supporre 9 il giugoere imfprovviso di 
noi produsse uo incidente , che avrebbe potuto aver serie 
coasegUien^e. Le truppe 4i Bahual Khan erano accampate 
sulla riva del fiume ; il giorno era fosco , ed esse presero 
la nostra flotta per Tarmata dei S<eiki che avevan minacr 
ciato un^ iovasÙHie . Un colpo di cannone ed una scarica di 
fucili arrestarono il corso del battello che formava Tavanr 
guardo ; ma fu ben presto rìeonosciuto : allora la pena , ii 
dispiacere che ne seguirono ci divertirono alquanto *, e ere*» 
dei che 1 rammarico e le scuse non finissero più . 

Utch ò a 4 miglia dal Tsceoab in una fertile pianura 
ombreggiata da bellissimi alberi : componesi di tre città di*- 
stiate^ a qualche centinaio di piedi V una dair altra , e cir- 
condate tutte da un muro di mattoni attualmente in rovi^ 
na. La popolazione è di 20,000 anime. Le strade sono 
strette; delle stole distese per traverso le riparano dal sole: 
nelPinaieme questa è una citta piuttosto meschina. 

Fummo alloggiati in un giardino pieno d'alberi fruttiferi 
e di fiori , ciocche costituiva piacevole cambiamento 9 io 
confronto de' battelli ove eravamo stati confinati. Già ci 
disponevamo a partire per far visita al Khan, che era a Di 
rauai , nel deserto , quando fummo sorpresi dair arrivo 
d* un messaggiero, il quale ci annunziò, che questo principe 
aveva percorsa una distanza di 60 miglia, per risparmiarci 
la pena d' andare a trovarlo ed a fine di dimostrare il suo 
rispetto pel governo britannico , ed era già arrivato a 
Utch ! questo messo ci recava un capriuolo , che il Khan 
aveva uceiso e ci pregava .d' accettare ; siccome ancora 
quaranta vasi di sorbetti, altrettante confetture e fratta 
secche, ed un sacchetto di 200 rupie, che mi pregava di 



VIAGGIp in 

distribuire io eienDaiDe, per segoaiire il fausto avveni- 
jneuto dei nostro arrivo • 

li di 3 giugno 9 la maitioa) fummo a visitare Babual 
Khan , ctie era alloggiato in una cospicua casa , alla di- 
stanza d^ un miglio dalla città. Egli e' inviò una scorta di 
truppe regolari^ con cavalli, portantine e vetture diverse , 
una delie quali merita d^ esser descritta : consisteva questa 
in una seggiola abracciuoli, sormontata da un baldacchi- 
no di tela rossa, portata da due cavalli, uno avanti, Pai* 
tro dietro : era la piti incomoda macchina che imaginar si 
potesse, giacché i cavalli non potevano che difficilmente 
svoltare , e vedevasi che volentieri non accomodavansi a 
tal soma. Noi passammo davanti ad una fila di 600 sol- 
dati vesti di rosso , turchino , bianco e giallo; entrando nel- 
la detta casa, fummo salutati da una salva di diciotto colpi 
di cannone: le porte eran guardate da ufficiali e da capi . Il 
khan era assiso io una corte aperta, il cui pavimento era co«* 
perto da tappeti : non aveva seco che una diecina di per- 
sene; si alzò e venne ad abbracciarci. Egli domandò con 
molta premura le notizie deir Elphinstone, per mezzo 
del quale, diss'egli, un* amicizia sincera e durevole era 
stata conclusa fra la sua famiglia e il governo britannico. 

Bahual Khan è uomo di bell'aspetto, d^una trenti- 
na d'anni, alquanto serio ma affabilissimo e di distinte 
maniere; durante il nostro abboccamento, egli teneva 
una corona nelle mani, e continuava la conversazione, 
contandone i grani» Egli molto si dilungò sull'onore che 
Rendgit-Sìng riceveva coi doni del re della Gran Bret- 
tagna , e non cercò in modo alcuno di nascondere i suoi 
s^timenti pel Maharadgiah di Lahora , che non sono punto 
benevoli . Ben diverso dalla maggior parte degP indigeni, 
il khan sembrava schivare ogni materia politica: egli ci 



ItS BURNES 

mostrò i suoi schioppi ^ e ci spiegò il modo di far la cac- 
cia ai capriuoli , che è V esercizio suo prediletto , ed es^ 
presse vivo desiderio che lo accompagnassimo alla sua re- 
sidenza nel deserto. Fummo meravigliati e contenti della 
sua bontà e della sincerità che ci aveva dimostrate • La sera 
ci mandò i certificati che V Elphinstone avea consegnati al 
suo avo , perchè da noi fosser letti ; i quali certificati con 
gran diligenza ed orgoglio conservansi negli archivi del go- 
verno: provai grande soddisfazione nel trovar che il nome 
inglese fosse tanto rispettato in sì remota parte deirindia j 
e nel vedere quanto convenevolmente si apprezzasse il 
nobil carattere deir uomo distinto 9 che sì vantaggiosamen- 
te l'aveva fatto conoscere . 

Durante il nostro soggiorno a Utch , ricevemmo la vi- 
sita de' principali negozianti diBbaualpur , che avevano se- 
guito il khan . La loro intelligenza e V estensione de' loro 
viaggi mi sorpresero : quasi tutti avevan percorso il regno 
di Gabul, ed avevan visitato Balkh e Bukhara ; alcuni era- 
no andati anche fino ad Astrakhan 9 e nòminavan fami- 
liarmente quelle città come se fossero state nell'India. 
Eglino avevano incontrato de' negozianti russi a Bukha- 
ra, ma mi assicurarono, che costoro non estende van le 
loro corse all'est di questa città: presentaronmi come per- 
fettamente sicuri i paesi intermedii, e molto lodaronsi 
di Dost Mohammed, sovrano di Gabul, come pure dei 
capi Uzbeki che favorivano le commerciali relazioni . Que- 
sti negozianti sono quasi tutti brahmini ; il loro caratte- 
re paziente e perseverante gli rende singolarmente adatti 
al laborioso mestiere di trafficanti in esteri paesi : alcuni 
sono Ebrei, i quali conservano in ogni paese, in ogni luogo 
i segni distintivi della lor nazione . Le mie conversazioni 
con tutti questi negozianti mi decisero ad imprendere il 



VIAGGIO 119 

mio viaggio Dell' Asia Centrale , che più tardi misi ad ef- 
fetto. 

Noi soggioroammo per una settimana ad Utch , città 
antica e celebratissima pei sepolcri di due santi, uno 
di Bukhara, T altro di Bagdhad. Gf imperatori ghoridi 
espulsero i radgikb brahmini da Utch , e concessero le 
terre vicine a de' pii musulmani. I sepolcri de'due santi 
son belli, e tenuti dal popolo in grande venerazione ; la lo- 
r' antichità risale a circa cinque secoli, ed anche al di là 
di quest' epoca ; la tradizione non dice cosa alcuna sopra 
Utch. La posterità di questi santi gode anche in oggi di 
certo potere temporale e spirituale ; ma invece di soccor- 
rer gli abitanti , che son poveri e penuriosi, essa prodi- 
ga le sue ricchezze alla caccia e mantien cavalli e cani 
per divertirsi • Alcuni anni indietro , uno straripamento 
del Tscenab portò via la mela della tomba principale ed 
una parte della città; e quantunque il ritorno del fiume 
nel suo letto sia attribuito alla miracolosa intervenzione 
del santo, gli abitanti hanno finora obliato di manifestar la 
loro riconoscenza col restaurarne la sepoltura . Utch, sic- 
come Tatta, è fabbricata sopra un poggetto di terra o d'ar- 
gilla , che io credo formato da' rottami delle case rovina- 
te: il Tscenab ha corroso una parte di questa collina, ed il 
taglio che il rimanente presenta , convalida la mia conget- 
tura. 

Udì 3 giugno, Bahual Khan ci rese la visita. Egl' insi- 
stè per venire in persona , ed inviò una gran tenda che 
fu piantata presso il nostro giardino ; fu quivi che noi lo 
ricevemmo. Egli si trattenne con noi circa un ora, e ci 
diresse molti quesiti sulle manifatture d'Europa. Egli 
ha un gusto innato per la meccanica: ci fece vedere un 
fucile a fulminante fabbricato sotto la di lui direzione die- 



190 BUUNES 

tro un modello europeo^ il quale fa certamente onore al- 
Partigiano; egli aveva egualmente eseguitole cassule ne- 
cessarie, e la polvere fulminante. Bahual Khan espresse in 
questa conferenza la sua viva sodisfazione pei doni da 
noi inviatigli , i q.uali consistevano in un paro di pistole , 
un orologio ed alcuni altri oggetti • Egli era venuto in una 
specie di seggiola a bracciuoli aperta ; lo accompagnammo 
alia sua vettura, ove egli aveva appresso a poco mille per- 
sone di seguito. Osservai ch^egli distribuiva passando del* 
r elemosine ^ 

Dopo questa visita, il nostro mehnMuidar ci regalò da 
parte del khan due cavalli con ricche gualdrappe lavorate 
in smalto ed in argento; ci offrì pure un falcone , degli 
scialli e de' vassoi delle fabbriche di Babualpur, alcuni 
de'quali eran ricchissimi , e finalmente una borsa di 2,000 
rupie. A questi doni si aggiunsero inoltre, una somma di 
400 rupie per i nostri domestici , ed un bellissimo scbiop* 
pò il cui valore fu raddoppiato dalla maniera colla quale 
il mehmandar ce lo presentò: — » Il khan, disse, ha ne- 

• clso molti capriuoli con quest' arme ; vi prega accettar- 

• la e sovvenirvi , allorché ve ne servirete , ciie Bahual 
» Khan è vostro amico. » 

La sera avemmo una conferenza d' addio col khan ; io 
' gli diedi un bel fucile a percussione, e gli es|)ressi ciò che 
ben sinceramente sentiva; cioè, che ci sovverremo per 
sempre della sua benevolenza e della sua ospitalità. Kel 
momento di separarci da lui, ci abbracciò, ci scongi mrò 
a scrivergli, ed ordinargli ciocche potrebbe fare in favor 
nostro • I cortigiani ed i sudditi noa f»ron meno urbani 
del loro signore. 

L'indomani mattina partimnoo daUtch, e ci accam- 
pammo al confluente del Tscenab e del Gorra • 



VIAGGIO 121 

1) paese intorno a Utcb è piano ed estremamente fertile ; 
i segni d* inondazione fra la città ed il fiume sono nume- 
rosi : la polvere era insoffribile ; ma V atmosfera rischia- 
ravasi sempre verso la sera^ e vedovasi il sole in tutto 
il suo splendore tram^mtar dietro i monti di Solimano^ di- 
stanti 80 miglia ; la loro altezza non sembrava molto con- 
siderevole, e noneran sormontati da alcun picco: disopra 
ad Utcb, questi prendon una direzione parallela a quella 
dell'Indo, la quale in seguito mantengono. 11 giorno dopo la 
nastra partenza da Utcb , li perdemmo di vista. 

La mattina del 7 , passammo davanti all' imboccatura 
del Setledge;e proseguendo il nostro cammino pel Tscenab, 
perveninuno, la sera del di 8 , alla frontiera de' stati di 
Babual Kban . Al suo confluente col Setledge , il Tscenab 
non prova alcun movimento straordinario , e la sua lar- 
ghezza sembra esser considerevole tanto al disotto che al 
disopra di quel punto. Del resto, si posson distinguere le 
acque delle' due riviere per la differenza del loro colore, 
anche alcune miglia al disotto del loro congiungimento : 
quelle del Tscenab sono rossastre, e quando si uniscono a 
quelle del Setledge che sono incolore , dan luogo ad un no- 
tevole contrasto : fino ad una certa distanza , la prima di 
queste due riviere scorre lungo la riva destra, e l'altra lun- 
go la sinistra ; la linea di divisione tra loro è distinta • La 
natura de' terreni che il Tscenab attraversa dà senza dub- 
bio il colore alle sue acque • Questa particolarità è ben nota 
agi' indigeni che parlan dell' iuqua rossa ; ninno scrittore 
antico ha fatto menzione di questa circostanza • 

Prima d' entrare nel territorio de" Seiki , ci separanuno 
da Gholam Cadir khan , nostro mehmandar • Era costui 
uomo istruitissimo in molte materie : portava seco quattro 
cinque opere storiche , fra le quali trovavasi il Tsciatce 



VII. 16 



i22 BURNES 

Nameh o V Istoria del Stndlii di cui ho già fatto menzioDe , 
UD libro due di medicina, e qualche volume di poesie ; 
frattanto 9 nelP ultima nostra conferenza egli mi supplicò 
di comunicargli il segreto della magìa ^ credendo egli per 
certo che la possedessi . lo gli provai che era io erro- 
re: > Ma, egli allora replicò, come mai può darsi che ab- 
» bìate avuto il vento costantemente favorevole dacché 
» sono con voi , e che abbiate fatto in cinque giorni un 

• viaggio che per ordinario n' esige venti , mentre per dei 
» mesi intieri non spira in questo paese il minimo sofiBo 
> d^aura? • Io gli risposi, tale essere la buona fortuna 
degringlesi . — Il nabab vedendo chMo ignorava la stre- 
goneria, mi disse sommessamente ch^egli immischia vasi 
in affari d^ incantésimi e di magie ; ma soggiunse con mol- 
to giudizio , non aver alcuna fiducia ne' propri incanti , 
quantunque altri li tenessero in gran conto . Egli mi pregò 
di dargli qualche medicamento che gP impedisse d' ingras- 
sare; ma, né un regolare esercizio, né Puso delP aceto che 
io gli prescrissi , gli andarono a sangue . L' uomo è pure 
una bizzarra creatura ! Nel Siudhì , ogni personaggio dt 
distinzione procura d' esser corpulento per sostener la sua 
dignità; e solo a poche miglia da questo paese, ui) uomo 
minacciato da obesità é reputato infelice! 

Fra Bahual Khan ed i Seiki regna poca cordialità ; e 
non fu che colla più grande difficoltà , che potei indurre 
il meh mandar a lasciarci andare sui battelli del suo so- 
vrano al campo de^ Seiki , che era alla distanza di 6 miglia. 

• I Seiki, mi disse , sono i nemici del mio signore , e niu- 
» no dei nostri legni debbe oltrepassar la loro frontiera. » 
Egli alfine acconsentì , quando rimasi garante del ritorno 
delle barche . 



VIAGGIO 125 

Una navigazione di alcune ore ci fece arrivar a notte 
ben avanzata al luogo del convegno : i fuochi de' soldati , 
scintillanti neiroscurità, non facevano che aguzzare il no- 
stro desiderio di trovarci co^ nostri nuovi amici : quest'era 
il campo del drappello spedito da Lahora per aspettare il 
nostro arrivo, ed attendeva già da lungo tempo. Fummo ri- 
cevuti sbarcando dal serdar Lena Sing ; egli comparve in 
gran pompa, soprano elefante ed accompagnato da numero- 
so seguito. Il serdar era riccamente vestito; aveva una col- 
lana di smeraldi e de' braccialetti tempestati di diamanti . 
Teneva un arco in una mano, e nell'altra due lettere in 
lingua persiana in una borsa di seta. Egli si congratulò 
con noi del nostro arrivo, in nome del Maharadgiàh Ben- 
dgit Sing; e ci disse, che questo principe lo aveva incari- 
cato di dimostrarci esser egli profondamente sensibile al- 
l' onor che facevagli il re d' Inghilterra , e che la sua ar- 
mata stavasi da qualche tempo sulla frontiera pronta a pu- 
nire i barbari del Sindhi , che avevan sì lungamente trat- 
tenuto e ritardato il nostro viaggio: allora mi mostrò la 
lettera che nominavalo nostro mehmandar , con altri due 
ufTiciali , e nel tempo stesso regalommi un arco giusta 
le costumanze de'Seiki . Terminata questa cerimonia, il 
serdar con altri deposero a' miei piedi de^sacehetti di de- 
naro, contenenti 1,400 rupie, e quindi si ritirarono. 

La prima conferenza con un popolo nuovo , n*on è mai 
priva d'interesse, e quella di questo giorno molto ne offrì. 

I Seiki sono uomini d'alta statura e vigorosi . La par- 
te piò notabile del loro vestiario è un piccini turbante pia- 
no, che molto loro si addice; portan lunghi i capelli, e 
le gambe nude fino al ginocchio. Partita che fu la depu- 
tazione , una scorta di truppe regolari si schierò presso di 
noi per ricevere i nostri ordini , e delle sentinelle furoo 



124 BURNES 

collocate vicino al nostro campo . Fu per noi una novità il 
sentire le parole del comando militare in francese • 

Appena fu giorno, le genti del Mafaaradgiah espressero 
un vivo desiderio di vedere i cavalli che conducevamo ^ in 
conseguenza li facemmo sbarcare. La sorpresa di que^Sei- 
ki fu estrema; erano, dicevan essi , de' piccoli elefanti , 
non de' cavalli • 

La criniera e la coda di questi animali piacquero mol* 
tò, per la rassomiglianza de' crini con i peli dei loro ya* 
ki bovi del Tibet: non fu senza fatica che potei ris- 
pondere alle moltiplicate domande in proposito , poi* 
ebè queste genti credevano che i doni del re d'Inghilterra 
dovessero per ogni riguardo essere straordinari ; e per la 
prima volta credevasi che un cavallo da tiro galoppasse , 
caracollasse , saltasse , e facesse 9 in una parola , tutte le 
evoluzioni del più agile destriero . Ma lo stupore de' Seiki 
fu estremo 9 quando si dettero ad esaminare i piedi de' ca- 
valli ; mi diressero una particolare richiesta per avere il 
permesso di spedire a Lahora uno de' ferri , avendo essi 
riscontrato ch^ e' pesava quattro volte più d'un ferro dei 
cavalli del paese • Quest' oggetto di curiosità fu inviato 
per mezzo d'un espresso, ed accompagnato dalla più minu- 
ta misura di ciascun' animale , per la speciale istruzione di 
Rendgìt Sing. Si vedrà in seguito qual'alta stima si avesse 
di questa rarità, poiché si scrisse colla maggior serietà, 
che la nuova luna, in vederla, impallidì per invidia! 

In mezzo a quest' accessi di meraviglia e di stupore , 
nulla fu dimenticato di quel che contribuir poteva ai no* 
stri agi , a' nostri comodi , giacché i Seiki ebber per noi 
ogni possibile riguardo; il nostro mebmandar ci disse aver 
egli rigorose ingiunzioni circa il nostro movimento, ed in- 
fatti si attenne colla massima esattezza allo spirito delle sue 



I 



VIAGGIO i25 

istruzioni. Ne darò una tradazione , aflSnchè si conosca con 
quanta distinzione, con quanta benevolenza fummo trattati 
negli stati di Rendgit Sing • 

Copia del Parvana od ordine del Maharadgiàh a* suoi 
ufficiali . 

» Sia noto al Diuan Adgiudia Persad, al signor cavalier 
Ventura, al savio serdar Lena Sing, ed a Lalla Sauan Mail, 
subadar del Multan . 

Come allorché il signor Bumes arriverà alla frontiera , 
voi abbiate immediatamente a provvedere a tutti i suoi bi- 
sogni ; e spedirete anticipatamente 200 uomini d^ infante- 
ria e di lancieri sotto gli ordini di Tadgi Sing a Dgelalpur, 
affinch' essi sieno pronti per servirgli di guardia d^ ono* 
re; e nel medesimo tempo farete conoscere il vostro ar« 
rivo nelle vicinanze . Quando il signor Bumes sì approssi- 
mera, voi spedirete subito un elefante con un'Audd d'ar- 
gento affidato alle cure di Diuan , il quale spiegherà al 
signor Bumes , che V animale è stato spedito per il parti- 
colare suo uso ^ e lo pregherà a salirvi sii ed assidervisi ; 
il che sarà soddisfacente, perchè grande è l'amicizia fra i 
due stati • 

» Quando il signor Burnes sarà montato sopra Pelefante, 
il serdar Lena Sing e Sauan Mali, assisi sopra altri ele- 
fanti, si avvicineranno ed avran con questo personaggio 
un abboccamento , gli useranno riguardi ed attenzio- 
ni con tutti que' mezzi che saranno in loro potere, si 
congratuleranno seco lui in mille modi sul suo felice ar- 
rivo dopo lungo e penoso viaggio, e distribuiranno al tem- 
po istesso 225 rupie a' poveri • Allora gli donerete un bel- 
V arco, e ciascun di voi 11 monete d'oro di Venezia; e 
condurrete il viaggiatore al punto ove deve far la ferma- 
ta, e colà deporrete dinanzi a lui 1,100 rupie e 50 va- 



1% BURNES 

si di confetture ; quindi voi gli fornirete gli oggetti se- 
guenti: cioè, erba, grano, crusca, latte, uova, salvaggina, 
montone (dumbos) latticini, ortaggi, frutti, rose, spe- 
zierie , vasi per acqua , letto e tutte le cose che posson 
esser necessarie, in quella quantità che può abbisognare. 
Non siate negligenti o trascurati in cos^ alcuna. Quando 
andrete a visitare il signor Burnes, voi schiererete le due 
compagnie e la cavalleria, e farete il saluto; quindi gli as- 
segnerete delle guardie secondo il suo piacere . 

> Quando arriverete a Sciudgia Abad, voi farete un 
saluto di undici colpi di cannone , e somministrerete tutto 
quel che potrà occorrere siccome più sopra è stato detto, 
e donerete 1,100 rupie, de' confetti e delle frutta , e vi 
conformerete in tutto a quanto è stato prescritto. Se il si- 
gnor Burnes desiderasse visitare il forte di Sciudgia Abad, 
voi V accompagnerete e glielo farete vedere , e sorveglia* 
rete a che non vi siano impedimenti e nissuno alzi la voce. 

» Venendo a Multan , voi condurrete con gran rispetto 
il signor Burnes , ed innalzerete la sua tenda nel giardino 
ch'egli eleggerà, sia THazuri, il Seghi, lo Sciasce Mahl, 
il Khass V Am, o qualunqu' altro . Voi gli presenterete 
una borsa di 2,500 rupie e 100 vasi di confetti , e lo 
farete salutare da' bastioni del forte con undici colpi di 
cannone . Quando V avrete complimentato sul suo arri* 
vo, voi lo pregherete di considerare se gli convenga fer- 
marsi per cinque o sei giorni a Multan dopo il suo lungo 
viaggio, e agirete intieramente a seconda de'suoi desideri. 
Se desidera visitare il forte, lo accompagnerete tutti e tre 
in persona , e non permetterete che alcuno faccia remore, 
ed userete ogni estrema diligenza ailinchè i Nihangi , ed 
altre persone di cervello esaltato siano tenute da parte . 



VIAGGIO iS7 

• ParteDdo da Multan , voi caricherete cento cammelli 
di viveri per V approvvigioDamento del signor Burnes 
fino a Labora; il subadar Sauan Mail raccompagnerà io 
persona fino alla prima fermata, e, dopo aver da lui pre- 
so commiato, si renderà al campo del signor cavaliere 
Ventura. Il serdar Lena Sing e Feth Sing Ramgorrie , se- 
gniti da una scorta di due compagnie di lancieri, faran 
corteggio al signor Burnes e lo condurranno a piccole gior- 
nate fino a Lahora , e spediranno ogni giorno un dispac- 
cio sul suo itinerario. A Dehra, il kardar Seidualla gli 
donerà 1,100 rupie co^ soliti confetti . — Siate avvertiti di 
ricordarvi, in ogni occasione ed in ogni luogo, della gran- 
de amicizia che tra i due stati sussiste . > 

In Oriente, v^è sempre gran mostra ed eccessiva pom- 
pa nelle cose di tal genere; ma si vede, che in questa cir- 
costanza , il Maharadglàh non solo mostrò la sua libera- 
lità negli altri punti, ma fece ancor^ aprire al nostro esa- 
me le piazze forti del suo paese, ciocché non può essere 
abbastanza apprezzato che dalle persone le quali per espe- 
rienza conoscono V estrema diffidenza de^ governi àelP In- 
dia. I serdar Seiki eraa pure molto comunicativi; il che 
tduto più è notabile, io quanto che il Maharadgiàh aveva 
dovuto accorgersi, che prendendo una strada cosi poco 
frequentata come quella su peirindo, noi cercavamo, 
conforme allo spirito del nostro paese, di procurarci nuovi 
ragguagli . 



>:•»-) #E«^^^ 



SOMMARIO 



DEL CAPITOLO QUINTO 



SCIUD6IA ABAD — MULTAN, PROBABILMKNTE LA CAPITA- 
LB db' MALLI— CLIMA — PALUB— IL PBLU\ ARBUSTO- 
ALESSANDRO MAGNO — INGRESSO NEL RAYI — VISITIAMO 
IL DGIALEM — SUO CONFLUENTE COL TSCENAB — PROBA- 
BILE IDENTITÀ* d'una TRIBÙ MODBRNACON ICHATAEI — 
ROVINE DI SCIORKOT— CALDO — ROVINE DI HARAPPA — 
CACCIA ALLA TIGRE — CORAGGIO DE' SEIKI — LETTERE 
DI LAHORA — DONNE SEIRE. 



VII. 17 



VIAGGIO 

NEL PAESE DE'SEIKI 




I 12 mnggiOi terminati i nostri pre- 
* parativi, ci rimbarcainino sul Tace- 

nab. — I battelli ancora chiamati 
zoAroA, erano molto inferiori a^ precedenti: io luogo di ve- 
la, avevano ona stola attaccata ad un albero piccoloe bas- 
so; il loro bordo è appena elevato un piede al disopra del li- 
vello delle acqne; e quelli che erano stati riuniti per noi 
non eran cbe chiatte ordioarie. In questo paese son poco io. 
uso i navicelli, non facendovisi il commercio per acqua. 
La navigaaione di alcune ore ci condusse al punto di pas- 
saggio, dirimpetto a Sciudgia Abad: rifacemmo la ter- 



I 

152 BURNES 



mata* La campagna e estremamente fertile e grassa, ed 
i lavori agricoli sono secondali da grandi canali ed acque- 
dotti che portan Inacqua fin nelle parti più remote. 

Il di 13 a sera, visitammo la città di Sciudgia Abad,che 
è a quattro miglia all' est dalla sponda del Tscenab : è 
questi un luogo di molta vita, circondato da un muro di 
mattoni alto una trentina di piedi e chiudente un paral- 
lelogrammo; i bastioni sono fiancheggiali da torri otta- 
gone tutte equidistanti. Le strade sMncrociano ad angoli 
retti ; al di là delle mura vedesi un subborgo composto di 
baracche. Il forte di Sciudgia Abad fu fabbricato nel 1818 
dal nabab di Multan. Lo spirito pubblico di questo per- 
sonaggio inalzò in dieci anni questa città ad una grande 
opulenza : essa è situata io deliziosa contrada , irrorata da { 
due spaziosi canali che si prolungan per molle miglia , 
tanto al disopra che al disotto. — Questa città fu presa 
dai Seiki , come Multan ; e forma attualmente la piazza 
forte della frontiera del Maharadgiàh da questa parte . 

Fummo accompagnati a Sciudgia Abad dal nostro meh- 
mandar, che per questa occorrenza comparve in gran pom- 
pa; egli era assiso sur un seggiolone d'argento posto sopra 
un elefante; dinanzi a lui menavansi per la cavezza due 
cavalli con selle di velluto rosso e giallo : un servitore por- 
tava la sua sciabola, ed un altro Tarco ed il turcasso; 
ricche gemme risplendevano tra^ suoi ornamenti . Al pa- 
lazzo della città fummo ricevuti da molti de' più rispet- 
tabili abitanti , davanti a' quali ci fu presentato Io ziafai^ 
o dono di denaro e confetti del Maharadgiàh • Dopo fum- 
mo condotti per le vie principali; e in tutti i punti per 
dove passammo, fummo accolti colle più cortesi maniere: 
quando uscimmo dalla fortezza , la guarnigione tini una 
salva in segno di saluto. 



VIAGGIO i35 

II 15, scorgemmo le cupole di MuItaD, che di lontano 
han beli** apparenza ; e la sera scendemmo all^Hazuri Bagh, 
vasto giardino, cinto da non grosso muro di terra, di- 
stante un miglio dalla città. Egli è accomodato nell^ or- 
dinario stile del paese ; due spaziosi viali s^ incrociano ad 
angoli retti, e sono adombrati da grandi alberi fruttiferi di 
fogliame estremamente folto: prendemmo alloggio in un 
padiglione all'estremità d'uno di questi viali, e vi fummo 
ricevuti dalle autorità della città con maniere liberali come 
a Sciudgia Abad : deposero davanti a noi una borsa di 2,500 
rupie, 100 vasi di confetture ed abbondante provvisione di 
frutta. Noi non potevamo fare a meno di provare viva 
soddisfazione *a tale cambiamento di scena e alle genti- 
lezze che usavanci gli abitanti di questo paese . 

L'Elphinstone ha descritto Multan nella sua Relazio* 
ne del Cabuli potrebbe sembrar estraneo al mio soggetto, 
parlar di questa città ; tuttavia , siccome la legazione 
alla testa della quale egli trovavasi non vi fu ricevuta che 
con grande diffidenza, ella non ebbe il permesso di visitar- 
ne l'interno , o la fortezza. Io citerò dunque alcune parti- 
colarità raccoltevi durante il mio soggiorno d' una setti- 
mana. 

Multan ha quasi 3 miglia di circuito ed è cinta da un 
muro in cattivo stato ; al nord è dominata da una for- 
te cittadella . La sua popolazione è di circa 60,000 ani- 
me: un terzo professa la religione di Brahma ; gli altri due 
terzi sono musulmani. Quantunque i Seiki sieno i padro- 
ni del paese, essi compongono solamente il presidio, il cui 
numero non eccede i 500 uomini : gli Afghani hanno ab- 
bandonato il paese dacché non lo governano più. Molte ca- 
se sorgono evidentemente sulle rovine d^antiche abitazio- 
ni; sono di mattoni cotti ed hanno i tetti a terrazza-, alcune 



<54 BURNES 

hanno fino a sei piani e la loro attezza rende cupe te vie 
che sono strette. Gli abitanti sono generalnoente tessitori 
e tintori di tele. Le seterie di Mulian sono conosciute sotto 
il nome di kais; se ne possono ayer d^ogni colore e d'ogni 
prezzo, da 20, cioè , a 100 rupie ; il loro tessuto è meno 
delicato di quello de^/un^AidiBhaualpur. — Rendgit Sing, 
dopoché si è impadronito di questa città , ha avuto il buono 
spirito d' incoraggirne le manifatture , e non consenten- 
do altre stoffe alla sua corte, ha considerevolmente aumeo« 
tato lo smercio di questo genere; i serdar Seiki portano i 
kats in forma di ciarpe e di cinture ; se ne spediscon pu- 
re nel Gorasan e neirindia, ed i dazi sono moderati. 
Quelle che vanno in quest' ultimo paese passano per Dges- 
selmira e Bicanir ; si preferisce questa via e quella del Sin- 
dhi, perchè il commercio v' è più favorito: quello di Mul- 
tan è presso a poco simile a quello di Bhaualpnr , ma più 
considerevole, giacché vi si contano quaranta seraf o cam«* 
bisti, per la maggior parte nativi di Scikarpur • 

Le tombe di Multan sono celebri ; quella di Banal 
Haq,che godeva gran credito son già più di 500 anni, 
edera contemporanea di Sadi, il poeta persiano, è ripa- 
tata la più santa ; ma quella del suo nipote Rukn - i- Ai- 
lem, che riposa sotto una salda cupola alta 50 piedi, la 
supera per farchìtettura : quest'edifizio fu eretto nel 1323 
dall' imperatore Tughlack , che se lo destinava . I suoi fon- 
damenti sono basati sopra un terreno più elevato della som- 
mità del bastione del forte. Vi si vede pure un tempio In* 
diano d' una grande antichità , e chiamasi Gailadpuri : Gio- 
vanni Thévenot , viaggiatore francese , che visitò queste 
contrade nel 1665 , ne fa menzione . 

La cittadella di Multan merita particolare descrizione : 
è situata sopra un monticello , e presenta un esagono irre- 



VIAGGIO ìm 

golare; il Iato del nord -ovest, eh' è il più esteso, a^giu- 
gne a 1,200 piedi di lunghezza. II bastione , fiancheggiato 
da una trentina di torri , è solidamente fabbricato con mat- 
toni cotti, ed è alto esteriormente 40 piedi ; ma nelF in- 
terno non ne ha che 4 , o 5, e le fondamenta di alcuni edi- 
fizi soo più alti delle mura , per cui e' posson vedersi dal 
piano che si estende al disotto* L' interno di questo recinto 
è pieno di case . Finché la città non fu presa da'Seiki nel 
1818 , gli abitanti potevan dimorarvi ; ma ora non è più 
permesso loro d'entrarvi . Alcune moschee , e diverse cu- 
pole di costruzione migliore di quella degli altri edifizi, 
rimangon sole in mezzo alle rovine . 

La cittadella di Multan non ha fossi ; la natura del suo- 
lo* non permetteva di scavarne , e Rendgit Sing ha speso 
considerevoli somme senza potervi riuscire . Lo straripa- 
mento del Tscenab , i canali derivati da questo fiume , e 
le piogge, fanno del territorio di Multan una palude an- 
che nella stagioni' estiva : e quando V inondazione rico- 
mincia, ci ritrova ancora le pozzanghere dell'anno pre- 
cedente • I bastioni della fortezza in due punti son pro- 
tetti da argini . 

La cittadella moderna di Multan fu fabbricata ver- 
so Tanno 1640, nel sito stesso della vecchia città da 
Murad Bakhsch figlio di Dgean Sciah . Ella formò poi 
il dgiaghir dello sventurato Darà Scekuh, fratello di 
detto principe ; e finalmente quello del celebre Aureng 
Zeb • Gli Afghani se ne impadronirono al tempo d'Ahmed 
Sciah e la tennero in loro potere fino al 1818, epoca 
in cui fu loro tolta da' Seiki dopo lunga lotta . La con- 
dotta del governatore Muzafiar Sciàh nel tempo dell' as- 
sedio merita d'esser citata: intimato a render le chiavi col- 
la promessa di ricco guiderdone , fece rispondere , che le 



136 fiURNES 

chiavi le troverebbero nel suo cuore, e che non le avreb- 
be cedute giammai ad un infedele : egli perì coraggiosa- 
mente sulla breccia . Il suo nome è in oggi , riverito come 
quello d'un santo, e la sua tomba è situata in un santua- 
rio reputato de' piìi dacri della città • I Seiki abbatterono 
in molti punti le mura del forte ; ma poi le hanno comple- 
tamente restaurate o fabbricate di nuovo : le son presso 
a poco della grossezza di 6 piedi; e posson agevolmente 
battersi in breccia da' monticelli di terra lasciati quan- 
do cossero i mattoni , e che sono a tiro di cannone dalla 
piazza . 

Multan è una delle più antiche citta dell'India. L^ isto- 
ria ci fa sapere essere ella stata presa da Mohamed Ibn 
Cassim nel primo secolo dell' egira ; in seguito la sua ric- 
chezza tentò gl'imperatori Ghaznevidi, Giuridi e Mogol- 
li dell'india. 

Non abbiam sufficienti motivi per dubitare, eh' essa sia 
statala capitale de' ilfa//i al fempo d'Alessandro. IlRen- 
nel ha supposto , che quella metropoli era situata piìi in 
allo e più prossima alle sponde del Ravi ; perchè Arria- 
no dice, che i suoi abitanti altra versaron questo fiume nel- 
la lor fuga . Quest' autorità è senza dubbio imponente ; 
ma Multan è chiamata anche oggidì Malli Than o Malli 
Tharan , la città de' Malli. Presso Tulamba non esiston 
rovine, nonostante è questa la posizione che il Rennel ha 
fissato come per corrispondere a quella di quest'antica c^ 
pitale. Arriano dice espressamente, che Alessandro tra- 
versò il Ravi ( Hydraotes ) , e dopo d' aver prese due città, 
condusse il suo esercito contro la capitale de'Malii. Multan 
non essendo distante che 30 miglia dal Ravi , ed essendo 
considerata come città antichissima , io non so perchè si 
possa ricusar di veder 1' antica capitale nella moderna , 



I 



« 



VIAGGIO 137 

Se Bon aTes6imo aoticbe testimooianze suU*f^teiiza di 
MultiA, li 8O0 80I0 aspetto indicherebbe remetìssim' aa** 
ticUtà: le case sono assise «opra delie rorine) e la città 
è situata aopra un poggio d' argiJia ^ proveniente dalmate* 
riali delle anteriori abitaziooi gradatamente scoscese; pro- 
va tefalliliile d^ antichità^ oceooie ho già osservato riguar'* 
do a latta ed Utdi . L'ultimo Nabab di Mnlta% netto sca* 
vare un poizo in città , trot ò un tamburo da guerra ad una 
profondità di 60 piedi dal suolo . Molti altri oggetti sono 
stati trovati di tasto in tanto ne' sterramenti ; ma fisunra 
non si sono incontrate medaglie . Multan può^ fino a m 
certo segno 9 esser considerata come corrispondente alla 
descrizione della città de' Brabmini e del suo castello ^ che 
Alessandro prese prima d' assalire la capitale de' Malli ^ 
ma in questo caso non si saprebbe fissar quale fosse la si* 
tuazione 4i questa capitale • Le manifatture di Multao 
e di Bbanalpnr , che producono kais e Itmgkii^ sembrano 
aiutare a determinare il paese de' Ualli ; poiché Qninto 
Curzio ci fa sapere , che gli ambasciadori de' Maili e de- 
gli Oisidraci (Multan e (Jtch) • portavan vesti di tela <di 
• cotone e di mussolina ( Umcos vestes )j intessiite d^oro ed 
9 ornate di porpora . » Ora j Jineae ve$ie$ possono certa* 
mente significare le stofle di Multan e di Bhaaalpur j che 
son dorate fiorite e spesso ornate di porpora. 

Durante il nostro soggiorno a Mnltan , <ù foron mestiate 
senza riserva tutte le curiosità di questa capitale^ ch'è ben 
decaduta dallo splendore d'un vice-regno dell'impero mo- 
gollo. Neil' tnlerno della cittadella, si vede il tempio Indiano 
(Phailadpuri)del quale ho fatto parola^ i bjcaAanini gliaitri- 
boiscono una sterminata antichità , e raccontano su tal sog- 
getto la seguente tradizione: — Un certo Harnakas^ gigante, 
disprezzava Iddio ed adorava sé stesso. Egli avxeUìe voluto 



VII. 18 



138 BURN£S 

ehe'l sao ^lio Phailad seguisse il suo esempio ; ma questi, 
avendo costantemente ricusato d^ arrendersi agli empi suoi 
voti , stava per essere strangolato in pena della sua osti- 
nazione, quando unMncarnazione della Divinità, che si 
mostrò sotto la forma d' una creatura metà uomo e metà 
lione, venne a salvarlo . Harmakas aveva annunziato ch'ei 
non sarebbe potuto perire né in terra , né in aria, né nel- 
I?acqua, né nel fuoco, né per un colpo dì sciabola, né 
per uno di freccia , né di giorno , né di notte • Ora , senza 
infrangere alcuna di queste condizioni, Narsingavatar , 
così chiamavasi T incarnazione , afferrò il miscredente 
sul declinar del giorno , e postoselo sui ginocchi lo strito- 
lò : quindi prese sotto la sua tutela il giovine Phailad. — Il 
Phailadpuri é un edifizio basso , sostenuto da colonne di 
légno; gP idoli di Haniman e di Ganesa son situati ai due 
Iati del portico, come per servir di custodi. Questue l'uni- 
co tempio Brabmino ih Multan: ce ne fu ricusato Vm^ 
gresso • 

' Yedesi presso le mura di Multan un sepolcro assai ce- 
lebre che é quello di Si^iamsi-Tabrizi, santo di Bagdhad, 
Credesi ch'ei facesse numerosi miracoli, e che perfino 
risuscitasse i morti. Un giorno, avendo fame, prese un 
pesce e lo espose al sole, e dicono che avvicinò quest'astro 
sufficientemente per cuocerlo; questo prodigio stabilì so* 
pra solida base la sua memoria e la sua fama ! ! Gli abi- 
tanti di Multan attribuiscono a quel miracolo T eccessivo 
calor del loro paese , che é proverbiale • 

L'implicita credenza, che i Multani accordano a sì gros- 
solane assurdità, ci conduce ad assegnar loro un grado 
ben poco elevato nella scala degli esseri ragionevoli: del 
resto, sembra esser inerente alla loro natura il propagare 
e sostener favole tali, giacché dessi raccontano altret- 



VIAGGIO 139 

tante egaalmente imprdliabQi storie sopri daschedana 
tomlNi della città. Essi dicono, per esempio, che Rakn-i* 
Àlem, figlio di Bhaoal Haq, venne, essendo già morto, 
ad accomodarsi nel sepolcro ove attaalmente riposa ! ! ! 

À Muitan vedemmo per là prima volta le cerimonie re- 
ligiose de' Seiki. Un guru , o sacerdote di questa religio- 
ne, aveva dopo la conquista della città stabilito la sua 
dimora in una galleria del sepolcro di Sciamsi Tabrizi • 
Noi lo trovammo assiso in terra con un enorme volume 
davanti; ad una'estremità delia sala v'era un luogo co- 
perto con una tda come un altare; il gurii aprì il libro 
dietro mia richiesta, ripetendo queste parole: » Uà gur 
rudgi ka feih • (Il guru sia vittorioso ! grido naaonale di 
guerra de' Seiki); toccò colla fronte il volume, e tosto 
I tutti i Seiki ch'eran presenti s' inchinarono fino a terra. 
I QuindMl guru lesse e spiegò il primo passo che gli cadde 
I sotto gli occhi, che era cosi concepito: • Voi avete tutti 
! peccato; pensate dunque à purificarvi; se voi trascurate 
queste precauzione , il male finalmente vi signoreggierìi. • 
Non è d' uopo dire che questo volume era il grinth , o 
libro santo de'Seiki : il rispetto che ne hanno si avvicina al- 
l'adorazione, e il sacerdote vi agite sopra uno tsciori^ cioè 
una coda di vacca del Tibet , come se facesse vento ad un 
imperatore • — Il guru era semplice nelle vesti e nelle ma- 
, niere, e ci diede senza esitanza tutte le spiegazioni che gli 
furon richieste : apri il libro santo in riconoscenza d' un 
dono di alcune rupie che io in convenevoi maniera gH ave- 
va fatto , e mi pregò di accettare in contraccambio alcu- 
I ne frutte candite » 

La presenza d' un sacerdote seiko e di tutto T apparato 
della sua professione sotto il tetto d' un sepolcro musul- 
mano, baste per dar esatte idea dello. stato dell' islami- 



f 4e B e R N E S 

smo ÌD' ()BeBla contrada ; egli non v'è.che tolieraio soltanto^ 
kl questa città ^ ove per circa 800 anni i mtiiilaiaDi fvron 
pailrefui^ ti namaz pubblico non ha più luog^^v^' ▼^i*^!^ cre- 
dente più i|oo osa alzar la sua voce ^ il sid ed il mobavem 
passmo senza che le solite osservanze Siene praticate , e 
V attuli aeòar éeì mollah noii si fa sentfre giammai. Le mo- 
schee SODO ancor frequentate; ma i fedeli, son ridotti a re« 
citar le loro preghiere a bassa voce. Tale è stato Tanda* 
nento delie cose éacchè Multan cadde nel 1818 sotto la 
potestà dè^Seikl; e frattanto, siccome P ho più sopra no» 
tato, non vi sono nomini di questa nazióne fuorché i 300 
che né compongono il presidio. I musulmani , il cui nu- 
mero k di 40^000 , altro inconveniente non soffrono dai 
loro nnovi paèréni , che accordano intiera protezione a] 
loro negozio. iSeikiy per iscusar i fastidi ch'eglino fanno 
loro subire ^ dicono non aver loro inflitto , per rappresa* 
glia, neppnré lin quanto di quanto essi avevan dovuto sep« 
portare sotto» il giogo dei musulmani . Io credo , che cosi 
parlando, eglino dicano la reri^; ma la persecuzione re* 
ligioea è sempre spiacevole, ed esercita una perniciosa in- 
fluenza in ogni tempo ed in ogni paese . 

Il clima del Multan differisce da quello delle contra- 
de deirindo inferiore: conducono in ogni stagione dirot- 
te pioggie, nulladimeno la polvere v'è insoffribile. Per 
nove giorni consecutivi, avemm'ogni sera un turbine di 
vento d* ovest accompagnato da lampi e da f ragor di tuoni 
in distanza. Dicesi che vi sono frequenti tali burrasche , e 
sembra aver esse nascimento ne' monti Sulimani , tra i 
quali monti e riodo inalzasi questo turbine di sabbia o di 
polvere . 11 caldo del Multan e la sua polvere son passati 
in proverbio, e vi si è aggiunto, non senza ragione, 
il numero delie tombe e la moltitudine de' mendicanti. 



VIAGGIO 



14f 



La poivcfre osenrava il sole. Net mese di giugno il' ter* 
BBomefro segnava 100^ (W. 20) in ud padiglione rinfre- 
scato dalParter i mendieant i ei perseguitavan dappertut- 
to, ed in qualùnque luogo conducessimo i nostri passi j 
camminavam sempre sulla dimora de^morti * 

Il paese che cireonda MuHan è benissimo coltivato ; il 
Tsoenab, net suoi straripanenti, diibnde le acque fino aUe 
mura della elttk, e nelle altre stagioni per mezzo d^uft 
canale la traversano • Il piano compreso fra il fiume e le 
mura presenta V aspetto d'una prateria ; esso è coperto 
da palme , cbe danno considerevol profitto • Secondo una 
popolare credenza le palme dattilifere vi sono state in- 
trodotte daft^ Arabia per mezzo deH^ esercito di Moham- 
med Ibn Cassim^ cbe aveva portato una quantità di que* 
sti frutti per sua provvisione; ed è un fatto curioso che 
i datteri si trdrvino specialmente lungo la via tenuta da 
questo conquistatore 9 cbe da Alor venne a Multan . Se la 
tradizione è veridica , il devastatore musulmmio compen- 
sò con questo almeno in parte i disastri causati dal F inva- 
sione. Molti casaletti rovinati circondano Multan ; sono gli 
avanzi de^dgiaghiri tenuti dagli Afgani, ma , abbencbè es- 
si sieno abbandonati, gli abitanti banno solamente cambia- 
to dimora , e son venuti a vivere in città . 

Il dì20 , il nostro campo fu trasportato sulle sponde del 
Tseenab,cbe è 4 miglia distante. Questo fiume ba in quel 
punto una larghezza di 1,950 piedi ; ma nel luogo, ove 
si tragitta in chiatta, ne ba 3,000 in quella stagione . 
Yi si trovaron 10 battelli carichi di sai gemma di Pend 
Dadan khan ; essi avevan pia di 10 piedi di lunghezza , e 
scendono dalla miniera a Multan in 12 giorni. 

Il 21 giugno, c^imbarcammo sopra un battello cbe 'I Ma- 
haradgiàb aveva fatto accomodare pel nostro ricevimento , 



i42 



BURNES 



con due baracche di legno, e proseguimmo il viaggio col 
resto della nostra flotta. Da questo momento in poi non 
cambiammo più battello. Allontanandoci dal punto del pas- 
so , scorgemmo il deserto che si estende fra il Tscenab 
e rindo: egli non comincia a Utch, siccome lo rappresene 
tano le nostre carte , ma presso la latitudine di Multan , e 
corre paralellamente col Tscenab ad unadistan^ di circa 
2 miglia, lasciando sulle sue sponde una striscia di terreno 
coltivato. 

Le sue dune sono simili a quelle della riva del mare; 
le son rivestite, di sterili arbusti, che non si potrebbero 
neppure chiamar verzura^ la loro altezza non eccede i 20 
piedi , ma per V effetto della refrazione spesso sembrano 
esser più alte. Esiste un gran contrasto fra lo spazio steri-^ 
le e le campagne della riva orientale, che sono da pertut- 
to irrigate . I villaggi sono situati, a 2 miglia circa di distan- 
za dal Tscenab; i lora campi sono fertilizzati da canali , 
ove r acqua è condotta per mezzo di ruote persiane • 1 poz- 
zi sono comuni lungo Plndo; non se ne vedono sul Tsce- 
nab, senonchè sugli orli de^canali che da questo fiume de- 
rivano. 

Trovasi in quelle regioni il pilù (salvatora periica}^ ar- 
busto comune in tutti i terreni salsi che circondano T In- 
do e le riviere del Pendgiab • Egli produce una bacca, ros- 
sa e bianca di scipito sapore; il gusto del seme è simile 
a quello del crescione d' acqua. Questa è la stagione del 
frutto, ch^è esposto in vendita ne' bazar di Multan. Il pilù 
è comunissimo nel Delta deirindo e nel Sindhi inferiore ; 
credo che non si trovi fuorché in quella specie di terreno 
che ho indicato, e che poss'esser riconosciuto in quel passo 
delV Istoria deW India d\4rriano, che dice: • le sue fo- 
• glie sono simili a quelle del lauro; cresce specialmen- 



VIAGGIO 145 

• te in qoei luoghi ove la marea viene ad ionafliarlo e che 
t lascia airaseiutto allorché sì ritira. II suo Gore è bianco, 

• e per la forma è simile ad una viola; ma questa Io supe- 
9 ra per la dolcezza della fragranza. • 

Nulla mancava alle disposizioni prese pel nostro viag- 
gio attraverso il territorio dei Seiki. Moi viaggiavamo dal 
sorgere fino al tramontare del sole; allo spuntare del 
giorno, trenta o quaranta paesani trovavansi pronti sol- 
la ripa del fiume per aliare le barche. La fatica, gli 
sforzi che questi uomini facevano per tal uflicio , sotto 
la sferza d^un sole «cocente, erano eccessivi. Quando es* 
si attraversavano un campo di poponi , pochi ne lasciava- 
no al proprietario; e pio d^una vecchia ebbe a strepi- 
tar altamente vedendo invadere il suo campo. Il gover- 
no tratta gU abitanti di questo paese con pochi riguardi , 
quantunque egli non h opprima; pure, dopo la conqui- 
sta, li considera come tanti servitori. Senza la nostra 
intervenzione, queste povere genti , dopo aver cammi- 
nato tutto il giorno nelPacqua e sulla mobile arena, sa- 
rebbero stati rimandati a casa la sera colle mani vuote ; 
la muniGcenza del maharadgiàh ci permise di regalar sun- 
tuosamente ogni giorno farina eghi, a 300 affamati pae- 
sani; e di più il mehmaodar mi assicurò, ch'eglino sa- 
rebbero stati indennizzati del danno dei loro campi « Men- 
tre noi progredivamo per acqua, gli elefanti , i cammelli 
e la nostra scorta seguivan la via di terra , e li trovavamo 
sempre schierati in linea di parata sul terreno fissato pel 
nostro accampamento. 

Prima che annottasse , montavamo sopra i nostri ele- 
fanti, ed andavamo ai vicini villaggi, ove conversavamo 
cogli abitanti. Essi sono d^una deplorabile ignoranza; 
son quasi tutti Dgiati , tribù di musulmani che si occupa 



ÌU 



BVaN£S 



del lavoreccio delia terra: loro non è pcrmeseodi pregare 
ad altayoce; ma quando iavoravan pel nostro servizio 9 
eglino scambievolinente s^ iocoraggiavabo con atte (ibrida 
e con invocazioni a Bbaual Haq^ il si venerato santo di 
Multan • 

Il dì 13^^ al declrnar dei sole^ i nostri battelli faroBO 
condotti ad disoito dei ipillaggio di FaziI Sdàh ^ 4dr imboe- 
catiiradelBavi (flydriiotaf), Aumeaoeiie oggidì éiuamato 
dagl'indigeni Iraoti. l?i fu che Alessandro , gravemente 
ferito , incontrò i sioi inquieti soldati, che si rassicnrareno 
sulla conservazione della prozio^ sua vita: ma tali avve- 
nimenti non sono ricordati che nelle opere isloriehed^EiM 
Fopa; gli amatici gPigaorano completanieote • Frattanto io 
devo far menzione d^ una circostanza che convalida il rac- 
conto degr istorici greci; voglio parlare de"* campi di fav« 
che osservai sui lidi del :flume; dessi furon £ausa clie per 
qualche tempo Alessandro, tUuso ^ prendesse le sorgenti 
deirindo per quelle del Nilo; ed ai nostri giorni, ad un 
epoca tanto dalla prima lontana, eglino isussistono ancora 
per render testimoBianza della sua spediziooe , e delPesato 
tezza degli scrittori che l' hanno raccontata • 

La notizia del nostro arrivo sul territorio de'Seiki non 
tardò a pervenire a Lahora; un paio di braccialetti d'oro ^ 
tempestati di diamanti e di smeraldi , fu in conseguenza 
mandato al nostro mehmandar 4a parte del maharadgikh • 
Questo prìncipe distribussee magnifici regali a'sttoi ikh 
bili; ma in oggi assai meno che per il passato: egli li 
gratuisce con concessioni di terre , con ngali in gioie ed 
in denaro : il qual procedere attesta la riccheiza del fiaese 
e la saggia politica del sovrano. 

' 11 24, Boi ttsdmmo dal Tscenab, ed etitcaauno nel Be- 
vi ; al loro contneote^ il primo di questi fiumi ha una lar* 



I 



I 



I 



I 



VIAGGIO 145 

ghezza di tre quarti di mi$;lio , ma la parte profonda noo 
ha d^ estensione più di piedi 1 ,500. Il luogotenente Macar- 
tney , nella sua memoria inserita nella relazione del Gabul, 
riferisce , aver egli sentito dire , che nella fredda stagione 
il Tscenab era $i^uadabìle al disotto di questo punto; ma 
gr indigeni mi hanno assicurato, che a memoria d'uomi* 
ni ciò non si era giammai veduto : io scandagliai , e tro- 
vai dodici piedi di profondità . Infatti questo fiume non la 
cede che air Indo, e la sua corrente è anche più forte di 
quella di quest^ ultimo*, e sebben le sue ripe sieno basse, 
egli conserva per tutto una profondità di 12 piedi. Il Bavi 
si congiunge col Tscenab per mezzo di tre bocche, tutte 
vicinissime le une all'altre. Egli è poco considerevole e 
quasi simile ad un canale, poiché raramente ha più di 450 
piedi di larghezza in qualsivoglia parte del suo corso ; le 
sue rive sono erte , dimodoché divien più profondo prima 
di straripare. Egli é eccessivamente tortuoso, il che ap- 
porta un grande ostacolo alla sua navigazione; poiché, do- 
po aver viaggiato una giornata intiera, noi non eravamo 
che a2 mi^^lia di distanza dal punto donde eravamo partiti. 
L^ acqua del Ravi é più rossa di quella del Tscenab, e 
per olio mesi pub guadarsi quasi dappertutto . Le sue spon- 
de sono coperte di canne e di tramerici, e la metà dello spa- 
zio, compreso tra'l suo estuario e la capitale, non oflfre 
alcuna coltivazione • Non esiston canali od altre derivazio- 
ni da questo fiume al disotto di Labora; ve n'é uno gran- 
dissimo al disopra , di cui avrò occasione di parlare . 

Il 27 giugno noi pervenimmo a Tulamba , piccìola cit- 
tà situata in mezzo ad un boschetto di palme dattilifere, 
quasi tre miglia al sud dei Bavi • Scerif Eddio, storico di 
Timur, ci fa sapere, che questo guerriero traghettò il Ra- 
vi a Tulamba andando a Delhi, cosicché ci trovavamo sul- 



. i 



VII. 



19 



«4« BCRNE6 

la via d' un altro conquistatore • — La rimembranza dèi 
Tìficitore tartaro st conserva àncora celle obbiezioni cbe si 
fanno ai ^ep^olcri delle viciBanze . 

Al disotto di Tùlamba, il Ravi Raddrizza il suo corso per 
un'estenfièone di 12 migliA, e presenta un magnifico colpo 
d^occbio ^ perchè ie sue rive sono contornate di grandmai- 
beri, i cui rami protendonsi al disopra delle acque. Gli 
abitasti del paese attribniscono questa particolarità del Ba« 
vi air influenza divina. Le vesti d'un santo che si bagna- 
va, furon portate via dalla corrente , V nomo di Dio aven- 
do riguardato diiianzi a se per cercarle , il fiume si rad- 
driazò ! 

Noi eravamo vicini al punto ove V Idaspe si unisce col- 
V Acesine , cioè a 45 miglia di distanza : qui delle rapide 
correnti cagionaron de^ danni alla flotta d^ Alessandro , e 
le orde di Timur furon vi spaventate dal fracasso deUe 
acque • Con grande sorpresa dei Seiki , nostri compagni , 
cbe non |)otevano comprendere il motivo della nostra cu- 
riosità , noi partimmo a cavallo per andar a contemplare il 
teatro di que^ memorandi avvenimenti, e la sera del se- 
condò giorno eravamo sulle sponde delP Idaspe. Il nostro 
vivo desiderio di vedere il favoloso Idaspe , aumentavasi 
air idea , cbe questo luogo tanto celebre nelP antica sto- 
ria^ non fosse stato visitato da alcun Europeo dall'epoca 
del greco guerriero . Questo fiume si congiunge coir Ace* 
sine strepitosamente gorgogliando ; ma la celerità della sua 
corrente è poco considerevole , e i navigli vi passan senza 
pericolo, tranne di luglio ed' agosto. Non vi sono né vor- 
tici, uè scogli, ed il canale è spazioso; ma i racconti de- 
gli autori sono confermati per quel che riguarda il frastuo- 
no del confluente , non essendo cosi forte in niun' altra 
parte . 



VIAGGIO 147 

I barcaruoli della chiatta ci dissero , che durante Io stra- 
ripamento, eglino mettevansi sotto la proteaione d^ un san-^ 
to 9 la cui tomba è al confluente dei due fiumi ; la qual 
superstiziosa confidenza indica il pericolo. Noi restammo 
a discorrere cogli abitanti , finché il sole non tramontò nel 
deserto, alP ovest: in questo frattempo, 1 nostri compagni, 
i Seiki, bagnavansial punto di congiungimento delPAce^* 
sine e delFIdaspe; se furon privi del piacere del quale 
noi godevamo, essi eran compensati nella persuasione di 
far le loro abluzioni in un luogo riputato sacro, come sem- 
pre è il confluente di due fiumi • 

L^ldaspe è chiamato dagli abitanti delle sue rive Bekat 
Bedasta , ed anche Dgtalem . Egli si unisce al Tseenab a 
ai^" 11' 30'' di latitudine, 45 miglia al nord di Tulamba 
sul Ravi . Poco le sue rive corrispondono alla descrizione 
fattane da Arriano : esse non ne racchiudono le aeque in 
letto angusto, e non vedesi nelle vicinanze alcuno sco- 
gKo , proprio a denotare il punto ove i Greci si ritiraron 
colla ler flotta disalberata . — Il nomed' Idaspe si può rico- 
noscere ancora nella moderna appellazione di Bedasta . 
Questo fiume è meno rapido, ed in generale meno censi» 
derevole del Tseenab , la sua larghezza essendo éi circa 
1,500 piedi nel punto della confluenza . Al di là , le acque 
riunite del Dgialem e del Tseenab scorrono in un eanale 
che ha un miglio da una sponda air altra, e circa 12 piedi 
di profondità. 

II legno con cui sono costrutti! battelli nel Pendgiab, 
viene dal Caucaso Indiano, ed arriva principalmente gal- 
leggiando sul Dgialem ; ciocché spiega in modo plausibile^ 
perchè Alessandro scegliesse le rive deiridaspe per sta- 
bilirvi un arsenale navale in preferenza d'altri fiumi, per 
i quali egli sarebbe potuto pervenire air Indo senza far 






148 B U R N E S 

movimento retrogrado • Pochi battelli navigano sul Dgia- 
lem; una cinquantina è impiegata al trasporto del sale delle 
miniere diPend Dadan Khan ; alcuni ne portano fino a 300 
man: la loro lunghezza è di 100 piedi, e sono rotondati alle 
estremità comei zohrak] essi non viaggiano a vela, ed 
oltrepassano spesso il confluente senz' alcun sinistro. Ar- 
riano ci narra, che i bastimenti da guerra de^ Greci incon- 
trarono le più grandi difBcoltà«nella navigazione di questo 
fiume, e noi siamo naturalmente inclinati ad attribuire le 
calamità d' alcune di queste barche alla forma della loro 
costruzione, poiché i battelli carichi di vittovaglie, che 
son descritti di figura rotonda , e che presumo fosser si- 
mili agli zohrak , passarono senza incorrere in alcuna di- 
sgrazia. È certo, che Alessandro fece costruire di pianta 
la maggior parte della sua flotta , poiché egr imprese il 
suo viaggio con 300 legni: e non ne aveva neppur uno 
allorché arrivò sulle rive del Tscenab; di maniera che 
ordinò, che tutti i battelli coi q^ali aveva passato Plndo, 
fossero smontati e condotti a terra attraversando il Duab • 
Parlano egualmente gli storici di triremi e di biremi , che 
non corrispondono in modo veruno alla specie di battelli 
che sono attualmente in uso sull'Indo: quindi é probabi- 
le , che le barche rotondate , che sfuggirono al disastro del 
rimanente della flotta, fossero! legni ordinari del paese. 
Il Tscenab ed il Dgialem si passano a guado nella fredda 
stagione ; ma dopo la loro riunione il tragitto non può 
farsi che in barca. Timur, nella sua spedizione contro Del- 
hi, gettò un ponte attraverso il confluente, a Trimo • Ren- 
dgit Sing passò il Dgialem a nuoto con una schiera di ca- i 

• 

vallarla *, ma quest' avventuroso capitano passò V Indo stea- ^ 
so iq questo modo al disopra d' Attok • I negozianti del Co- 1 
rasnn, fanno il viaggio delPIndia dirigendo il loro cam- { 






VIAGGIO 149 

miDO per Dera Ismael Khan , Maokerè ed il deserto areno- 
so 9 e passando F acqua a Trimo per giungere a Talamba . 

Il paese fra questi due ultimi luoghi differisce dalla 
riva diritta del Dgialem; quantunque privo di dune, esso 
è arido e deserto come se ne fosse pieno: una superficie di 
creta indurita , con dei cespi di tamarischi , di khairi e 
d^ altri simili arbusti che trovansi nel Tharr o deserto del- 
l'India, si estende dal Tscenabal Ravi : non vi si vede una 
sola foglia d^rba fuorché sulle rive de' fiumi : vi si ottiene 
deir acqua per mezzo di pozzi profondi una trentina di pie- 
di ma essa è rara , e sebbene poco salata sempre è fetida 
e malsana . 

La popolazione componesi della tribù pastorale de^ Ratti 
Dgiani , così chiamati per la lor vita errante , avendo 
la parola dgian questa significazione . Eglino posseggono 
innumerevoli greggi di bufali e di cammelli , il latte dei 
quali basta alla loro sussistenza; colti van poco la terra, 
sebbene vedansi presso le loro abitazioni alcuni mediocri 
campi di tabacco , che fanno vegetare per mezzo deir irri- 
gazione . Essi sono grandi , ben fatti ; e ciò può attribuirsi 
aduna regola, che presso di loro inibisce il matrimonio 
prima che le donne non sieno pervenute air età di 20 an- 
ni : eglino credono , che i fanciulli provenienti da una di 
queste immature unioni si frequenti fra le tribù deir India, 
sieno miseri e steouati . — 1 Katti son predatori e bellico- 
si; quasi tutti son coperti di cicatrici e di ferite, e se ne 
trovano dalle rive del Dgialem , attraverso il deserto fino a 
Delhi . Sono aborigeni di questa contrada , e credo che in 
essi si riscontrino i Cathaei d^Arriano, i quali, secondo 
questo scrittore • — sono uomini robusti, e che ben 
• conoscevano P arte della guerra -> • . Si è supposto , 
non lo ignoro, che questi Cathaei fossero i Kattri o Radgpu- 



I 

I 

f 

I 

I 150 BUENES 

ti; ma la patria di costoro è più al sud, e oon occupava 
questa parte dell^ India nel tempo dell^ invasione de^ Ma- 
cedoni . 

Neir intervallo compreso fra il Dgialem ed il Ravi, e pres^ 
so a poco ad eguale distanza da ciascuno di questi due fiu- 
mi ^ trovaosi le rovine di Sciorkote , presso ad una pic- 
cola città di questo nome . Esse cuoprono uno spazio consi- 
derevole^ essendo pia estese di quelle di Sihuan, alle qua- 
li grandemente si rassomigliano , offrendo commesse una 
collinetta di terra circondata d'un muro di mattoni, al« 
to abbastanza per esser veduto da 6 a 8 miglia in giro • 
Secondo la tradizione volgare ^ un tale Schor , radgiàh in- 
diano, regnava su questa città; egli fu assalito^ son circa 
a 1,300 anni , e vinto da un re di Uaiayat , ossia delle con- 
trade occidentali , con mezzi sovrumani . — GV istorici di 
Timur parlano di Sciorkote , e la sua posizione mi porta 
a fissar vMl luogo ove Alessandro fu gravemente ferito* 
giacch^ egli cammino verso la riva occidentale deir Hy- 
draotes, inseguendo i Malli ch'eransi ritirati in una città 
fortificata poco lontana , le cui mura erano di mattoni. — 
LMstoriadel re dell^ Occidente , è certamente relativa ad 
Alessandro il Macedone . La costruzione di questa piazza 
sparge qualche luce sulle fortezze delle quali questo 
monarca si fece padrone • Le antiche città delle rive del* 
Plndo par che consistessero in poggetti di terra, circonda- 
ti di mura • — Io ebbi la fortuna di procurarmi a Scior* 
kote parecchie medaglie : credei per qualche tempo che 
fossero Indiane: osta la mia congettura, concernente l'an- 
tichità di questo luogo, furon confermate nel modo (mù 
completo e soddisfacente dalle dotte ricerche di Giacomo 
Prinsep, segretario della società asiatica del Bengala. Egli 
scopri, che queste medaglie erano battriane, simili a quella 



VIAGGTO 151 

d' un Appollodoto edelk medesima forma di quella d^ua 
Menandro : due medaglie di re battrìani , trovate dal co* 
ioDAeUo G. Tod , sono incìse nelle Memorie della Società 
Reale Asiattca . Vi si può legger la parola Baztleos : io pos- 
so dunque rallegrarmi d^aver trovato , nel mio viaggio 
airidaspe nel Pendgiab, i primi resti d'antichità. 

Ritornando dalle rive di questo fiume famoso verso il 
Ravi , avemmo non infrequenti occasioni di vedere i Kat- 
tia: essi maravigliaroosi molto della nostra visita, ed ac- 
correvano in folla per vederci • Vivon questi in villaggi 
sparsi^ etrafferiscon le loro case da un luogo air altro. 
Gli uomini e le donne erano egualmente grandi e vigorosi 
ed avevano color bronzino . Gli uomini ìascian crescere 
i loro capelli • che cadono intrecciati sulle spalle . Le don- 
ne portano de' pendenti alle orecchie d' un^ enorme dimen- 
sione , il peso de' quali non sembra però per nulla incomo- 
darle. 

Fummo di ritorno a Tulamba il primo luglio, stanchissi- 
mi per l'eccessivo caldo, ma contentissimi della nostra 
esc ursione ; e ci rimbarcammo subito per continuare il 
viaggio. Nel tempo della nostra assenza, il fiume era 
cresciuto di due piedi; la sua larghezza però sembra- 
va non esser cambiata. Noi vedemmo più uccelli sul Ra- 
vi che in tutto il rimanente del nostro viaggio; eran gru, 
cicogne, pelicaoi, anatre, arsa vole, ed altri delle stesse 
famiglie; fra gli abitatori delle acque, il bolon era il piò 
notevole ; ne vedemmo molti air imboccatura del Ravi ^ 
eran neri e ruzzavano come i delfini. Gl'indigeni classi- 
(icano questo pesce col coccodrillo, e dicono aver egli 
quattro picciole zampe ed il grugno appuntato come quel* 
lo del porco; le sue abitudini non lo conducooo alle rive, 
e vive di piccioli pesci. Il gran coccodrillo non vi si cono- 



ì:S2 BURNES 

sce ; ma quella specie di rettile che ha il muso sottile e 
molto allungato, e chiamasi gaviale vi è comunissimo . 

Dicesi che questo fiume nutrisca il thandua^ creatura 
singolare, che descrivesi come una specie di testuggine , 
avente nella bocca un cordone che le dà modo di allac- 
ciare un uomo ed anche un elefante ; io non ho veduto il 
thandua , e non posso prestar fede ai racconti dei quali è 
soggetto . 

Quantunque fossimo molto inoltrati nel paese dei Sei- 
ki, non avevamo ancora trovato un villaggio da essi intie- 
ramente abitato, ne veduto altri uomini, tranne quelli che 
facevan parte del nostro seguito. 11 paese è poco popolato, 
ed inculto pel tratto di molte miglia . Il mezzo adottato per 
provvedere ai nostri bisogni , era veramente bizzarro . 
Un ordine spedito a ciascun capo di villaggio, era accom- 
pagnato da una nota delle vettovaglie che servono ai Fu 
ringhù^e che dovevano esser raccolte. G'eran portati 
tuttM giorni de^ panieri d^uova, che custodivansi per setti* 
mane intiere aspettandoci ; ve n^ erano a volle fin quattro o 
cinquecento; ma disgraziatamente se ne trovavan molte 
delle guaste, ed in alcune il pulcino era già formato. Alcu- 
ni macellari erano stati condotti da Multan per provveder- 
ci di carne: de^ carichi di salnitro eran^ogni giorno spedi- 
ti per rinfrescar T acqua ed il vino; e insomma tutto quei 
che potev' esser necessario al mantenimento ed ai comodi 
della vita, c^era profusamente distribuito. 

Il caldo divenne oppressivo, lo che, secondo i natura* 
li , annunziava la messe . Il di 3 luglio a ore 4 dopo mezzo 
giorno, il termometro segnò 110^ (34^ 64); e sul cader 
del sole una burrasca che veniva dal nord-ovest ci offrì uno 
spettacolo veramente magnifico: per quasi mezz'ora le nu- 
bi sembrarono avvicinarsi a noi ; elle gradatamente inai- 



VIAGGIO 



I.V> 



zavaDsi al disopra delP orizzonte, e parevan montagno in 
movimento : quando furono sopra a noi , ci trovammo ad 
nn tratto inviluppati in uno di que* turbini che avevamo 
provato a Multan ; non fu però accompagnato da pioggia: 
il vento era caldo e soffocante, e spingeva enormi masse 
di polvere estremamente fine. In un'ora tutto fu termina- 
to; in seguito, de^ baleni estremamente scintillanti brilla- 
ronda quella parte medesima. — Sei giorni dopo questo 
fenomeno, cominciò a piovere dirottamente; fino a quel 
momento avevamo avuto ogni sera una continuazione di 
buffi di polvere . 

11 nostro mehmandar venne a trovarci al villaggio di 
Tscitsciauatni con un enorm' elefante ; egli ci disse, cheli 
roaharadgihh V aveva incaricato di tenerlo a nostra disposi- 
zione, giacché temeva, che Vhauda del paese poco conve* 
nisse al nostro gusto ; la sua congettura era giusta , e noi 
lo ringraziammo della sua gentilezza. L'animale era ricca- 
mente ingualdrappato, e portava una gran seggiola a brac- 
ciuoli guarnita di velluto rosso e decorata d'ornamenti di 
argento e di smalto • Egli era accompagnato da sei arder- 
liei , messi del mabaradgiàh, vestiti di scarlatto foderato 
di giallo che faceva un bel vedere. Ne' differenti modi di 
vestiario militare che essi hanno adottato, i Seiki non vol- 
lero abbandonare il loro piccolo turbante , il quale d' al- 
tronde torna loro assai bene. 

Era per noi un' inesauribil sorgente di divertimento l'os- 
servare quanto i Seiki della nostra comitiva fosser vaghi 
sapere e raccontar notizie ; uno scrivano era stato espres- 
samente mandato dalla corte, ove spediva ogni giorno un 
rapporto relativo alle nostre operazioni ed alle nostre corse 
a cavallo : i novellieri di Multan ci eran venuti dietro da 
quella città, ed ogni giorno spacciavano una gazzetta : io 



VII. 



20 



154 » U R If E S 

riceveva pur lettere da^ novellisti di Lahora; eglino mi tra- 
smettevano un sunto delle notizie di questa capitale , e mi 
chiedevano qualche brano di notizie in contraccambio . 11 
nostro diuan corrispondeva co^ cavalieri Ventura e AUard^ 
e fui alquanto sorpreso di ricevere dal primo delle rispo- 
ste a DDK>lte delle mie questioni relative al paese ^ esse gli 
! erano state domandate senza che io ne sapessi niente • 

Del rimanente , nulla poteva eguagliarla gentilezza che 
tutti ci dimostravano^ la prontezza e la grazia , con cui 
tutti i nostri desideri erano esauditi , ci rendevano discre- 
tissimi neiresprimerli . Riguardo poi a me in particolare, 
gli accarezzamenti di tutta quella gente non avevan limi- 
ti ; tutti i giorni mi si ripeteva esser io un secondo Ales- 
sandro (Sekander Sani) , per aver fatto un viaggio così 
pericoloso, qual^è quello di risalir V indo. I popoli incivi- 
liti di questa contrada , considerano con spavento gli usi 
e la barbarie de' Sindhiani e de* Belutsci . 

Circa 50 miglia all'est di Tulamba, feci un'escursio* 
ne di 4 miglia nelF interno, per esaminare le vie d' un'an- 
tica citCà chiamata Harapa : esse occupano uno spazio il 
di cui circuito è di 8 mi^^iia ; le case erano di mattoni • 
Dalla parte del Qume vedonsi gli avanzi d' una cittadella ; 
d'altronde Harapa piò non presenta che un vero caos, e 
non v^è un solo fabbricato che si mantenga intatto : i mat- 
toni sono stati portati via per costruire in prossimità una 
piccola città deir istesso nome . La tradizione fa risalir la 
rovina di Harapa a 1 ,300 anni , medesima epoca di quella 
di Sciorkote^ e la sua distruzione è attribuita alla vendet- 
ta di Dio, che volle punire il governatore di Harapa : que- 
sto mostro di sensualità, reclamava sopra tutti i matrimo- 
ni il privilegio conosciuto nel medioevo in Europa sotto 
il nome di diritto del signore^ e gli accadde di rendersi ca- 



VIAGGIO tra 

pace d'un incesto. — Harapa diventò posteriormente una 
città noasulmana : vi si vede la tomba d* un santo; la lun- 
ghezza della sepoltura è di 18 piedi , e dicesi esser quella 
del credente che v*è sepolto. Un gran sasso di forma 
circolare e forato nel mezzo, come pure un gran lastrone 
nero di figura ovale ^ che sono presso al monumento ^ rap- 
presentano, secondo la popolare credenza, Panello e la 
pietra preziosa che ornavano questo gigante , il tutto omai 
convertito in pietra. Nei luoghi ove si presta fede a favo- 
le COSI assurde , non v'è a contar gran cosa neppur sopra 
ragionevoli finzioni. In queste rovine discoprii delle me- 
daglie persiane e Indiane, ma ninna di esse offre dati per 
fissarne V antichità . 

A misura che rimontavamo il Ravi , e uscivamo dal 
paese de' Katti, la popolazione aumentava ; i casali, seh- 
beo pìccoli , erano frequenti . Mentre ci accostavamo ad 
essi, una folla considerevole accorreva sulle rive del fiu- 
me e manifestava uno smisurato desiderio di vederci. 
Un uomo esclamava e diceva essere un seid , un altro un 
zemindar; questi un pir o un santo, quello un selko; e 
le donne stesse non nascondevano la loro curiosità a nostro 
riguardo . In queste occasioni noi uscivamo sempre dalla 
nostra baracca, e questa prontezza nel fard vedere atti- 
rava un nuovo concorso di spettatori. Le loro idee a no- 
stro rigu ardo eran completamente stravaganti : credevano 
che noi fossimo sotto la custodia di due piccioni che ci 
preservassero dal sole e dalla pioggia ^ un uomo ci chiese 
seriamente, che gF insegnassimo il segreto per cambiar 
le bucce di cipolla in ducati d^oro, ec. ec. 

Noi avevamo riconosciuto il coraggio de^ nostri compa- 
gni, i Seiki, in vederr investire a piedi e colla loro sciabola 
i cinghiali ; ma un esempio ancor pia ne diedero uccidendo 



156 BURNBS 

una tigre. Questo animale era in un bosco ceduo di ta- 
marischi , in prossimità de^ nostri legni ; vi fu scoperto , 
ed allMstante il nostro mehmandar c'invitò ad assistere 
alla caccia. Il Leckie accompagnò la partita, ma io ri- 
masi, non avendo in pronto pel momento il nostro ele- 
fante . Tutte le persone erano a cavallo : il mostro non tar- 
dò ad essere ferito, alcuni cavalieri furon gettati a terra 
per lo spavento concepito da' cavalli • Allora i Seiki avan- 
zaronsi a piedi, e da presso incalzaron la tigre colla spa- 
da alla mano ; ma quella slanciossi con furore sopra un 
di loro, ed air istante in cui piantavagli T artiglio nell'ome- 
ro sinistro, questo uomo intrepido le scagliò un colpo ben 
misurato sulla testa ; il combattimento era ineguale, ed il 
Seiko cadde orribilmente sbranato: corsero immantinente 
i suoi compagni , e ben presto la tigre cadde per le molte 
ferite che aveva ricevute . Ella era enorme , poich' avea 
10 piedi di lunghezza ^ e la sua coscia uguagliava in gros- 
sezza quella d'un uomo de' più robusti . Il sangue freddo ed 
il valor de' Seiki sono al di là d'ogni credere; perciò ri- 
cevono grand' incoraggimenti da' loro capi. A tutte le 
mie dimando sullo sventurato ch'era stato ferito, essi rispo- 
sero con un' ostentazione d' indifferenza : — • È un Seiko, 
sarà ben ricompensato; ha già ottenuto un cavallo, e l' an- 
nuo suo stipendio è stato aumentato di cento rupie . » — 
La pelle della tigre colla testa e le zampe fu incontanente 
spedita al maharadgiàh , che estenderà ancora la sua mu- 
nificenza sul ferito: questo modo d' inanimir sempre pia 
la bravura de** Seiki , fa di essi il più valoroso popolo del- 
l'India . 

Le facoltà mediche d'Europa saranno sorprese a sen- 
tir come i Seiki guariscono le ferite fatte dalla tigre, giac- 
che il metodo loro differisce completamente da quello pra- 



▼ I A G G 1 O 157 

Ucato ne^ nostri climi • Essi credoDo, ctie se si permettesse 
all' uomo cosi ferito di dormire , egli vedrebbe io sogno 
la tigre , il che ne abbatterebbe il coragt^io ^e morireb- 
be inevitabilmente; perciò eglino danno al malato i pia at- 
tivi stimolanti, e collocan presso di lai delle persone che 
gP impediscono d' addormentarsi per cinque o sei giorni : 
poi, le ferite avendo preso an aspetto determinato, lascia- 
no al malato la facoltà d' abbandonarsi al sonno. Nella cir- 
costanza che ho citato , posso gaarentire del copioso uso 
de' stimolanti , poiché noi somministrammo l' acquavite « 
L'intelligenza di Sena Sing, nostro mehmandar , aveva 
più d* una volta fissata la nostr*attenzione . La lettura 
di diverse tradazioni , gli aveva fatto acquistar la cogni- 
zione del nostro sistema astronomico e dell' astrolabio , 
come pore di diversi altri st romeo ti del medesimo genere: 
egli enunciò i suoi dubbi sopra alcune parti dell' astrono- 
mia teorica, e mi pregò di spiegargli, come si poteva con- 
tinuare a veder la stella polare nel medesimo punto, meo- 
tre dice vasi che la terra percorreva ogni giorno tante mi- 
glia muovendosi nella sua orbita intorno al sole . Tra le 
diverse cose che fui al caso di fargli conoscere , gli mo- 
strai un termometro e gli spiegai la natura di questo stru- 
mento : egli scrisse subito tutte le particolarità che gli ave- 
vo insegnate, e scorgendo una st manifesta avidità ed una 
sete sì ardente d'istruirsi, non potei far a meno di rega- 
largli lo strumento • Questo serdar era egualmente esper- 
to ne' bellicosi ^«sercizi della sua nazione ; maneggiava 
r arco con grazia e destrezza , era eccellente cavaliere , e 
poteva cogliere un segno correndo di galoppo -, io V ho ve- 
doto far camminare il suo cavallo velocemente , scenderne 
eppoi rìmetters'in sella.La sua curiosità non estendevasi 
esclusivamente a ciò che concerne la scienza ; Tarte , con 



158 B U R N E S 

cui noi conserviamo la carne, U pesce ed altre sostanze 
organiche , aveya eccitato la saa ammirazione : no pro- 
sciutto che gli feci vedere era ben atto a soddisfare a' suoi 
dubbi ; egli non fu contento finché non gli diedi la com- 
pleta ricetta per prepararlo. I Seiki han molto trasporto 
per la carne di porco , ed il prosciutto diverrà un cibo 
abituale nel Pendgiab • 

11 di 11 luglio avevamo abbandonato il paese de' Ratti, 
ed eravamo arrivati a Fattihpur, ove la terra è coltivata. 
Il nostro avvicinamento a Lahora sembrava rendere pio 
facili le disposizioni riguardanti il nostro viaggio ^ un di- 
staccamento di cinquanta lancieri era stato situato in cia- 
scun villaggio intermedio, perchè fossero adunati gli abitan- 
ti che al nostro arrivo dovevano esser pronti per tirare 
i battelli. Il nostro seguito era aumentato fino in cin- 
quecento uomini; avevamo avuto sempre un tamburo 
ed un piffero; ci fu aggiunto un corno: non era stata 
udita mai discordanza simile a quella che facevasi al mo- 
mento della ritirata ed a quello della diana , che lacera- 
vaci regolarmente gli orecchi . 

Eravamo stati egualmente provveduti d' un battello di 
Casmira, chiamato par inda (uccello). Era un basti- 
mento completo , lungo 60 piedi , terminato a punta nella 
due estremità, di modo che neppur la metà del fondo non 
immergeva nell'acqua. Io seppi che questo metodo di costru- 
zione, molto simile a quello delle gondole di Venezia , è 
generale sul lago di Casmira. L* equipaggio era compo- 
sto di gente di quel paese ; essi facevan cammiatfe la bar- 
ca percuotendo l'acqua in modo singolare con piccioli re- 
mi coloriti di verde ; eran uomini di beli' aspetto, di atle- 
tica struttura e coperti di rosse vesti . Nel mezzo del bat- 
tello inalzavasi una baracca con tetto piano, ove stavamo 



VIAGGIO 159 

a sedere per godere i] fresco della sera . lì camminare im- 
primerà a qaesto legno un tal movimento , che quasi 
spiaceva; ma era in contraccambio d^una estrema cele- 
rità. 

Il 13 luglio, ricevemmo una deputazione del kardar di 
Kot Kamalia, che e' inviava un presente di frutti ed altre 
vettovaglie, con una somma di 1,100 rupie . Ci fu portata 
nel medesimo tempo una lettera del maharadgiàh, ch'espri- 
meva la sua soddisfazione pel nostro prossimo arrivo. Que- 
sta epistola era fiorita ad un grado poco comune anche 
in persiano, e piena di comparazioni relative a giardini , a 
rose , a zellirì , a fontane • Ogni parola della missiva che 
io aveva indirizzato a questo principe , era chiamata un 
fiore da cui doveva sbocciare un'amicizia eternamente du- 
revole, ciascuna lettera di ciascuna parola era una rosa 
dischiusa I Ma questo squarcio esigerebbe una traduzio- 
ne , che forse non merita . 

Ma né gli auguri , né la munificenza del mabaradgiàh 
poteron mantenere la salute delle nostre gentil che furoa 
colpite da ascessi : non eravamo meno di sette e otto per 
volta costretti a star coricati a cagion di questa malattia 
dolorosa, che fu attribuita all'acqua*, ma io era più incli- 
nato a derivarla dalla mancanza d'acqua e d'esercizio, 
poiché il nostro viaggio era stato più lungo d'un tragitto 
dairindia all'Inghilterra. 

Noi entrammo allora nel paese dei Seiki , che sono tutti o 
soldati o lavoratori come gli antichi Romani . Essi erano 
estremamente comunicativi e descrivevano con nobil' ar- 
dore le guerre nelle quali avevano combattuto , ed i loro 
frequenti conflitti co' fanatici Euzufzi al di là dell'Indo . 
Credo che difficilmente presterebbesi fede alle mie parole , 
se riferire volessi molte circostanze, che mi sono state 



i60 B U R N B S 

narrate, ed il gran numero d^ uomini che son periti in 
queste guerre religiose . Gli Euzufzi nudriscon si nero odio 
contro gP infedeli Seiki 9 cb^ eglino yòtansi ghazi^ e con- 
sacran la loro vita air estinzione di quelli : persuasi che la 
morte d^un di loro sia più meritoria di quella di qualun- 
que altro miscredente : la religione de^ Seiki essendo nata 
molti secoli dopo 1^ epoca di Maometto , dessi non sono 
certamente aiutati e protetti dal Profeta. Per servirmi 
d' un* espressione de^ Seiki , gli Euzufzi ridono della mor* 
te. E stato osservato con ragione, che noi poco conosciamo 
tali avvenimenti, e che ancor meno e' interessiamo della lo- 
ro istoria, quando non abbiamo alcun vincolo co^ popoli 
ch^essa riguarda. 

Il 15, la sera, noi venimmo a Tscianga, che dista 25 
miglia da Labora , ed ove fummo ricevuti da una deputa- 
zione del mabaradgiàh ; essa componevasi di due serdar 
Seiki e di Nur Ed Din-Fakir, di famiglia musulmana, che 
godeva in corte di molto credito e considerazione. L'ab- 
boccamento successe , siccom'era distile, sopra degli ele- 
fanti; ve n'eran cinque per i grandi personaggi e per 
noi. Ciascuno degr invitati ci rimise una borsa piena di 
monete d'oro e d'argento, e chiese notizie da parte del 
principe sulla salute dal re d'Inghilterra, come pure sul 
tempo decorso dopo la nostra partenza da Londra, giac- 
ch'egli aveva l'aria di credere che fossimo stati mandati 
direttamente dal nostro sovrano, lo risposi come la circo- 
stanza esigeva. — Sciam Sing, il principale de' due Seiki , 
ci presentò un arco . I deputati mostraronci inoltre una 
lettera, per mezzo della quale il mabaradgiàh incaricavali 
di rallegrarsi con noi sul nostro arrivo , e d' impiegare in 
quest' occasione tutte le espressioni che potevan esser gra- 
te allo spirito; poi ne seguiva una filastrocca d'adulazio- 



VIAGGIO lai 

là 

\ 

ni, che io confesso non esser. capace di iSònreaientemente 
riferire. ^•. ,.. . ,, ., 

» Le stagioni, mi disseffl fkidr, sono stale cambiate per. 
» favorire il vostro avventuroso arrivoi.all'epoca, in cui 
» ordinariamente piove , il sole lia brill^Do ; ma* questi è il 
1 sole d'Inghilterra. — Yoìu dovete ora ^riguardarvi come 
» in casa vostra, o in un giardtpò^ di cui voi siete le rose; 
» amicizia sì intima esiste tra gr Inglesi ed i Seiki , cbe gli 
» abitanti deiriran e del Rum sentiranla proclamare nelle 
» loro remote contrade. La luce subentrò alle tenebre al- 
» lorchè usciste dalle terre de' barbari del Sindbi. ed 
» è la sua salutare influenza cbe ba fatto sbocciar la 
t gomma ed ha sviluppato la rosa. » — Esaurirei un in- 
tiero vocabolario, se ricordar volessi tutte le espressioni 
cbe Tarringatore impiegava: gli risposi in stile per quanto 
potei approssimativo al suo : m' informai della salute del 
maharadgikb , ed assicurai i deputati della nostra soddi* 
sfazione per le bontà ed attenzioni prodigateci nel paese 
de' Seiki. Prima deUaloro partenza feci loro vedere i.ea* 
valli, de' quali rimasero meravigliati. . 

I serdar avevano menato una scorta di lancieri e di ca- 
valieri ; questi eran completamente vestiti di giallo • Sciam 
Sing ritornava con loro da una campagna contro Seid 
Abmed , che , avendo lungamente sostenuto in quella con- 
trada una guerra di fanatismo , era stato recentemente uc- 
ciso. 

Ci fu indicato in questa schiera un giovanetto, ch'era 
stato nominato comandante dopo la morte del genitore uc- 
ciso sul campo di battaglia j questa regola, adottata fra i 
Seiki. per alimentar lo spirito militare della loro nazione, 
è mirabilmente meditata. Noi continuammo la nostra via 
a cavallo in mezzo a que' cavalieri, ciò cb^ mcìto ci dl- 



VII. 21 



f63 BVRNfiS 

vèrtì'-e piéoqm lorè inÉnttanmite ; I capi j^rtavàn inolte 
gioie di gran valore ; ma questi ornamenti non ptrevan 
adattarsi ai polii e sulla fh>tafe di €èb\ intrèpidi guerrieri. 
' Noi afvemttib alloriei un^ occasione di vedei^ le donne 
Ae^Séi'ki ; l^npeiMlbrò nda è intono notevole di quello dei 
l^ro 'Sposi . Bsseillaociado 4ii uh tiiazzo i loro caj>èHi ftuUa 
soMm ita delta fronte^ e li finn tanto per formar questo 
iMo^ che lamelle èella frèmile e ^1 viso è refratta in alto^ 
efl i sopracéti^l sdné Òonriderevolmeiite lontanati dagli 
oic'cM. B^ B^inteilde <cbe quésta moda non eontribuisce 
ad auriieffitar la vagbezsa del loro semlMi^te; ma nota per- 
tanto è ^generate in tutte 4e classi. GnepIroBO la persona 
coiì Wikdi- Vè§9t )>iàDea , che scende dalla testa ài piedi , e dà 
fot^làfa è^òiiica alla loro figiM-a^ Elleno non eguafgliano i loro 
Èim&ifì MBHètfi!a^ i M<è rrattt sdn regòlsiri^ ma troppo prò- 
ilétaàtiMi. EÉè>DèÉ muò cOSi stréttàftieatè rinchiuse come 
le MtBuf A<àtl(B ; poiché tanto pi^j «ostami òhe per la religio* 
fiè'^l l&èfl£Ì ìtoMlè dlffertsciMtiò da' tettàtoridèir arabo pro- 
fèta ; 

L a sera del 1 8, i defittati <del mabaradgibh «1 fecero «fiia 
sèfiottld» N^Ufftà'^ e ^i^sétttal'Mci «na isomma di 700 rupie, 
iOUfifizitataateii^ cflteM lòrè MVk^atto aveva determinato ebe 
mfk iii ^shk'èBfBé fièfMIaVi^etatè àssègtaatà durMta il nostro 
Mfl^bVtìà bel MMgiab . Accettai q^atet che (ni riiMsero, ma 
ùMi ifNidibili còAVtMebte d'iaécotoéntire ^ che mtfnifloen- 
za sì onerosa fosse in avvenire continuata. 

Il ^7, 'à ttié^M) ^ioi^v «corgeinaào le alte torrétte 
ééHi VòUMfteia réàte d! Lafhdi^ : noi saremmo pcftutl arri- 
Vàrb rlA^HM) ^oWio a qaèfsl'èiìt!lea capitale deir impero 
niò^òfHò, é aUr ^éi'ihttite ià «o Viàggio emai lauto prolunga* 
to^, MatltéTettioiitiiIéélel Wostro ingrasso esigeva de^repa- 
rativì : d*férmataimò dunque à tre o quattro miglia dalla 



VIAGGIO 165 

città , per richiesta espressa de^ Dostri conducitori . ÀI tra- 
montar del sole io vidi per la prima volta le immense 
montagne che circondano il Gasmìra, coperte di splenden* 
te bianchissima neve^ provai un prodigioso sentimento 
di gioia in contemplar quest' Himalaya , che ancora non 
si era presentato a^ miei sguardi . L' aspetto di quest^ im- 
ponente lavoro della natura , mi fece quasi dimenticare 
le nostre obbligazioni verso i Seìki destinati a guidarci nel 
nostro pellegrinaggio . 






SOMMARIO 

DEL CAPITOLO SESTO 



i:<GBUM> in LAUOHA — PRRSE.''TilZlO.>E A UIIDCIT 

■me— I Do^fi DEL u a' i?ìui11LTERRA gli »a>n kimu- 

II —tALA D'DDtlNZA — BiriST* DELLE IHIPPE— COS- 

TKUAZto.-n DI t>5i»eiT sna SniìoLAtil amazzo- 
Ki— crricuLi FRANCESI citia dilauora — tom- 

■BA DI DltlllAN eaiR — RIVISTA DKLL AHTIQLrESIA A 
CAVALLO— CAÙAITEBE DI nKSDGIT SHS UMENZA Bl 
CO.fGEDO HoNI DEL HADARAOCu'd tt.l LETTERA 
AL BE BELLA GRAM JBEITAGSA tAllTESZA DA 1A- 
aOflA— AMBITSIR ARRIVO SULLE JlIVE TIKL lEVAIi — 
»MTA DATA DA Db CAM SEIKO ARRIVO SCLLH WOa- 
DKDELÌKTLÈDGE— LKANTICUITA nELPKXDUlAS^Kl- 

DUNA — 6LI BI-U DEL CAIUL VlAMtO Al MOHTl 
BIMALATA — ABBOCCAHEIITO COL SOVIUIATOR GB»- 

■ALi — TBnmaKiANiA di lODDurAzionR in favor 

dell' ADTORB. 



iMnn 1 



éa dtrttor.A. Hamy . U «tali 4à qi 
ib In Bei, clwfr ^ liwf n iin m m i 



— M^ Jiill < 



LAeORA 




iimì 18 igtHgDO, il «urttiao BUccesK il 
loostro togresM) pubblico io Lahora. 
Uzez Ed DìDf inÌuÌ8(ro<lelmahAra- 
dgiàh^ e Ra4^fa Grfaulab SiDg, eo'priocÌpa)i pwsMMiggi del- 
lo'ftafo, «oorlMi da una «ehiera di «evaUeria e da un reggi- 
Meòto d'iaftfDlerìa', TesDero ad iacontrarci a3 miglia dal- 
ie città. Noi famMO presentati dal capilaDO Wsde, agente 
pf^ilioo dial nostro gorerno a Lodiana; egii era slato spe- 
dito « Labore in (ab occMreoza) ed era accompagnato 
éìù dottor.A'. Harray. La vista di questi due Inglesi ecci> 
tb io ooi, cbe per lì Itti^ tempo eravamo stali privi della 



ICS B e a 21 £ s 

società degli Europei, la pia grata sensazione. Fammo 
ricevuti con molto favore , e ciò che maggiormente accre- 
sce va la nostra contentezza era la riflessione, che in quel 
giorno la nostra intrapresa venia coronata da esito felice. 
Noi scendemmo ad un giardino distante un miglio dalla 
città; quest'era il soggiorno del cavaliere AUard, uo- 
mo di gentili maniere e di nobile portamento . Colà ci se- 
parammo da' deputati del maharadgiàh , dopo aver ricevu- 
to una considerevol somma di denaro ed una profusione 
di confetture da parte del monarta . 

L^Allard ci fece salire in un appartamento, ove si fece 
una squisita e copiosa colazione . 

11 Court, altro Francese, era de' nostri: la scena era 
completamente nuova per noi, le pareti e la soflStta erano 
incrostate di piccoli specchi ; il vino di Sciampagna succes- 
se al tè ed al cafl%. L' Allard è general di cavalleria del ma- 
haradgiàh ; le trombe deUa sua divisione ci servirono nel 
tempo della colazione • Poi ci occupammo dei preparativi 
della nostra presentazione alla corte ; questa cerimonia era 
stata fissata pel di 20 del mese . 

Verso le ore nove della mattina, allorché il maharadgiàh 
fu arrivato nell'antico palazzo situato nell'interno di Laho- 
ra , spedì una deputazione de' suoi nobili , perchè ci condu- 
cessero alla corte. Tutti i serdar e gli ufficiali, che di tempo 
in tempo c'erano stai' inviati , si erano anticipatamente rii»> 
niti presso di noi : una numerosa scorta aveagli accompagna- 
' ti , e fu pure aumentato il corteggio da una schiera di cipay 
del Bengala , che *1 capitano Wade aveva condotto da Lo- 
diana. La carrozza, che era bellissima, apriva la marcia; 
1 seguivano i cavalli da tiro destinati in dono j e quindi gli ele- 
fanti, sui quali eravam noi e gli ufficiali del maharadgiàh. 
Passammo fra le mura della città ed il fossato, ed entram- 



YIAGGIO les 

mo io Lahora per la porta del palazio. Le vie erao fiancheg- 
giate da caYallerìa , artiglierìa ed infanterìa, e rìcevem- 
mo il salato nel passar loro davanti • Il concorso del popolo 
era immenso ; gli spettatorì erano principalmente situati 
sopra i balconi delle case e teneyansi in un rispettoso si- 
lenzio • 

Nelfentrar nella corte principale del palazzo, fummo 
ricevuti da Radgiàh Diban Sìng , belP nomo d*" aspetto 
marziale e coperto d^ un'' armatura; egli ci condusse alla 
porta del palazzo. Mentre io mi abbassava per levarmi le 
scarpe, prima di mettere i piedi sulla so$[lia, mi trovai fra 
le braccia d^ un piccolo vecchio che fortemente stringeva* 
mi; era il maharadgiàh in persona. Egli era io compa- 
gnia di due de'^snoi figli, i quali abbracciarono egualmente 
me ed il Leckie ; quind^ il maharadgiàh mi condusse per la 
mano neir interno della sua corte. 

Certo che il nostro ricevimento eseguivasi nel modo più 
distinto, essendosi degnato il monarca di venir tant' oltre 
per farci onore • U Wade ed il Murray eran già nella sala 
d^ udienza. Noi ci mettemmo tutti a sedere sopra segsi di 
argento, di faccia al maharadgiàh, che fece diverse gen* 
tili e lusinghiere osservazioni: domandò parìicolarmente 
della salute del re d^Ioghilterra; e siccome noi venivamo 
di Bombay, chiese pure notizie di Giovanni Malcolm. Al- 
cuni momenti dopo che tutti fummo al nostro posto, annun- 
ziai al maharadgiàh , ch^io aveva condotto sani e salvi a 
Lahora cinque cavalli , che sua graziossima maestà il re 
della Gran Brettagna , in considerazione delle relazioni di 
amicizia e di concordia sussìstenti fra i due stati, inviava- 
grin dono; ed aggiunsi , ch^io ofleriva inoltre a sua altez- 
za , da parte del governatore generale dell^ India , una car- 
rozza , in segno della stima di sua signoria . Dissi poi , che 



VII. 22 



17» B U R N E 8 

i cavalli erano accompagDatl da un^ amichevole lettera del 
ministrò delle relazioni estere del nostro sovrano; e che io 
teneva in mano questo dispaccio ^ chiuso in una borsa di 
broccato d^ oro col sigillo delParme dUnghilterra . In que- 
sto , il mabaradgiiih , la sua corte e noi stessi ci levammo 
in piedi ; egli prese la lettera , accostò il sigillo alla sua fron* 
te, e rimise quindi il dispaccio a Uzez Ed Din, suo mini- 
stro, che ne lesse ad alta voce la traduzione in lingua per* 
siana . GV inviati degli stati vicini erano presenti • Ecco il 
teoor della lettera: 

• A sua altezza il maharadgiàh Rendgit Sing, capodeW 
la nazione de' Seikl, e signor diCasmira. Blabaradgikh. 

» 11 re, mio graziosissimo signore, mi ba comandato d V 
sprimer'a vostr' altezza quanto sua maestà sia sensibile al^ 
r attenzione dell'altezza vostra, in trasmetterle per mezzo 
dello stimatissimo ed eccellentissimo signor conte Amherst, 
i magni flcl prodotti delle manifatture de' sudditi di vostra 
altezza , abitanti nel Gasmira . 

• Sapendo il re, che l'altezza vostra possiede i più bei ca- 
valli delle più famose razze dell'Asia, ba giudicato far co- 
sa grata a vostr' altezza in presentarle alcuni cavalli della 
razza più notevole d'Europa; e desiderando compiacere 
all'altezza vostra su questo punto, mi ba comandato di 
scegliere per vostra altezza alcuni cavalli della razza gigan- 
tesca cbeò propria dell'Inghilterra. 

• Son questi cavalli , accuratamente scelti , che invio a 
vostra altezza , e siccome per la loro notabile gravezza , 
sarebbero molto incomodati se dovessero soflVir la fatica 
d'un lungo viaggio in un clima caldo, ho ordinato che fos- 
sero condotti a vostra altezza per l' indo, e per gli altri fiu- 
mi, pe' quali sarà più facile la navigazione. 



•1' 



VIAGGIO 171 

• U re m^ha dar ordine speciale di far dolo a vostra al- 
tezza, la sincera aoddì sfazione colla quale sua maestà ba 
veduto la buona intelligenza , che dopo tanti anni ba sussi- 
stito, e che Iddio voglia conservare eternamente, fra il 
governo britannico e vostra altezza • 

• Sua maestà conta con fiducia sulla continuazione della 

i 

pace, sì salutare ai sudditi deMue stati} e fa ardenti voti 
perchè \ostra altezza viva lungamente in buona salute 
e ricolma di onori , ed estenda i benefizi d' un amorev<^ 
governo a tutte le nazioni soggette al potere di vostra aU 
tezza • 

• Per comando del re^— segnato, ellenboroìjgh. • 
Durante la lettura di questo dispaccio , il mabaradgiàb 

diede segni evidenti della sua soddisfazione , e quando ne 
fa letta la metà, disse volerne accogliere T arrivo con un 
saluto • Tosto una salva di 21 colpo di cannone, ripetuta 
da 60 pezzi d^artiglieria, annunziò agli abitanti di Lahora 
la gioia del loro re » 

In seguito il mabaradgiàb manifestò la sua intenzione 
di vedere i presenti che gli erano stati annunziati , e noi 
Taccompagnammo. La vista de^ cavalli eccitò al più alto 
grado la sua sorpresa e la sua ammirazione ) la loro statura 
ed il loro colore molto gli piacquero, disse che erano dei 
piccoli elefanti ; ed a misura che si fécer passare uno dopo 
Taltro dinanzi a lui , volgevasi a suoi serdar ed a^sucH uf^^ 
ciati, ch'erano a parte de' suoi sentimenti* 

L'affabilità del mabaradgiàb era superiore ad ogni di' 
re ; egli sostenne costantemente la conversazione che durò 
un'ora e mezzo: chiese particolarmente schiarimenti sulla 
profondità deirindo e sulla possibilità di navigarvi *, fece 
molte domande sui popoli che abitano lungo le sue rive, 
e sulla loro potenza politica e militare, lo parlai del- 



172 BCJRNES 

le ricchezze del Sindhi, ciocché parve eccitare appo lui 
UD^ ardente cupidità • Egli ci presentò a tutti gV inviati 
degli stati vicini, e conchiuse dimandandoci se'fosse in noi 
desiderio di vedere la sua razza di cavalli. Furono imme- 
diatamente menati trenta di questi animali , che si fecer 
passare a rassegna dinanzi a noi • Essi eran riccamente e 
magniOcamente ingualdrappati, ed alcuni perfin' ornati di 
pietre preziose ; Rendgit Sing nominava ogni cavallo e de* 
seri ve vane la genealogia a misura che avvicinavasi a noi. 
Ve n^eran di tuttM paesi ; le loro criniere eran ben accon- 
ciate, e tutti aveano buon aspetto; ma non era pertanto la 
razza cbe mi aspettava di vedere a Lahora *, i cavalli mi 
parvero tutti alquanto piccoli. 

Il maharadgiàh sembrava un poco stanco pel gran moto 
cbe si era dato , e quindi ci ritirammo. La natura è stata 
veramente avara verso di questo principe; fra il suo cor- 
po ed il suo spirito dev' esistere un prodigioso contrasto • 
Egli ha perduto un occhio, il vaiolo Io ha lasciato coperto 
di cicatrici , e la sua statura non oltrepassa certamente cii^ 
que piedi e tre pollici. È intieramente alieno dalla pompa 
e dal fasto; è notabile però T ossequioso rispetto della sua 
corte; ninno osava aprir bocca se prima per un cenno non 
ne otteneva il permesso, sebbene la calca fosse piuttosto 
simile a quella d^ un bazar che a quella delle sale del più 
possente de^ principi Indiani ne' tempi presenti . 

La sala d' udienza , ove fummo ricevuti , è costruita tut- 
tadi marmo, ed è opera degP imperatori mogolli; una 
parte della soffitta era assettata di seta e ornata di pietre 
preziose; il che produceva un magnifico efietto. Lo stesso 
maharadgiàh portava collana, bracciali e braccialetti or- 
nati di smeraldi , de' quali alcuni grossissimi : la sua spa- j 
da era adorna di preziosissime gemme. I nobili erano e« i 

i 



VIAGGIO 173 

gualmeote rispleodeoti di gioie in quest'occasioae , e tutta 
la corte era vestita di giallo , color prediletto della nazio* 
ne, ciocché produce un effetto bizzarro sì, ma seducente. 

L'indomani mattina il maharadgikh manifestò il deside- 
rio che fossimo presenti aduna rivista militare in onore 
de'presentì avvenimenti. Trovammo il principe che già 
era arrivato e s'era assiso sopra una terrazza a poca di- 
stanza da' bastioni di Lahora. Cinque reggimenti d'infan- 
teria regolare erano schieratMn tre file, e Rendgit-Sing ci 
invitò a percorrere la linea e passarli in rassegna • I sol- 
dati portavano un vestito bianco , ed erano armati di fu- 
cili delle manifatture di Gasmira o di Lahora ; eran mesco- 
lai in ogni schiera Indiani e Sellai • Terminata V inspezio- 
ne , la brigata manovrò sotto gli ordini d'un ufficiai gene- 
rale indigeno j le evoluzioni furon eseguite con una preci- 
sione ed un'esattezza completamente simili a quelle del 
nostr' esercito dell'India; il comando facevas'in francese. 

Durante questo spettacolo il principe parlò molto, e ci 
domandò la nostra opinione suUe sue truppe ed il loro ar- 
mamento. Egli ci raccontò che i fucili gli costavano di- 
ciassette rupie l' uno , ed era soprattutto curioso di sap^ 
re se una colonna di soldati Inglesi si sarebbe potuta inol- 
trare contro l'artiglieria . 

Da questo soggetto passò a quello delle rendite del Ga- 
smira j in quell'anno questo paese aveva fruttato trentasei 
lac di rupie. • Tutti quelli cho io mando a Gasmira , con- 
» tinuò a dire, diventan de' bricconi ^ è quella una contra- 
• da che offre troppe delizie e troppi piaceri . » Allorché 
egli riflettea alla sua importanza , pensava doverci stabili- 
re uno de' suoi figli , oppure andarvi egli stesso • 

Tale é lo stile delle conversazioni di Rendgit Sing: ma 
la sua inclinazione ad interrogare e la giustezza delle sue 



I 



i74 B U R N E S 

I domande ^ danno idea della forza del suo carattere • Egli 
j scoprì tra le genti del nostro seguito un Indiano ch^era sta- 
{ to in Inghilterra , al quale diresse da principio delle doman* 
I de in nostra presenza ^ eppoi mandò a cercarlo onde par- 
largli particolarmente e sapere, se la ricchezza e la poten«> 
xa della nazione britannica fossero veramente grandi co^ 
me gli erano state rappresentate. — Koi ahbandonanuno 
Bendgit Sing vedendo che si facevan de' p reparativi di eo^ 
lazione , eh' egli suol fare spesso air aria aperta , in pre« 
senza delle sue truppe , e non infrequentemente anche à 
cavallo . Ha passione estrema per far lunghi viaggi a cavala 
lo , ed in tali occasioni fa la sua colazione in sella piullo* 
sto che smontare . 

Noi prendemmo alloggio nel padiglione del cavalier 
Ventura j altro generale europeo y che in quel momento 
era colla sua legione sulle rive dell'Indo. Questa casa era 
fabbricata all'Europea, solchè U Ventura aveavi ag- 
giunto un terrazzo con novanta zampilli d'acqua, onde 
rinfrescar l'atmosfera . Noi vivevamo ne' termini più ami* 
cbevoii cogli uffiziali europei, per cui il nostro soggiorno 
a Lahora fu singolarmente piacevole • Mi fece soprattul* 
to impressione il Court per la vivacità del suo spirito e 
per r estensione delle sue cognizioni , egli essendo versa- 
to egualmente in geografia che in archeologia: era per 
r innanzi , siccome gli altri uffiziali suoi compatriotti 4 al 
servìzio d'un principe persiano, e venne nell'India come 
un nativo di quel paese, ciocché gli dette occasione di 
raccoglier' eccellenti notizie sulle intermedie contrade . Mi 
fece conoscer la strada da Kermansciàh ad Attok , per 
Herat, Gandahar , Ghazna e Cabul, con grande accuratez* 
za topograficamente tracciata ^ e nel tempo stesso mi disse, 
aver egli desiderato meno di dare una carta completa di 



VIAGGIO 175 

questa parte dell^ Asia y che di far conoscere una buwa 
via colle sue siauosità e le risorse del paese tanto dal lato 
militare che dallo statistico: ì Francesi posseggono raggua^ 
gli migliori de^ nostri su queste contrade ^ ed il Court, 
spiegandomi la sua carta, mMndicò le vìe da preferirsi per 
rinfanteria e per la cavalleria • — La dimora di quattro 
anni nel Pendgiab era stata da lui impiegata a dilucidare la 
geografia di questa regione : egli aveva risvegliato qualche 
diffidenza appo Rendgit Sing ; pur nonostante seguita* 
va a levar la sua carta da Attoc fino alla nostra frontiera • 
Cosicché, per le diligenze di quest'abile officiale, la geogra- 
fia e le antichità del Pendgiab saranno, io non ne dubito , 
sparse di nuova luce ; e devo dire a gloria sua , che ad ìn«* 
fatigabile zelo nelle investigazioni, aggiunge il piii vivo de* 
siderio di comunicar quel ch'egli fa, e di stimolar gli altri 
ancora • Speriamo che il frutto degF importanti lavori del 
Court non tarderà ad esser reso di pubblico diritto nella 
sua patria per mezzo di qualche società scientifica della 
capitale , come quella celebre di Geografia . 

Nelle nostre passeggiate della sera avemmo frequenti 
occasioni d'esaminar questa città. L'antica Lahora esteo* 
de vasi per cinque miglia dalP est air ovest, sopra una lar- 
ghezza media di tre , e se ne possono àncora seguir le di- 
mensioni per visibili rovine: le moschee e le tombe, piii 
solidamente fabbricate delle case, trovansMn mezzo ai cam« 
pi coltivati, come gli ospizi per le caravane nella campa- 
gna. La città moderna occupa Tangolo occidentale deir an- 
tica, ed è cinta da forte muraglia. Le case sono altissime, 
le vie strette, sudice e puzzolenti, per causa di una fogna 
che passa pel mezzo . I bazar non spiegano molta ricchei* 
za , perchè T importanza comnoerciale del Pendgiab mani» 
Testasi ad Amritsìr, moderna metropoli del paese. Al- 



176 BURNES 

cuni monumenti di Lahora meritano d^ essere menzio- 
nati : la moschea reale è un vasto edifiizio in pietra ros- 
sa , portata da^ dintorni di Delhi per ordine d'Aurengzeb ; 
le quattro altissime torrette di questo tempio sono anco- 
ra in piedi, ma'l corpo della fabbrica è stato converti- 
to in magazzino da polvere: vedonsi ancora due altre 
moschee colle loro torrette , come per proclamar la deca- 
duta grandezza dell'impero musulmano; giacché quivi, 
come in tutto il Pendgiab, i credenti son' obbligati a re- 
citar le loro preci sotto voce . 

Nel passare il Ravi, lo straniero contempla il più belPor- 
namento di Lahora, che è lo Sciàh-dara, o mausoleo del- 
l'imperatore Dgihan Ghir: questi è un monumento magni- 
fico, di forma quadrata, con una torretta a ciascun angolo 
alta 70 piedi ; esso è costruito principalmente di marmo 
bianco e pietre rosse alternativamente disposte. E un'opera 
del più puro stile, ornata d'inscrizioni ed altre decorazioni 
ordinate in magnifici mosaici: la svariata tinta delle pietre 
conserva ancora le diverse gradazioni di colorito in alcune 
rose ed altri fiori. Due linee di caratteri neri, sopra un fondo 
bianco di marmo , annunziano il nome ed il titolo del con- 
quistatore del mondo, significazione delle parole Dgihan 
Ghir ; ed un centinaio di vocaboli difierenti , arabi e per- 
siani, che significano semplicemente Dio, sono distribuiti 
in diverse parti del sepolcro: il lastricato è pure di mosai- 
co. Questa tomba fu in antico coperta da una cupola; ma 
Bahadur Sciah la fece demolire , affinchè la pioggia e la 
rugiada del cielo potessero cader sulla tomba del suo 
avolo Dighan Ghir. E probabile però che questo bel monu- 
mento venga via portato dalle acque del Ravi, che presso 
Lahora ha un corso molto capriccioso, e che recentemen- 



VIAGGIO 177 

le iit inondato una parte del muro del giardino che cir* 
eottda la tomba • 

L' oggetto che in seguito risveglia il maggior interesse 
in Lahora, è il giardino di Sciah l>gihan , il quale ha no- 
me Chalimar ( casa di gioia) • Egli è un magnifico avan* 
iso della grandezza mogolla : è lungo quasi mezzo miglio , 
ed offre tre terrazze che inalzansi Puna sull'altra. Un ca- 
nale , derivato da considerevoi distanza , traversa questo 
bel giardino ed alimenta 550 zampilli d^acqua^ che ne 
temperano F atmosfera. 11 letto di marmo deglMmpera- 
tori mogoUi sussiste ancora ^ ma il giardino era già stato 
molto danneggiato prima che Rendgit Sing pervenisse al 
supremo potere . Egli ha fatto demolire alcune delle case 
di marmo; ma ha peW> avuto il buon senso di farle riedi* 
flcare 9 sebbene di semplice pietra. 

Una mattina, andando noi a visitare la tomba di Dgihan 
Ghir, trovammo Rendgit Sing seduto in piana terra, e cir- 
condato dalle, sue truppe • Egli ci fece chiamare da uno 
de^suoi ufficiali, e passammo seco una mezzWa. Ci nar- 
rò delle scorrerie degli Afghani nel Pendgiab , e ci disse , 
che in quel momento ci trovavamo sul terreno del loro ac- 
campamento. Zemaa seikh, ora cieco e dimorante a Lodia- 
na, aveva, ci disse, per tre volte saccheggiato Labora, e 
concepiti progetti suirindia. Il maharadgiàh parlò pure del^ 
le vicende alle quali i re van soggetti : nesssuno tra i suoi 
cortigiani è vestito con semplicità come lui; i suoi abiti non 
erano né ricchi, né nuovi. La sera del 25 ci dette una parti- 
colare udienza, e potemmo contemplarlo a nostro bell'agio, 
giacché fece allontanare tutte le persóne che trovavan» 
si seco. Egli era assiso, allorché arrivammo, sopra una 
seggiola a braccialetti, ed aveva intorno una quarantina 
di ballerine 9 tutte uniformemente vestite da uomo; eran 



VII. 23 



178 B R N E S 

esse 9 per la massima parte , native di Gasmira o delle vi* 
cine montagne. La natura non era stata seco loroavara ; 
non si poteva non ammirare la loro grazia e la loro beltà; 
la delicatezza decoro delineamenti dolcemente armonizza* 
va con tutta la persona. Le loro vesti di seta, tinte di vivo 
colore j meravigliosamente lor si addicevano ; un arco ed 
un turcasso nelle mani facevan risaltar maggiormente ia 
vaghezza di quel vestiario • Gli occhi delle donne di Ga- 
smira son celebri nelle poesie dell^ Oriente , e quelli di 
queste donzelle, neri e brillanti, non ismentivano i pro- 
digati elogi; per disgrazia però eran deformati con una 
specie di polvere d^ oro luccicante, eoo cui li avevan cir* 
condati per mezzo d'un glutine. — » Quesffe, ci disse 
• Rendgit Sing, uno dermici reggimenti (paltani)i ma 
» esse dicono esser uno di quelli eh* io noe posso discipli- 
» n'are. — Quest^ osservazione , che ci divertì, piacque 
infinitamente a queste belle . Ne indicò due fra le altre, 
eh^egli chiamava le comandanti di quest^ esercito , alle qua- 
li aveva concesso de^ villaggi ed uno stipendio di cinque 
e dieci rupie per giorno • Poco dopo fece venire quattro 
o cinque elefanti per condurre alla loro dimora queste in- 
docili guerriere. 

Passò allora il maharadgiah ad occuparsi con noi di 
più gravi materie, e ci espose, fra le altre, tutta Tisto* 
ria delle sue relazioni col governo britannico . Esse ave- 
vano da bel principio eccitato alcuni sospetti e de' disgu- 
sti fra i serdar Seiki ; ma egli era stato sempre persuaso 
de' vantaggi di quest' unione • Sir Giovanni Maicokn fuM 
primo a mostrarsi suo amico j nel 1805 ; sir Garlo Me* 
tcalfe aveva colmato la sua felicità; sir Garlo Ochterlony 
aveva più fortemente cementata T esistente amicizia, e la 
lettera che io gli aveva trasmesso per |)arte del ministro 



VIAGGIO 179 

del re della Gran Brettagna ^ partecipava più della natura 
d^ un trattato che d^ un ordinario dispaccio , e gli era 
stata cagione d^ inesprimibile soddisfacimento. Poi, nuo- 
vamente riandò le ricchezze del Sindhi , e non celò la viva 
cupidigia che era io lui dMnsignorirseoe; e m^ indirizzò 
precise interrogazioni sopra i sentimenti del governo bri- 
tannico su questo punto. 

Bendgit Siog si compiace molto di paragonare le forze re- 
spettive delle nazioni Europee; e nelF attuai circostanza mi 
domandò se fosse più considerevol potenza la Francia o 
r Inghilterra: gli rispesi, esser grandi tutte e due ; ma sog- 
giunsi non aver egli che a considerar la nostra forza nel- 
1^ India, per ben conoscere il carattere militare della Gran 
Brettagna. — t Bene, bene, replicò egli, che pensi tu dei 
t miei ufficiali francesi ? Hai tu sentito parlare delle mie 
» guerre al di là delPIodo contro i Ghazis (musulmani 
» fanatici ) ? Io devo tutti i miei successi al valore della 
» mia nazione, quantunque essa non vada immune da pre- 
» giudizi. I miei soldati Seikt si portan sulle spalle i vive- 
» ri per otto giorni, scavan de' pozzi quando è carestia 
t d'acqua , ed ediQcano un forte se le circostanze lo esi- 
» gono; ma queste faccende non posso sperar di veder- 
t le eseguire dagl'Indiani ! Il valor della mia armata ha 
> conquistato il Gasmira. Gome credi tu che io disponga 

• degli scialli ed altri prodotti di questo paese, neir attuai 

• stato d'inceppamento del commercio? Ne pago i miei 

• ufficiali; e siccome io do ad un capo che può aver di- 
t ritto ad uno stipendio di 300 rupie degli scialli pel va- 
» lore di 500, egli trovasi così contentissimo e lo stato vi 

• guadagna. » 

Dagli scialli di Gasmira, Bendgit Sing passò alle lo- 
di del vino e de^ forti liquori, ch'egli ama stemperata- 



480 B U R N E S 

mente. Volle sapere se io aveva bevuto la provvisione 
che avevaci spedito , e come in modo d'elogio aggiun- 
se ^ cbe quel vino era mescolato con perle e con pietre 
preziose; ella è questa un* ordinaria bevanda in Oriente , 
una moda che probabilmente ha tratto la sua origine dal 
desiderio che ha il donatore di repdere il dono sempre più 
prezioso • La conversazione sopra queste materie si pro- 
trasse fino a sera molto avanzata ; quindi il maharadgiàh 
fece portare un arco ed un. turcasso magnifici ^ ed un ca- 
vallo riccamente banlato e coperto da un bello scialle, 
il collo cinto da una collana di agate 9 la testa sormonta- 
ta da una penna d'agfairone. — » Questue, mi disse 9 
UBO de' miei cavalli da sella; ti prego accettarlo. — t Fe- 
ce pure un simil dono al Leckie , e nel meotre che noi 
consideravamo questi animali, fu menato uno de' ca- 
valli da Uro coperto di broccato d^ oro e avente sul dorso 
una sella d'elefante: questo spettacolo mi strappò un invo- 
lontario sorriso ! ! — Bendgit Sing, di sua propria mano , 
ci cosparse d' olio di sandalo e d' acqua di rose , e così ter- 
minò la conferenza . Mentre noi ce n'andavamo, ci fece 
richiamare per invitarci ad andare a trovarlo l'indomani 
di buon^ora, giacché voleva che assistessimo per nostro di- 
vertimento ad una rivista della sua artiglieria a cavallo. 
All'ora indicata noi fummo presso al mabaradgiiih nel 
luogo della parata : oravi un traino di 51 pezzo d'artiglie- 
ria, ch^egli aveva fatto ragunare per T occorrenza; con- 
sisteva in pezzi da sei in bronzo, e ciascheduno era tira- 
to da sei cavalli. Era comandato da un<^ciale Seiko, che 
fece eseguire i soliti movimenti dell' artiglieria a cavallo , 
e formar linee e colonne in tutte le direzioni ; le evoluzio- 
ni non furono eseguite con rapidità, ma la precisione fu 
notabile assai, per cui nessun sinistro successe in tutta 



VIAGGIO 181 

la mattioata , tanto nel girare che nel tirare. I cavalli e gli 
armamenti erano mediocri 9 ma i cannoni sono ben fusi , 
e in bnono stato gli affusti ; i cannoni erano stati fatti a 
Lafaora e costavan mille rupie l'uno. Nel mentre che le 
truppe passavano a rassegna , il maharadgìàb cbiese che 
francamente gli dicessimo la nostra opinione sulla loro as- 
sisa. — t Ciascuno di que^ cannoni che vedete 9 ci dis- 

• se, mi costa 5,000 rupie l'anno fra gK stipendi degli 

• uffiziali e de' soldati, ed il mantenimento de' cavalli. Io 
» bo cento pezzi d' artiglieria da campagna , oltre a' mortai 
» ed aKri cannoni da fortezze : i miei uffiziali francesi mi 
t dieon che ne ho troppi ; mi è facile diminuirne il nu- 

• mero, non cosi agevole sarebbe aumentarlo, t 

Pochi momenti eran trascorsi dacché eravamo assisi con 
Ini 9 allorché ci disse : t bisogna che facciate meco colazio- 
» ne. t Noi ci saremmo ben volentieri dispensati da que« 
si' onore 9 ma non v'era mezzo dì ricusare. Furon portate 
le seggiole; si disposero de' guanciali di velluto di fronte al 
mabaradgiiih per ciascuno di noi , e fu imbandita la frugai 
mensa di questo potentato , la quale consisteva In diverse 
specie di riso con latte e zucchero ed alcuni frutti candì* 
ti; il tatto apparecchiato su delie foglie cucite insieme. 
Rendgit Sing scelse le migliori porzioni, e da se stesso ce 
le porse 5 e la convenienza obbligavaci a fargli compagnia: 
certo, il pollice e le altre dita malamente suppliscono a 
colteìlò ed alla forchetta. Finita questa colazione , Rendgit 
Sing ci domandò se volevamo accettare ancora un desina- 
re ; e nel medesimo tempo dette ordine perchè si preparas- 
se, e la sera ci fu mandato. Era appresso a poco simile 
alla coiazione, e nello stesso modo servito • 

Rendgit Sing è uomo per ogni riguardo straordinario • 
Io ho sentito dire ai suoi ulBciali francesi, che da Gostan- 



18:2 B U R N £ S 

tiaopoli airiodo non ve n'è uo altro cbe T uguagli, e tutti 
haD veduto i monarchi che reguauo in questo spazio • 

Noi restammo a Lahora fino al 16 agosto, e molte fu- 
roD le occasioni che avemmo onde vedere il maharadgiàh. 
LMstoria del suo ìnalzamento è stata scritta dal fu capitano 
Guglielmo Murray, agente politico ad Ambala; io non 
potrei aggiungervi nulla di più. — Il più onorevol lato del 
carattere di Sendgit Siog è la sua umanità • Dopo il suo 
avvenimento al potere egli non ha mai fatto punire alcun 
delinquente colla pena di morte : egli non esita pertanto a 
far mutilare uno scellerato ; ma d^ ordinario lo manda in 
esilio nelle montagne . — L^astuzia e la conciliazione, son 
l'armi principali della sua diplomazia . Non è che troppo 
probabile che la carriera di questo principe si approssimi 
al suo termine ; il suo corpo è deperito, il dorso curvato, 
le sue membra si disseccano, ed è poco verosimile ch'ei 
possa lungamente resistere alla notturna dose di spiritosi 
liquori più ardenti delPacquavite la più possente. 

Ci fu data da Bendgit Sing la nostra udienza di congedo 
il dì 16 agosto ; ma per un^indisposizione^ il mio compagno 
di viaggio non potè trovarvisi presente, e vi fui accompagna- 
to dal capitano Wade. Il maharadgiàh ci ricevè in un modo 
singolare, sotto uo portico aperto conducente al palazzo. 
Una pezza di tela bianca era stesa sotto le nostre seggiole, 
a guisa di tappeto : poche persone delia corte eran presentL 
Egli mi fece vedere , siccome io ne aveva espresso il desi- 
derio, il famoso koh t nur (monte di luce) uno de^iù grossi 
diamanti del mondo, ch^egli aveva estorto a scikh Sciu- 
dgia , ex - re di Gabul. Non si può immaginar cosa più ma- 
gnifica di questa pietra, essa è d^ un* acqua la pia pura 
ed è grossa quanto la metà d'un uovo di gallina, lì suo 
peso è di tre rupie e mezzo , e se si può fare un' estimazio- 



VIAGGIO 183 

ne di questo gioiello, sento dir che sia di tre milioni e mez- 
zo: ma questa è una troppo forte esagerazione . Il kob i 
nur è legato in un braccialetto, in mezzo ad altri due dia- 
manti della grossezza d^ un uovo di passero. 

Pareva cbe Rendgit Sing gradisse di farci veder le sue 
gioie prima della nostra partenza : quindi fu portato coi 
diamanti un grosso rubino, del peso di quattordici rupie; 
in esso sono incisi 1 nomi di molti re , fra gli altri quelli 
d^Aureng- Zeb e dWhmed sciàh. Vera pure un gros- 
so topazzo pesante undici rupie, e della dimensione 
d' una palla da bigliardo ; il maharadgiàb Taveva comprato 
per 20,000 rupie . 

Ouesto gjj^incipe dopo avermi assicurato di quanto ei fos- 
se contento che una via di communicazione fra Lahora ed 
un punto deirindo così remoto come Bombay fosse stata 
aperta, poiché dessa cementava l'amicizia sua col gover- 
no britannico, mi avvolse al collo una collana di perle, mi 
inanellò con anello di diamanti da una mano , e di smeral- 
di dairaltra; mi fece dono di altri quattro gioielli di sme- 
raldi e di perle , ed inseguito mi cinse una magniGca scia- 
bola ornata d'un bel filo egualmente di perle. Dopo di 
che , fu condotto un cavallo con una coperta di broccato 
d'oro, e d'oro eran pure adorne la briglia e la sella; un 
kelaat (veste d'onore) fatta a scialle, ed altri oggetti del- 
le manifatture di Gasmira, che tutto mi donò: ed altri 
doni del medesimo genere mi furon trasmessi pelLeckie. — 
Tre persone del nostro seguito riceveron pure de'segni 
della munificenza del principe, che la estese infino agPin* 
fimi del seguito nostro, inviando 2,000 rupie perchè lor 
fossero distribuite • 

Allora il maharadgiàh fece veder la sua lettera in ri- 
sposta a quella del ministro del re della Gran Brettagna, 



.J 



e mi pregò d^ esserne il portatore, come era stato dell^al- 
tra. Essa era chiusa io una borsa di seta: due perle peu- 
devauo alcordooeino che la chiudeva , e formava ud vrlup- 
pò lungo cinque piedi. Ne darò la verbale traduzione: 
non occorre far osservare , che con molt^ inutUt fiori di 
quel cattivo gusto che spiace ad un Europeo, vi si scor- 
gon le traccio di molto buon senso e di uno squisito crito* 
rio • — Si riderà certamente de^ titoli dei quali il mahara* 
dgiàh mi onorava. 

• Nel felice momento in cui gli olezzanti zaffiri della 
prioiavera dal giardino dell^ amicizia spiravano, e con- 
ducevano a' miei sensi il grato balsamo de^suoi fiori , la 
missiva di vostra eccellenza, missiva, di cui ogni let- 
tera è una rosa dolcemente dischiusa sul ramo de^ ri- 
guardi , ed ogni parola un frutto vermiglio suU^ albero 
della stima , mi è stata rimessa dal signor Bornes e dai 
signor Leckie, che avevano avuto V incarico di recarmi 
de^cavalli d'una sublime qualità, di singolare bellezza, di 
gigantesca forma, della statara degli elefanti, ammirabili 
ancora suiristesso suolo natio, e che mi erano stat^in- 
viati in dono da sua maestà il re della Gran Brettagna, 
con una grande ed elegante carròzza. I regali, gra- 
zie alle diligenze delle due nominate persone , sono ar- 
rivati in buonissimo stato, e mi sono stati riaiessi unitar 
mente alla lettera di vostra eccellenza, che esala lo spi' 
rito deiramicizia, da quel rosignuolo del giardino del- 
r eloquenza, augello dagli alati accenti della dolce pa- 
rola, il signor Bumes : il loro ricevimento ha Catto na- 
scere nel mio cuore nulle efletti di delizia e di piacere . 
» La notizia contenuta nella lettera di vostra eccellen- 
za , che sua graziosa maestà il re d'Inghilterra ha molto 
gradito la tenda di scialli delle manifatture di Gasmi- 



VIAGGIO 185 

ra, che ebbi Tonor di mandarle in dono, ha in me 
prodotto il più dolce contento : ma il mio cuore è tal- 
mente ripieno di sensazioni di gioia e di gratitudine per 
questi segni di benevolenza e d' attenzione da parte di 
sua maestà, chMo mi trovo neir impossibilità di dar loro 
uno sfogo con adeguate espressioni • 
t Per la grazia di Sri Àkal PurakbDgi (Dio), lo ho nelle 
mie scuderie de Vavalli di preziose e riputate razze, pro- 
venuti da diverse regioni dellMndia, del Turkestan e 
della Persia: ma niuno può sostener il confronto con 
quelli , de^ quali , coir intermedio dell*eccelleoza vostra, 
il re mi ha fatto dono; giacché quest^animali, per la loro 
bellezza, la loro statura, e le loro qualità, sorpassano 
di gran lunga i cavalli di qualunque città, di qualunque 
fiaese del mondo : considerando i loro piedi , la nuova 
luna impallidì per V invidia , e quasi diq>arve dal cielo; 
rocchio del sole, nel suo eorso per T universo, non vi* 
de mai cavalli simili. Incapace dMntesser loro le lodi che 
meritano, sono costretto lasciare ondeggiare le redi- 
ni sul collo del corsiero della descrizione , ed abbando- 
nare r impresa . 

• Vostra eccellenza ha detto essere incaricata da sua 
maestà, di manifestarmi il suo voto sincero per T eterna 
durata dell' amicizia che ha durato si lungo tempo tra 
i due stati, e che ha così potentemente contribuito alla 
felice prosperità dei k)ro respettivi sudditi . Vostra ec- 
cellenza m^ ha detto inoltre , che sua maestà spera che 
vivrò ancor lungamente in salute ed in onore per go- 
vernar e proteggere il popolo di questo paese . — lo vi 
prego d^assicurar sua maestà, che questi sentimenti cor- 
rispondono intieramente con quelli che nutro nel seno, 
tanto per quel che concerne le nostre esistenti relazio- 



VII. 



24 



ia6 BCBNES 

ni, che perciò che riguarda la felicità e prosperila della 
maestà sua e de' suoi sudditi • I fondamenti delfami- 
cizia tra i due stati , furon da prima gettati da sir C. T. 
Metcalfe, uomo dotato d^ eccellenti qualità; e dopo 
quest^ epoca , in* conseguenza del luogo soggiorno di sir 
G. T. Metcalfe neir India, Tedifizio dello scambievo- 
le affetto della buona intelligenza fu fortificato e con- 
dotto a termine dalla sua attenzione e da^ suoi sforzi . 
Allorché T onorevolissimo conte d^Amberst, viaggiando 
r India, venne ne^ monti del Simla, le cerimonie e le 
reciproche costumanze deir amicizia furon di sì precisa 
osservanza, che per tutto il paese ne corse la fama . 11 
capitano Wade, dacché occupa il suo posto a Lodiana, 
é stato sempre della massima sollecitudine, perché nulla 
fosse omesso di quel che veniva reputato poter contribui- 
re ad accrescere e ravvivare i sentimi^nti d^amistà fra 
le due potenze. L^ onorevolissimo lord Guglielmo Ben. 
tink, attuai governator generale, essendo, tempo fa, ve- 
nuto a Simla, colsi Toccasione di spedirgli in deputazio- 
ne commendabili e fedeli ufficiali , in compagnia del ca- 
pitano Wade, per presentare i miei ossequi a sua signo- 
ria, e rimetterle una lettera in cui domandavo della sua 
salute. Quegli ulBciali, dopo Fouor d'una conferenza, 
furon congedati da sua signoria , con segni di grande di- 
stinzione e d'onore. Mi raccontarono al loro ritorno le 
particolarità della gentile accoglienza , con cui erano sta- 
ti ricevuti; mi bau parlato delle qualità eminenti di sua 
signoria, siccome de' sentimenti d'amicizia e considera- 
zione espressi a favor di questo stato ; e queste circostanze 
hanno in me eccitato una soddisfacientissima impressio- 
ne. Per grazia deirOnnipossente, l'attuai governator gene- 
rale, é, siccome fu il conte d'Amberst, per tutti i riguar- 



VIAGGIO 187 

di disposto a mantener in piede fra i due paesi lo sten- 
dardo dell^ armonia e della concordia: e di pio sono in- 
clinato a credere, che per le sue eccellenti qualità, egli 
sia per essere , anche piii del suo predecessore, intento 
a questo scopo. Il signor Burnes ed il signor Leckie, dei 
quali ho più sopra Tatto menzione*, nel recarmi i doni 
di sua maestà inGnitamente mi piacquero per la loro 
grata ed amichevole conversazione. I segni d^ attenzione 
e benevoglienza , da parte del governo britannico per 
la missione di questi due ufficiali manifestati , hanno 
centuplicato per esso il mio rispetto e la mia stima; la 
quale circostanza, per tutto il paese propalata, ha cau- 
sato infinita soddisfazione e piacere negli amici tutti 
de^due stati, ed in tutti quelli che a questi desiderano il 
bene, ed un proporzionato dispetto nel cuore deMoro ne- 
mici . Spero che farete noti a sua graziosa maestà tutti 
questi particolari . 

«t Io sono convinto, che, per la grazia di Dio, la nostra 
amicizia ed il nostro reciproco attaccamento, ch^ or sono 
evidenti come la luce del sole, conserveran per sempre 
la stessa fermezza ed ogni giorno si aumenteranno sotto 
gli auspici di sua maestà . 

t Ho congedato il signor Burnes e '1 signor Leckie con 
questa lettera amichevole, in risposta a quella delF ec- 
cellenza vostra; e spero che questi ufficiali, arrivati 
che saranno felicemente al loro destino, le renderanno un 
esatto conto de^ sentimenti di considerazione e di stima 
che nutro per vostra eccellenza • 
• Neiratto di finire, son persuaso ch^ella mi farà il fa- 
vore di scrivermi per farmi consapevole della salute di 
sua maestà e di quella di vostra eccellenza . • 



188 BURNES 

Nel coDsegDarmi questo dispaccio^ il maharadgiàh m^ab- 
braccio; e pregommi di esprimere i seatimenti deli^alta 
sua considerazione al goveroator generale delP India. Mi 
accomiatai da questo principe e partii la sera stessa da La- 
hora per andar a Simla , ne^ monti Himalaya : poiché io do- 
veva render conto della mia missione a lord Guglielmo 
Bentink che allora cola trovavasi* 

Arrivammo V indomani mattina ad Amritsir , la città 
santa de^ Seiki , distante trenta miglia da Lahora. 11 paese 
intermedio j chiamato il Mandgia , è benissinn) coltivato. 
Il Nakr gran canale , che uno degr imperatori Indiani 
aveva derivato dal Ravi ^ e che conduce V acqua da una 
distanza di 80 miglia , passa per Amritsir e corre paralel- 
lo alla strada di Lahora . Egli h poco profondo, e la sua 
larghezza in alcuni punti non eccede gli otto piedi ; frat» 
tanto le piccole barche vi possop navigare . Ci trattenemmo 
un giorno ad Amritsir , per vedere le cerimonie religiose 
de' Seiki; e la nostra curiosità fu completamente soddi* 
sfatta • 

I principali personaggi della citta ci condussero, la sera, 
al tempio nazionale; è questo un beirediQzio, tutto coperto 
d'oro brunito e situato in mezzo ad un lago. Dopo d^aver 
girato all'intorno, entrammo, e presentammo la nostra 
oblazione dLlgrinth sahib (libro santo) , ch'era aperto da- 
vanti a un sacerdote; questi lo sventolava con una coda di 
vacca del Tibet, onde slontanarne ogni specie d'impurità 
ed ampliare il rispetto che gli è dovuto. Messici a sedere, 
un Seiko si alzò e s'indirizzo all'assemblea: invocò il gu- 
ru Govind Sing, e tutti congiunsero le mani; egli disse, 
che quanto i Seilu possedevan sulla terra, tutto era prove» 
niente dalla bontà del guru; e che i forestieri che trova* 
vansi presenti , i quali avean percorso lunghissima via per 



VIAGGIO 189 

presentare i dooi del re d'Inghilterra onde conrermare la 
reciproc^amicizia, comparivano oel tempio con nn^offerta 
di 250 rupie. Questa somma Tu allora situata sul grinth^ 
e r acclamazione universale , Vagrudgi ka feth ! chiuse 
il discorso. Fummo quindi coperti di scialli di Casmira, 
e prima d^ uscire pregai Foratore d* esprimere il nostro 
voto per la continuazione delP amicizia colla nazione del 
Seiki ; il che diede luogo ad una nuova acclamazione di 
Vagrudgi ka feth ! Khatsadgi ka feth / ( La religione dei 
SeikI trionfi e sia prospera 1 ) 

Dal gran tempio, fummo condotti aAV Àcali bunga (casa 
degP immortali ) , ove fu fatta altra simile oblazione • Noi 
non potemm^ ottenere di penetrare in questo luogo , giae« 
che gli Acali o Nihanghi sono una setta di stravaganti fa** 
natici, ai quali non è prudenza fidarsi: in contraccambio 
del nostro regaio, il sacerdote ci mandò dello zucchero • 
Gli Acali si cuopron la testa con un turbante di tela tur^ 
china , terminato a punta , e vi attaccano diversi pezzi di 
ferro di fornm rotonda , specie d' arme offensiva , della 
quale si servono a uso di piastrelle • Questi bacchettoni op« 
primon costantemente il loro prossimo con invettive, con 
insulti ed anche con atti di violenza, e non passa setti- 
mana, che qualcheduno a cagion di loro nel Pendgiab non 
perda la vita : ma Rendgit Sing reprime con mano ferma 
e risoluta i loro eccessi , quantunque eglino faccian parte 
del sistema di religione del quale si mostra scrupoloso os" 
servante ; egli ne ha aggregato a' suoi battaglioni qualcuno 
de* più petulanti, ed ha mandato gli altri in esilio. Dea 
Sing Madgitia , venerabil vecchio padre ^ del nostro meh- 
mandar, nostro conduttore, e Seiko colla confederazio* 
ne , si mostrò pieno di soUecitudine per la nostra sicurez* 



190 fiURNES 

za; egli ci condusse attraverso la folla raunata, teDeodo- 
ci strettamente per la mano • 

. Usciti dal gran tempio^ facemmo il giro d^Amritsir, 
ch^è una citlà più grande di Lahora, ed emporio princi« 
pale del commercio fra V India ed il Gabul : ì . negozianti 
son per la maggior parte Indiani , che tengon davanti alle 
loro porte grandi masse di sai gemma di color rosso : ciò 
reca sorpresa , e si domanda qual possa esserne V utilità : 
ma cessalo stupore quando si arriva a sapere, esser ivi si» 
tuati perchè le vacche sacre della città ^ ghiottissime di 
questa sostanza, la possan lambire. 
. Ritornando ai nostri alloggiamenti, visitammo il Ram- 
bagh , soggiorno prediletto del mafaaradgiàh quando risie- 
de ad Amritsir. Anche in questo punto rivelasi la sua pas- 
sione per le opere militari; egli ha circondato un giardino 
di piacere di una grossa diga di terra, che ora rinforza 
con un fosso. 

Percorso uno spazio di 23 miglia dopo la nostra parten- 
za da Amritsir, arrivammo sulle rive del Beyah, Tifasi 
degP istorici d^ Alessandro. Il paese è svariato per la ve- 
getazione , ma .poco fertile, essendone il suolo arenoso. 

Udì 21 tragittammo il Beyah a Dgelalabad, ove, gon- 
fiato dalle piogge j era largo' un miglio, e la sua rapidità 
oltrepassavate cinque miglia per ora; il tragitto ci trat- 
tenne per quasi due ore, e sbarcammo due miglia al di- 
sotto del punto opposto a quello donde eravamo partiti; la 
pili (grande profondità del Beyah è di 18 piedi; Le bar- 
che in uso su questo fiume non son altro che zattere con 
una prua ; esse barcullano terribilmente e son poco sicu- 
re ; ed è pertanto con queste che trasportansi da una riva 
air altra gli elefanti, i cavalli, il bestiame e P artiglieria. 

Noi non soiTrimmo alcun danno; ma un incidente so- 



VIAGGIO idi 

vraggiuoto in uno de* piccoli rami del 6ume avrebbe po- 
tuto diventar serio. Questo ramo aveva 90 piedi di lar- 
ghezza e 18 di profondità: noi ci provammo a passarlo assi- 
si sopra un elefante ; ma appena perduto il fondo co" piedi, ; 
Telefante fece un capitombolo e ci precipitò, il signor Lee- 
ckie e me, a capo innanzi nelPacqua; e nel tempo stes- 
so rivolgendosi, raggiunse la riva dond^era partito; il 
dottor Murray soltanto si tenne fermo al posto • Noi pure 
ben presto tornammo alla riva senz'altro inconveniente 
che quello dVsserci bagnati ; ma non ci provammo più a 
fare il tragitto sopra un elefante e preferimmo piuttosto 
una pelle di bufalo gonfiata con sopra una intelaiatura . 

Noi facemmo alto a Kappertalla, a 10 miglia dal Beyah, 
luogo appartenente a Feth Sing Aluuala , uno de^ capi Se^ 
ki, che si trovò quivi nel 1805 coir esercito di lord Lake 
allorché questi campeggiava nel Pendgiab. Egli è un uomo 
ancor giovane; ci ricevè con riguardo e benevolenza, ed 
al nostro approssimarci ci mandò incontro i suoi due fi- 
gli : la sera venne a farci visita, e Tindomani a sera quai^ 
do noi gliela rendemmo ci dette una gran festa nel padi- 
glione del suo giardino che era illuminato; furon fatti sva- 
riatissimi fuochi d'artifizio che godemmo benissimo di so- 
pra un terrazzo . Feth Sing è il personaggio , che sir Gio- 
vanni Maicolm , nel suo Quadro de^ Seiki , descrive come 
dedito a bere il bicchierino ; gli anni non hanno cambiato 
il suo gusto pei liquori. Appena fummo seduti, egli fece 
portar la sua bottiglia, ne usò senza riserva, ed insistè 
perchè noi pure bevessimo ; ma un tal liquore era trop- 
po forte per un Inglese : egli però ci assicurava , che qu2^ 
lunque fosse la quantità che bever ne potessimo, non ne 
saremmo in alcun modo alterati . Vuotammo finalmente 
un bicchierino alla salute dd serdar e della sua famìglia • ! 



Eravamo al momento di ritirarci , quaDd^egli ci offrì dei 
regali che fu impossibile di ricusare: egli mi dette un 
monile di perle ed altre gioie ^ con una sciabola , un ca- 
vallo e diversi scialli . Feth Sing non è uomo di molta 
coltura e galanteria , ma il suo portamento è marziale : 
le sue rendite annuali ascendon presso a poco a quattro 
ìae di rupie; egli li spende interamente, avendo gran 
passione per Parte edificatoria. Indipendentemente dai 
lavori eh' esegui vansMn due de^ suoi giardini, egli fabbri- 
cava una casa sullo stile inglese ; ma da uomo di buon 
senso, aggiugneavi una quantità d'appartamenti sotterranei 
per la stagione del caldo. Nel dirgli addio, ci pregb d'es- 
sere presso sir Gio?anni Malcolm, suo vecchio amico, gli 
-interpreti de' sentimenti della sincera sua considerazione . 

Percorremmo in tre giornate la distanza che separa Ka- 
pertalla da Falaur , la quale è di 36 miglia ; passammo per 
Dgiallinder e perDgemscira. La prima di queste città è 
grande, e anticamente fu abitata dagli Afghani: essa è 
circondata da un muro di mattoni , ed il selciato delle stra- 
de è della stessa materia. Dgiallinder dà il suo nome al 
Duab compreso tra il Beyah ed il Setledge , mentrecbi gli 
«Itri Duab sono designati sotto denominazioni composte , 
the formansi per la contrazione del nome de' due 6umi; 
COSI 9 fra il Tscenab ed il Dgialem o Behat , ablriamo il 
Tscenat; fra ilRavi e il Tscenab, il Bitscena; e tra il 
Beyah ed il Bavi, il Bani. Da Dgiallinder alle rive del 
Setledge, il paese è molto coltivato e popolatissimo . Tutti 
i villaggi sono circondati da mura di terra , e molti haDDO 
inoltre anche un fosso; ciocché annunzia lo stato di disor- 
dine in cui questa contrada fu anticamente abbandonata • Le 
ease son costruite di legno , con tetti piani e ricoperti di ter- 
ra, il che dà ad esse l'apparenza di meschine capanne* 



VIAGGIO 195 

Falaurè sulSelIedge^ ed è la città di frontiera delma- 
baradglàh de' Seiki • Ivi lasciammo la scorta , die fin da 
Multan aveaci accompagnato: distribuimmo de^ vestimeli* 
ti tra gii ufficiali, ed una somma di l^OOO rupie fra i 
soldati, e tutti furon contenti, il maliaradgiàb seguitò 
Uno all^ ultimo momento a mostrarsi magnifico, e prima 
elle avessimo passato il Setledge non ci aveva mandato 
meno di 24,000 rupie in moneta, aetibeoe avessimo ricasa- 
to di ricevere la somma di 100 rupie, eh' era stata fissata 
per nostra giornaliera retribuzione daccbè eravamo arri- 
vati a Labora • 

Prima d^ abbandonar definitivamente il Peodgiab , devo 
ricordare alcuni particolari relativi alle sue antichità, atti 
a risvegliare una certa sollecitudine « Par certo, che Ales^ 
Sandro Magno visitasse Labora^ anch'oggi, vedonsi al 
sud-est di questa capitale gli avanzi d' una citlà che cor- 
risponde a Sin^/a , e the ha un lago nelle sue vicinanze. 
Il lope di Manikiala, primieramente descritto dair Elphin- 
stone , eppoi esaminato dal Ventura, ha eccitato un gran- 
d'interesse neir Oriente « 11 Court el' Allard pensarono, che 
questi avanzi risajiisaero ad un'epoca più antica di quella 
della spedizione d' Alessandro , perchè le medaglie cbe vi 
sono state trovate offrono una figura molto simile al tri- 
dente di Nettuno , che scorgesi sulle pietre de' monumenti 
diPersepoli. Durante il mio viaggio nel Peodgiab, non son 
riuscito a procurarmi una medaglia d'Alessandro, né alcu- 
n' altra, tranne una moneta battriana,da me descrìtta : 
né furono di me più felici gli ufficiali francesi, malgrado 
la toro posizione e '1 lungo loro soggiorno nel paese • Posso 
suir onore assicurare resistenza di due altri edifizi simili 
al iope di Manikiala, e recentemente scoperti nelle mon- 
tagne air ovest dell' Indo 9 nella regione abitata dagli £u- 



VII. 2o 



194 BURNE8 

zufzi; la loro apertura potrà sparger qualche luce sul. 
i' ioteressante soggetto delle anticbità del Peadgiab.Gli abi- 
tanti di questa cootrada consideravauo Scialcote, città si- 
tuata ad uoa quarautioa di miglia al nord di Lahora, come 
la più antica. Dicesi che ne sia fatta menzione nel Sekan- 
der nameh , opera persiana • 

Il di 26 agosto , a mezzo giorno , partimmo da Falaur 
per Lodiana, e traversammo il Setledge ^ che altro non è 
che VHestutrm degli antichi; chiamasi ancora Scittudar 
( i cento fiumi ), a cagion del gran numero di canali , Ira i 
quali si divide. Nel punto io cui lo tragittammo non ec- 
cede 2,1 00 piedi in larghezza , quantunque fosse ingros- 
sato due giorni prima del nostro arrivo. La maggiore pro- 
fondità olfertaci dallo scandaglio fu di 18 piedi ; la me- 
dia, di 12 soltanto; è meno rapido del Beyah, e le sue 
acque sono più fresche di quelle degli altri fiumi del Pen- 
dgiab , per motivo probabilmente della considerevoi lun- 
ghezza del suo corso, di cui gran parte attraversa nevose 
montagne. Il letto del Setledge varia spesso, e le sue acque 
or invadano da una riva ed or' dalPaltra • Il paese che lo 
separa dair accampamento inglese a Lodiana,*è solcato da 
nallas o burroni ; e quello che passa presso al campo , 
formava clnquant'anni fa il letto del Setledge. Dopo il mese 
di novembre questo fiume è generalmente guadabile: Tar- 
mata di lord Lake lo traversò nel 1805 , a due miglia so- 
pra Lodiana ; ma i guadi si cambiano, ed i barcaiuoli esa- 
minane ogni anno i siti opportuni prima che i viaggiatori 
tentino il tragitto , giacché vi sono molte arene mobili . 
Quando il Beyah s^è riunito al Setledge, e che le loro 
acque , siccome precedentemente ho detto , han preso il 
nome di Gorra, queste allora non sono più guadabili. I bat- 
telli dei Setledge son della medesima forma di quelli del 



VIAGGIO i95 

Beyah ; sul passo di Falaur^ ve ne son diciassette. Il paese 
fra il Setledge e Lodiana è bassissimo ; ho osservato esser 
questa una caratteristica della riva sioistra di questo fiu- 
me fino alle montagne • Parrebbe che in questo spazio 
il terreno dovess** essere d'alluvione, ma egli è invece sab- 
bioso. 

A Lodiana incontrammo due personaggi che hanno e- 
sercitato certa influenza nel mondo Orientale , e che og 
gìdi son pensionarì del governo britannico; uno è Séiàb 
Zeman, ex -re di Gabul, P altro è Sciàh Sciudgta ùl 
Mulk . Il ceremoniale della nostra presentazione a Scikh 
Sciudgia fu presso a poco simile a quello eh' è stato de- 
scritto dalFElphinstone nella sua Relazione del Cabul^ 
giacché neir esilio stesso, il decaduto monarca conserva 
r etichetta della regal dignità . Gli ufficiali della sua corte 
seguitano a portare i soliti bizzarri berretti , e ad un se- 
gnale dato in lingua turca (gfAa^^ctan, uscite), le guar- 
die van via nelPatto battendo forte il tacco degli stivali . 
La persona dello Scikh è stata tanto fedelmente descritta , 
che ben poche cose su tal soggetto mi restano a dire. Egli 
conserva nella sventura la stessa dignità , li stessi avve- 
nenti modi come quando era sul trono. Quando noi lo 
vedemmo era seduto sur una seggiola a braccialetti al rez- 
zo degli alberi nel suo giardino ; noi restammo in piedi: è 
divenuto alquanto corpulento , e qualche cosa di melan- 
conico traspare nella sua flsonomia: parlò molto e con gran- 
de affabilità , e ci diresse un^ infinità di domande sul Sin- 
dhi e sui paesi bagnati dairindo: ci disse d^aver rimpro- 
verato gli emiri de^ loro sospetti e diffidenze sulle nostre 
intenzioni circa al viaggio di Lahora . » Se ancora posse- 
» dessi il mio regno , diss^ egli , quanto piacere avrei nel 
» veder un Inglese a Gabul , e ad aprire una via fra Plndia 



1^ nvHhBS 

• e P Europa l • ~ Quindi lo Stìkh scese a parlare dai 
suoi propri affari, ed espresse la speranza di poter beo pre- 
sto ricuperare il trono, che gii era stato rapito. la risposta 
ad una delle sue domande , . io, gii feci sapere cbe motti 
nel Sindhi facevaa Foti per lui . • Ah ! esclami) egli , Ul 
» razza di gente non è nulla di meglio degli stessi nemi- 
» ci; a chiacclìiere manifesta estremo affetto, estrema 

• fedeltà; ma in fatto non pre^ alcun servigio. Queste 

• genti dimenticano , che io ^n loro creditore di due crore 
» di rupie d^ arretrato tributo • , • 

Seìàb Sciudgia era semplicemente vestito d^ una tonaca 
di color di rosa^ coperto il capo con un berretto di vel- 
luto ^rde, a guisa di corona e tempestato d^ alcuni sme- 
raldi. Trovandosi alla presenza d' un personaggio di que- 
sto genere, ^i è oaturalmente portati a far delle riflessioni 
sulle vicende dell^ vita umana : per quanto mi è dato sape- 
re^ non credo lo Sciàh 4otato 4j sufficient' energia per po- 
tersi rimettere wl tropo di Gabu); se ancbe lo riconqui- 
stasse, egli maocadi quel tatto necessario per adempiere 
i doveri d^ una posiziona tanto dilQcUe. 

Sciàh Zeman, fratello di Sciàb Sciudgia, è un oggetto 
di grande compassione per la sua età, pel suo aspetto , 
per la aua cecitkf. Nel visitarlo , lo trovammo seduto in 
una sala, e4'^a seco una sola, persooa, la quale gli an- 
ouoziò il nostro arrivo ; lo Sciàh alzò gli occhi in aria e ci 
di^se che noi eravamo i beo venuti. Egli è completamente 
qieco e non distingue la luce dalle tenebre . Parlò molto 
come suo fratello , e si lameiitò 4i non poter passare il re* 
Hq deiapioi glprm m patna, ove il.cald^ €Mr,a meno gravo- 
so» — SciàbZemanè dÀreouto estremameote devoto^ e 
passa la maggior parte del suo tempo ad ascoltar Ja lettura 
del Corano e de' suoi commentari : questo pover' uomo è 



VIAGGIO i97 

felice di poter attinger consolazioni da una sorgente qua- 
lunque. Neir accommiatarci da lui, mi pregò di fargli una 
altra visita prima di partir da Lodiana ; ei diceva essergli 
mollo grato trovarsi con uno straniero . I suoi voti furo- 
no esauditi; io vi andai solo. 

Aveva congetturato , cbe V età sua e le sue infermità lo 
avessero resoindilTerente a tutte le cose d'interesse politico; 
ma egli mi chiese , nel modo il più compassionevole, se po- 
tessi intercedere presso il governator generale la revoca 
deir esilio di suo fratello. Lo assicurai della simpatia del 
nostro goverqo, e gli dissi , che suo fratello doveva gettar 
gli occhi sul Sindbi e sulle altre provincie dell' impero du* 
rano^ onde ottenerne soccorso; ma lo Sciàh scosse la testa 
dicendo esser questa impresa disperata . Dopo qualche mo- 
mento di silenzio, mi pregò di guardare i suoi occhi , che 
erano affetti danna inflammazione, la quale, dacché suo 
fk*atelIo lo ha fatto accecare per mezzo d' una lancetta^ con- 
tinuamente lo affligge : a misura ch^egli si è avanzato in età 
r organo sembra aver subito un gran cambiamento, e la 
pupilla è quasi del tutto scomparsa . Egli è impossibile di 
contemplar Zeman Sciàh senza sentire la più sincera com- 
passione ; ed è difficile credere, essendo in sua presenza , di 
aver dinanzi il monarcati cui nome sul finire dell' ultimo 
secolo scosse l'Asia Gentriale, e sparse la tema, anzi il ter. 
rore ne' nostri possessi dell'India. Infermo, cieco ed esule , 
ora egli vive della beneficenza del governo britannico. 

Dopo aver passati piacevolmente ottp giorni a Lodia- 
na 9 ove nuovamente ci trovammo co' nostri compatriotti, 
noi continuammo il nostro viaggio alla volta di Simla nei 
monti Himalaya; ne eravamo ancor lontani circa 100 
miglia • In pochi giorni vi pervenimmo , e contemplammo 
quadri di sublime e naturale bellezza, che ci fecer di* 



198 BUHNBS 

menticare la corte brillante che poco prima avevamo ve- 
duto. 

Qui deve aver termine la mia narrazione. Avemmo 
l'onore d'incontrare a Simla lord Guglielmo Bentinck, 
gx) vernator generale delP India : ci manifestò la sua soddi- 
sfazione pel risultato della nostra missione , e per le no- 
stre premure operate ad intavolar negoziati tendenti ad 
aprire la navigazione delPIndo al commercio della Gran 
Brettagna ; misura d' illuminata politica , per riguardo al 
commercio ed all'interesse generale dello stato. 

I miei lavori per illustrare la geografia delPIndo, e per 
far conoscere Io stato dei principi e de^ popoli che abitan 
le sue rive 9 furon ricompensati col seguente certificato. 

Delhi , 6 decembre 1831.' 

Dipartimento politico 
Al luogotenente Alessandro Burnes , ecc. ecc. ecc. 

» Signore ! 

» Sono incaricato dal governatore generale d' accusarvi 
ricevuta di molte vostre lettere unitamente ad una Memo- 
ria suirindo ed una relazione del vostro viaggio a Lahora. 

• La prima copia della vostra carta delP Indo è ugual- 
mente pervenuta a sua signoria ; il che rende compiati i 
ragguagli raccolti durante la vostra legazione a Lahora, 
impresa per condurre i doni del defunto re d'Inghilterra 
maharadgiidi Rendgit Sing. 

• Il governator generale, avendo esamibato ed attenta- 
mente considerato tutti questi documenti, mi da taicom- 
benza d^ esprimervi, ch'egli altamente approva il modo 



VIAGGIO 199 

eoo cui vi siele disimpegnato dell^ importante missione che 
v'era stata affidata ^ e eh' egli è intieramente soddisfatto 
degli estesi e completi particolari che avete su tutt' i punti 
fornito, e sui quali il governo desiderava schiarimenti. 

• Le vostre relazioni coi capi del Sindhi e coi serdar 
ed altri personaggi, coi quali siete stato in contatto nel 
vostro viaggio risalendo ì* Indo , sembrano al governator 
generale essere stati condotti con estrema sagacità e pru- 
denza; dimodoché voi avete lasciato una favorevole im- 
pressione in tutte le classi ed avete impresso un felice an- 
damento a tutti gli oggetti, tanto immediatamente collegati 
colla vostra missione, che dependenti dair avvenire: in- 
fatti, mentre i vostri rapporti verso gli abitanti eran cal- 
colati per trarne complete notizie relativamente alle loro 
speranze ed a^lor voti , voi avete con ogni maniera di sa- 
gacità evitato d' assumere alcun carattere politico che po- 
tesse aver tendenza ad incoraggiare una vana e strava- 
gante fiducia , o lasciarvi cogliere in alcuno degP intrighi 
che si ordiscono • L' insieme della vostra condotta e della 
vostra corrispondenza coi capi del paese che nel vostro 
viaggio avete traversato, ha ottenuto P approvazione intie- 
ra e senza riserva del governatore generale • 

• Crede inoltre sua signoria , che voi meritiate degli 
elogi tanto per T estensione delle notizie sulla geografia e 
sopra altri soggetti istruttivi , che nel vostro viaggio avete 
raccdte, quanto per la circospezione che avete usato onde 
procurarveli , non meno che per la forma chiara e completa 
sotto la quale ne avete presentato le risultanze alla lettura 
ed air esame . La carta che avete composto è un^ utilissi- 
ma ed importantissima aggiunta alla geografia delFIndia, 
e vi assegnerà certamente un grado elevato pe^ vostri la- 
vori in questa parte della scienza . 



1 II risultameoto del vostro viaggio, contenuto De*rap- 
portì , nelle memorie e nelle carte di cai si tratta, sarà 
senia dilazione portato a notizia delle autorità in Inghil- 
terra, poiché voi sapete che la spedizione fe stata Intra- 
presa dietro i loro ordini. Non dablta sua signoria, ch'el- 
leno non sicno per trovarsi di unanime intelligenza per lo- 
dare )o zelo, la diligenia e la perspicacia che avete spregato 
in adempimento di tal missione , e che non esprimano la 
loro soddisfazione pel modo con cui le loro intenzioni sono 
state eseguite ; giacché gli oggetti che avevano in vista , in- 
viandovi aLahora, han completamente e pienamente sor- 
tito esilo felice. * 

• HoPoooredi dìchiararib), ecc. — 

• 5«(fna(o : H. T. I'rinsep 
■ Segretario del Govemalor Generale . 




k pniMA PARTK 



NOTA 



La MsBioria polamografiea intonto all'Indo, o la descrizione di quel 
fiume celebre , che nella pdUion originale inglese di quest'opera segue la 
Btlatione di un Viaggio ^^alh fwe dfll'lrvlo a Jjihora, noi, per non Inter- 
rompere il raccoDIo Jellc ptre^rinaiiotii del Burnea , credemmo lient di 
traslocarla in fondo di questi suol scritti, imitando in ciù anche il coni- 
glio tenuto dall' editor parigino della traduzione Trancese di iiuest' opera . 



*'^a¥ìMA*i^ 



INDICE 



DELLA PRIMA PARTE 



X3re\i cenni sulla vita e le opere di Alessandro Burnes. Pag. 9 

Dedica • 29 

Prefazione dell* Autore » 31 

Capitolo Primo — Piaggio da Bombay a Tatta » 35 

Motivo del viaggio — ^^otizie suli* Indo desiderale — 
L' Autore eletto capo dell' ainba»ceria spedita a Lahora — 
Partenza da un porlo del Cotch — Arrivo nell' Indo — 
Fenomeni — Teatro delle gesta d' Alessandro Magno — 
Maree — Esattezza della narrazione di Quinto Curzio ^ 
Siamo obbligati d' abbandonare il Sindhi ^ Corrispon- 
denza colle Autorità — Rientriamo nell' Indo — La carestìa 
ci costringe ad uscirne — Ritorno per la terza voltai — 
Sbarco nel Sindhi — Negoziati — Arrivo a Tatta . 

Capitolo Secondo — ^^^ggio da Tatta ad Haiderahad . . » 61 
Descnzione di Tatta — Hingladgi , pellegrinaggio celebre 



INDICE a05 

— Ritorno alla costa marittima — Viaggio di Alessandro 
Magno — Il palla , pesce — Arrivo ad Haìderabad — Ac- 
coglienza degli Emiri e loro corte — Udienza di congedo — 
Vicinanze di Haiderabad . 

Capitolo Tebzo F'iaggio da Haiderabad a Bakkar . . pag. 79 

Partenza da Haiderabad — Canzone de' harcaruoli Sindhia- 

nì — Sihuan Motivi per creder questo esser il territorio 

de' Sindomani — Antichità del castello — Luogo. di Pelle- 
grinaggio — L* Indo — Arrivo a Rhirpiir — Udienza dal 
Principe — Carattere de* sovrani del Sindhi — Bakkar — 
Alor — Egli è probabilmente il regno dei Musicani . 

Capitolo Quarto — Paese di Bhaiial Khan » 105 

Partenza da Bakkar — Curiosità della popolazione — Ar- 
rivo a' confini del Sindhi — Buona condotta della «scorta — 
Ingresso nel territorio di Bhaual khan — Si abbandona 
r Indo a Mittan — Effetto di questo fiume sul clima — 
Navigazione sul Tscenab — Incidente a Utcli — Conferen- 
za con Bhaual khan e negozianti di Bhaual — Storia d'Ut- 
ch — Moqtagne — Si passa davanti al Setledge. — Partico- 
larità de* due fiumi — Ingresso nel paese diRendgit Sing 
— Onorevol' accoglienza . 

Capitolo Quinto — Viaggio nel paese de* Seiki 129 

Sciudgia Abad — Multan , probabilmente la capitale dei 
Malli ^ Clima — Palme — Il perù , arbusto — Alessan- 
dro Magno — Ingresso nel Ravi — Visitiamo il Dgialem — 
Sua confluenza col Tscenab — Probabile identità d* una 
tribù moderna con i Chataei Rovine di Sciorkot — Cal- 
do — Rovine di Harappa — Caccia alla tigre — Coraggio 
de* Seiki — Lettere di Lahora — Donne Seike . 

Capitolo Sesto — Lahora » 165 

Ingresso in Lahora — Presentazione a Rendgit Sing — I 
doni del re d* Inghilterra gli sono rimessi — Sala d' u- 
dienza — Rivista delle truppe — Conversazione di Ren- 
dgit Sing — Singolari amazzoni — UHiciali Francesi — 
Città di Lahora — Tomba diDgihanGhir — Rivista del- 
l'artiglieria a cavallo — Carattere di Rendgit Sing — 



904 INDICE 

Udienza di congedo — Doni del Maharadgiàh — Sua let- 
tera al re della gran Brettagna — Partenza da Lahora 

Ainritsir — Arrivo sulle rive del Beyali -«> Festa data da 
un capo Seiko — Arrivo sulle sponde del Setledge Le 
antichità del Pendgiab — Lodiana — Gli ex - re del Ca- 
bui — Viaggio ai monti Himalaya — Abboccamento col 
Governator Generale — Te»limonianza di soddisfazione io 
favor dell* Autore . 



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